30.12.03
Brucia. La notte di sempre. Come ferita aperta da dentro. E sangue di rosso lucido che riscalda la pelle e scivola. Poche notizie dall’interno. Solo didascalie prive di immagini e furore. D’ogni santo in svendita. D’ogni possibilità delusa. D’ogni istanza. D’ogni dove. Domande rincorse da maledizioni e mani sporche d’ansia. Fine dei giochi, inizio dell’intensità . No anime, no corpi. Idee d’essere e volere aldisopra d’ogni sospetto. Esserci da sempre, dentro quel pugno di mosche che credo d’avere. E poi andare, da quando in qua. M’aspetto strade illuminate verso ogni luogo comune. Dove mi posso fermare. Un attimo. A guardare soltanto. Per poi essere. Altro da me e da ogni idea possibile. In riva a un mondo che finisce da sé e ricomincia poco più in là .
20.12.03
Ho riflessi lenti. Come fosse il mattino di un giorno da dimenticare. E non riesco. A muovere i pensieri. Spalanco finestre su una notte già da buttare. Strofino gli occhi su di una schiena voltata di spalle. Addormentata. Su non so quale ipotesi. Se di scappare come il vento. O di restare ancora. Non è questo che mi interessa, che mi riguarda. Le lecco una spalla per saggiarne ancora un poco il sapore. Per averne memoria. Di quell’attimo che è stato. Di quelle solitudini intrecciate dalla notte. E dal freddo. Bestemmio il sole apparso d’improvviso e di luce. Vorrei tornare a dormire. Allacciato a una carezza. Appeso a un bicchiere di troppo. Sospeso dentro. Ma ho addosso un nulla. E non riesco a togliermelo di dosso. Nemmeno con questi pezzi d’amore. nemmeno con queste mani nude. Nemmeno con qualsiasi pretesto d’essere altro. Nemmeno prendendo a calci il destino.
19.12.03
M’ammazzo forte, ogni volta che sbaglio. Ho denti serrati su labbra docili e morbide. Pensieri allucinati di quando toccare aveva un senso. Mi deprimo d’acque minerali e bollicine. E rutti in faccia a ogni dissenso espresso senza coraggio. M’agito dal niente su nervi esasperati dalla tensione. Irrigidito da un’ipotesi assumo nicotina senza pensare. Che potrei essere altro. Disperazione d’amare e accudire. Nemico d’abbattere. Sogno già sognato. Uno stronzo qualunque. Strappo ancora parole dal disordine alla ricerca della morale giusta. Ma non ho riverenze e rispetto per chi si brucia l’anima qui di lato. Non c’è futuro in nessuna misericordia. Inutile carezzarmi da dietro in assenza di sorrisi. Meglio morire subito. D’angosce a latere. A gambe aperte sul mondo. Con l’illusione di qualcosa di me, lì dentro. Se mi va di giocare ad ammazzare i tempi morti.
16.12.03
sessodroga&rock&roll chiusi dentro alla testa. tuttinsieme. frastuono e nevrosi di vite di passaggio. non ho. semplicemente non ho chissacosa, avanzo di un ricordo ostinato. affronto il limite da quando non ho pensieri in fila a ricordarmi chissono. io o un altro, m’importa un cazzo. mi muovo lento. perché così va adesso il modo d’esserci. scomparire in un attimo è il sogno davvero. quello che farei avessi spazio e fantasia da svendere. numero a caso ogni donna che incontro. poi estraggo a sorte e resto immobile. e rido forte. d’ogni gesto d’amore possibile. d’ogni sguardo languido. d’ogni lettera mai scritta. d’ogni bacio in riva al tempo. d’ogni corpo caldo addosso. d’ogni goccia di sangue succhiata dall’anima. d’ogni vestito strappato di fretta. d’ogni preservativo accanto a un letto sfatto. d’ogni volta che non c’ero. e me ne vado. adesso.
10.12.03
Che fatica riaprire gli occhi senza un buio sufficiente. Giravolte nel cervello di insane abitudini. Quando mai ho toccato una donna da dentro. Non ho paure. Solo fastidi prossimi al tedio. Solo insofferenze acute. Solo distonie in bianconero. M’accarezzo l’anima prima che se ne vada senza un saluto. Mi spiego meglio, ma non c’è intesa d’alcuna possibilità . Provo a sorridere e a mentire ad alta voce. Non mi spiego. E proprio non capisco. Dove nasca quest’assurda volontà di tornare a galla in mezzo a pensieri del tutto inutili. Merda che cola da ogni goccia d’alcool sudato la notte. Seduto a contemplare quello schifo che mi faccio, lascio che piova su tutti i muri fino a leggere una canzone. E poi resto qui. Che ogni posto che ho, l’ho già perso e dimenticato. Abbandonato a piedi nudi. Per non fare rumore. Per non svegliare nessuno. Per morire già da un po’.
3.12.03
ho piedi bagnati dentro a scarpe consunte. e l’anima al diavolo. come sempre, ogni notte che piove. ho sorrisi nascosti dentro alla bocca. ho sofferenze postume di carezze buttate lì. e voglia di correre forte. su tutte le strade bagnate che incrocio. come fosse penitenza, come fosse. come posso uccidere ogni intenzione se ho qualche voglia di vivere? domande accorte e risposte del cazzo. come nausee violente da cibo putrefatto. ingoiato in giorni infetti dalla solitudine. in mezzo a troppa gente distratta da sé e da chissà chi altro. ho stabilità sufficiente solo per non cadere. da quest’idea, da quest’attimo, da quest’ansia da poco. ho ombre attorno che urlano di me. ho nessuna voglia e un desiderio. ruoto nel buio, attorno a un lampione. e mi scuoto forte la testa. senza nient’altro da bere che non sia sangue. di vergine muta e redenta.
2.12.03
quanta vita devo lasciare morire per respirare? passare il presente non è un gioco interessante. se non ho incubi da sostenere. e invocare persino. dettagli sparsi in ogni dove presi a calci fin dal mattino presto. che non ho risvegli docili. dopo notti insonni con quegli occhi accesi, lì di fianco, a guardare ogni sogno che faccio. rotolo in terra ogni volta che respiro. e m’immagino divertente, non fossi costretto a sanguinare. chissà se ho qualche possibilità nascosta. chissà se ho puttane ad aspettare sotto casa. chissà se beethoven era davvero sordo. fanculo anche quest’adesso, sistemato a caso nel tempo. non desidero oltre. se non una preghiera al contrario a supplicarmi d’esistere. per favore.
1.12.03
ancora al buio, dopo tanto illudere. umidità nelle ossa rose dalla solitudine. e accanto donne sdraiate su altri pensieri. cercare un addio sembra facile. ma seduto sul bordo di questa notte fumo invano. bestemmio un sorriso apparso lì per lì. e non mi do pace finché c’è guerra. maledico un’inesauribile nostalgia che disconosco da subito. carezzo labbra umide di parole d’amore sprecate. m’atteggio a me stesso come non mi conoscevo. ancora. e aspiro boccate e a qualcosa d’amare. m’affrange quest’inedia che m’aspetta da ogni notte. e metto in fila parole che non dico. mi eccito così, con baci sprecati e logori. con mani intrecciate su pelle bianca e morbida. Di chi non sa, di chi non può. risorgere anche solo per un attimo m’intriga, ma ho i sensi morti da un’abitudine. che viene e va e poi resta.


