23.02.03
Ci sono troppi tamburi, troppe sirene e trombe. Tanti da confondere quali sono i segnali importanti. Siamo immersi nel rumore inutile che l'uomo produce, cercando di convincere altri uomini a scegliere. Questo rumore copre i segnali reali, naturali, fisiologici che accompagnano il mondo e i suoi esseri viventi da sempre. Provate a chiudere gli occhi e a tapparvi le orecchie, ascoltate il silenzio... Sentirete l'allarme. (Radiofiera)
Allarme
comando o segnale qualsiasi, come suono di tamburi, di trombe, di sirene, con cui si chiamano e incitano i soldati a impugnare le armi o i civili a mettersi in posizione o stato di difesa. (dal dizionario Devoto-Oli)
22.02.03
com.1
E'un oggetto di KULtOStanchi di vivere con gli occhi aperti, costretti a vedere cose che non vorremmo. Mai domi, incazzati dentro e fuori con quella voglia di vomitare piano in faccia al mondo parte della nausea che ci molesta. Siamo noi. Ma noi chi? senza identità che potrebbe andarci in crisi, mescolarci sì che potremmo in un unico conato senza capo né coda, senza capi né codardi. Un'espressione unica di disgusto con la lingua tra i denti, ma un po' fuori a spernacchiare chiunque. Volgari in quest'inquietudine di non porre limiti che non siano nostri; irriverenti perché non ci si piegano le ginocchia; vigliacchi perché non urliamo in ascensore; rutilanti tra le parole che non c'appartegono e le inseguiamo inciampando sugli accenti. Un'idea confusa di scripta manent che ci diverta un po' lungo quanto un fiume: a tagliare l'Italia, a unire la differenza geografica e a dividere la diffidenza in buona e cattiva a seconda della sorte e del primo estratto. Conigli dal cilindro che ci escono di notte e imprimiamo su carta, indignati, sì certo, ma divertiti e un po', un altro po', ubriachi. Di noia e malinconia e, perché no?, di whisky annacquato da lacrime trattenute a lungo. Vorremmo essere, e, forse, già siamo.


