26.11.03
Tutto questo fumo che mi sale attorno, boccata dopo boccata. E niente da pensare. Niente che non sappia di malinconie bastarde. Di notti in fuga da un’intimità lasciata lì a soffrire d’assenza. E nessuna voglia di tornare. Nessuna voglia di nessuno. E tra le gambe un desiderio intenso. Esco di fretta da ogni possibile nostalgia e m’aggrappo allo stomaco e a un sapore acre. Fottuto da uno sguardo ossessionato, da una parola morta in gola. Da troppo alcool in vena. Aspiro a bugie grandi che m’illudano da distante. Con intorno solo fantasmi di un errore ricorrente. A ridere di me. A vomitare in un angolo. A scopare con gli occhi chiusi una donna perduta. Per scendere in strada strisciandomi appresso un gesto volgare, non ho bisogno di sorridere. Nemmeno di piangere sulla saliva versata, su tutta la pelle che ha. Mi mordo le labbra sino sanguinare su quel sapore acre che masturba una possibilità. Di non essere qui, per sempre. Da mai. Così e inutilmente in qualche altro adesso.
24.11.03
ho battiti di cuore come fosse un drumming lontano. da me e dal tempo. non c’è più sangue da pompare in giro per i sentimenti. bruciati da un attimo. da un insieme di notti passate e ancora lì, da tornare. giro in giro tra baci sperduti, in ricordi smadonnati dall’innocenza. di quand’ero io, ancora. a fischiettare silenzi. a perdere ogni coscienza rara di un’azione vile. alla ricerca di aggettivi brevi e concordi. a descrivere il panorama del niente che ottengo. con lo sguardo puntato altrove e sollevato da terra e pretendendo un sorriso. un agguato a ogni pezzo di vita lasciato in una stazione densa di solitudini. m’immobilizzo i sensi. che non ha più un senso questo girarci attorno nell’attesa. lancio forte un urlo giù per il buio. un’eco insoddisfatta di accadimenti mi rimbalza addosso e mi sposta da qui. non ne ho voglia. di labbra umide e sospiri incerti. d’amori possibili e illusi. da me, infine. a battere un tempo, sincopato dal vuoto che tengo fra le mani.
16.11.03
ho lampade accese nel cervello su domande inespresse messe a nudo da un’intenzione. accidenti a me e a quest’insofferenza sostenibile solo scendendo a patti. col diavolo o chiunque, poco importa in giorni qualsiasi. nutro sentimenti sotto spirito e buoni propositi del cazzo. sorseggio e non dimentico, da boccali velenosi, quello che sono stato. m’immagino qui, adesso. anche se essere presenti a se stessi è uno sforzo umano. troppe distorsioni m’anticipano qualsiasi emozione possibile, lasciata lì a bussare da dentro agli occhi. e m’immagino accanto a un sorriso strappato a morsi dalla vita. e vorrei tremare sfiorando pelle liscia profumata di spezie, su cui incidere ora e tempo di un momento rubato a chissàchi. colpevole di morte certa, resto qui a sanguinare. per ora.
14.11.03
Scazzo, tra un dolore fendente e qualche idea di come sopravvivere. Non c’è fantasia in quest’esistere a stento, solo ammiccamenti. Tra una boccata d’aria fredda e una di sigaretta s’insinua ben più di un’idea. Di come farla franca, di come arginare un sentimento. Di come toccare ogni punto g del mistero che nasce tra le gambe d’ogni donna. Di come rivivere, poi, dopo ogni amore andato a male. Di come scappare via ogni volta che sorge il sole. Di come rimanere accanto a un’illusione. Scazzo, d’istinto animale. Di parole messe insieme per gioco quando non hai nulla da fare. Quando sei braccato da troppi sorrisi intorno e sai solo urlare. Quando a salvarti non è certo l’anima, ma due dita in un posto umido di piacere. Quando conti i passi in un qualsiasi corridoio e non finiscono mai in un’ipotesi plausibile. Almeno splendesse il sole, di notte.
13.11.03
Pioggia davvero. Da correrci sotto nudo fino all’anima. Bestemmie trattenute dal freddo intenso e da un pudore inatteso. Troppi segreti ancora da scoprire, per poter vivere davvero. Ho un “chissà se mi pensi?” legato al dito. Con un nodo che fatico a sciogliere. E gocce d’acqua che scendono lungo le guance fino a riempire pozzanghere di sangue. Stringo forte le mani, a pugno, che non mi possa scappare niente di questa menzogna e di quest’istante. Rilascio bolle d’aria per riempirle la bocca, di fumo acre dalla disperazione, di saliva umida dal desiderio. L’immobilità m’accompagna mentre giro in tondo su me stesso e sul suo odore. Di lei, accovacciata lontano. Di lei, disperata di vita. Di lei, assurda menzione. Di lei, naufragata in un gesto ancora da venire.
11.11.03
Questo giro di basso m’incute timore. Metabolizza distanze infinite tra l’essere e il non. Trascino quest’assurdo dentro me, preludio di una fuga. Ogni vertebra trema all’insinuarsi di un desiderio. Irreprimibile. Già so. Solo visioni d’altri tempi m’illudono di vivere giusto il tempo di prendere a calci ogni nuvola di passaggio. Voglio stringere forte un’idea, un’ossessione. Voglio andarmene da ogni illusione perduta strada facendo. Che ci faccio con questo traffico di ricordi che mi stringe allo stomaco? M’invento un amore che sorrida. Mento all’infinito succhiandole dal petto ogni goccia di sudore. le schiaccio il cuore fino a vincerle il respiro. M’abbandono a questo sbando e cammino più in là, agli angoli di un’esistenza. Chiudo forte gli occhi per uccidere un mondo a colori. Senza rimorsi. Senza rimpianti. Senza di me.
10.11.03
Bianco o nero? Gioco perverso d’innocenza perduta altrove. tredici flashback di luce abbagliante m’aprono l’anima in due. raccatto istanti da mettere in sequenza rapida di pensieri e parole pronunciate mai più. Fermo, resto lì per un attimo a cuore aperto. Bianco o nero? Mi stordisce una domanda mentre m’aggrappo forte a un seno già nudo di cui ricordo a malapena il sapore. Ma riapro gli occhi subito e inchiodo le palpebre al soffitto per non chiuderli più. Che del ricordo ho smarrito l’essenza, che il presente è morto adesso. Nell’istante esatto di una necessità. Bianco o nero? M’afferro la testa fra le mani e stringo forte, fino a spremere ogni traccia che conduca in un dove in cui forse c’è ogni risposta a quella domanda.
6.11.03
Freddo e disgusto m’impastano la saliva. Sputo in terra quel pezzo d’anima che mi resta e rimango lì a guardare. Ci vorrebbe un accanto. Non c’è. Volto le spalle al nulla e m’avvio imprecando un silenzio. Ho mani frementi di giochi fatui su pelle liscia e morbida. Ho fame di labbra agganciate da un morso e gocce di sudore negli occhi. Vedermi sanguinare sarebbe segno di redenzione, forse? Ho idee di un entusiasmo già spento, almeno fino a quando non ci sarà un volto pallido, a implorare d’amore. E io non ci sarò. Deluso come sono da ogni istante che si sussegue, parabola del fango che mi disegna le scarpe. L’uccido adesso, il pensiero positivo. Di puttane allo sbando. D’incoscienza provata. D’ogni strada smarrita. Di sesso d’emergenza buttato lì a caso.


