22.09.03
Non ne ho voglia. D’ipocrisie correnti, di letti sfatti, di recite quotidiane, d’amori e dissapori, di sorrisi gentili, d’occhi dolci, di sogni a occhi aperti, di progetti inutili, di sesso gratuito, d’autunni incipienti, di notti vuote, d’allegorie di felicità. Adagio le labbra su di un collo di bottiglia, come fosse l’ultima donna che ho avuto. Succhio l’alcool avidamente, con la fretta di chi non ha nessuna voglia d’incontrarsi ora. Percorro a lunghi passi la strada da qui all’incoscienza per sublimare l’ignoto che mi porto dentro. Puttana è la vita, che se non ho da spendere per lei, mi lascia immobile sul marciapiede e se ne va così, via da me. Puttana è quell’amore che pensavo, che ho pensato, che forse penso. Puttana è quest’idea di smettere di mendicare ogni corpo che m’accende. Assurda ipotesi di un ritorno di tutto lo sperma versato dentro di lei per un dispetto postumo. Per questo parto raggiante per andare in culo alla vita. Adesso sì che sorrido. Amaro.
16.09.03
Chiudo gli occhi di fronte al sole che già dentro mi brucia negli angoli. È oscillare nel vuoto, nello spazio e nel tempo questa strana voglia di nulla. Immobile dietro a ogni mio pensiero m’aggredisco l’anima a calci e sputo su tutto ciò che mi è sembrato vero. Ho cose andate di cui pentirmi e gesti da sopportare. Ho solo acredine intorno ai miei passi, falsi dèi persi a sgomitare per tirare a campare. Triste epilogo anche solo di un giorno. O di etili passati a scaldare la notte, a spegnere il fuoco d’ogni sigaretta e d’ogni illusione. Parole fuori di me in cerca di significato vagano cercando di comparire ancora, ma le ho uccise da tempo e non ne ricordo il sapore. Riapro gli occhi e guardo il sole col desiderio di bruciare ogni immagine che ho vissuto. Resta quell’odore di pelle ad ansimare su di me. E non so che farmene.
3.09.03
Se riempio la mia vita di puttane da poco è per liberare un’ossessione. Fingere che l’amore non esiste è salvarsi l’anima per regalarla al diavolo. Adagio la violenza d’ogni carezza su corpi nudi allo sbando. Scalcio i ricordi che non ne voglio più. Adoro questo nulla. Tanto da volerlo possedere. Non sento ragioni di quando stavo più vicino alla verità. Improvviso un sentimento e me lo ricaccio in gola. Non voglio fotografie nel cervello. Mi nego un’evidenza per restare prigioniero di un vuoto. E non esisto più, per nessun sorriso al mondo.


