28.02.04
ci sono notti che non riesco a fermarmi. che non riesco a fermarle. e giro in giro con qualche incubo in visione permanente. scuoto la testa di frequente. solo per confondere meglio le idee. e corro forte verso ogni angolo di strada. per poi ripartire stanco, tra auto che rallentano e puttane fumanti. voglio del fuoco. per bruciare le intenzioni e scaldarmi la pelle. sudo gocce di adrenalina e piccoli traumi di dolore. rimando i sorrisi a quando ne avrò necessità . per riconoscermi specchiato nella pioggia. che prima o poi mi cadrà addosso e intorno. e farò i conti con un respiro. ho qui e adesso grandi possibilità di esistere. solo me ne uscissi da me e cominciassi a camminare verso sud. fino ai bordi del deserto. a cercare lì rovesci di pioggia in piena luce. con la speranza riposta a morire di sete poco più in là .
27.02.04
c’è del gusto a reiterare la notte. chiudere fuori ogni spigolo di luce. tenersi accanto una bottiglia di parole. e nascondere lo sguardo dagli occhi. è un tentativo irrequieto di stare in equilibrio sulla stabilità . è rinuncia all’accettare qui e subito un mondo intorno. m’accarezzo piano le mani per non disperdere calore. appoggio la fronte al muro per vederci attraverso. e inventare un incontro. che non s’è mai visto da qui. cosa dell’altro mondo, che frequento de repente, quando mi va in circolo. gradirei ammazzare l’orrore almeno per me e lasciarlo soffrire in una fotografia. mille anime si combattono il diritto di essere la mia. giusto quando non ce n’è bisogno. giusto quando non ne conservo neppure il ricordo. e stropiccio vecchi dischi che girano in tondo su un mondo che c’è stato e s’è perso in giro per il tempo. ne avrei bisogno. di esistere. adesso?
26.02.04
ci sono notti in cui potrei fare a pezzi l’infinito. adesso è tempo che cerco di rimetterlo insieme. e non ho altri spazi da definire. non ho altro tempo da rincorrere. è solo un tentativo maldestro. lasciato a metà . con gli occhi girati all’indietro in un’aria satura di microrganismi in gita premio. affido i polmoni a un buco nel muro, aperto sul mondo di fuori. faccio il pieno d’ossigeno e fischio forte a ogni donna che passa. non è questa la notte che voglio, non è da me che mi aspetto il meglio. con l’infinito a pezzi dentro la stanza. ho cinque sensi di colpa e un’attitudine allo sbando di cui mi compiaccio. ho bottiglie vuote da riempire d’altri sogni. ho bicchieri rovesciati in terra, su parole che non riesco a ricordare. troppo di tutto questo. e pezzi d’infinito persi ormai. che anche a rimetterli insieme, manca qualcosa. di me.
25.02.04
santi ubriachi di vino s’agitano in cielo. m’entrano vocianti dalla notte. non smettono di cantare in coro litanie perdute. m’illuminano il sonno con la luce di troppe aureole. mi siedo in un angolo e li maledico. e mi perdo dentro la realtà , misurata a spanne, da qui. resto incosciente a nuotare nell’aria spostata dalle braccia. mosse a mulinello nell’intenzione di essere. utili a qualcosa. che siano gesti brevi o accuse lanciate lontano. odori forti accompagnano per intero la confusione. mi rassegno a respirare e a immaginare come sarebbe una primavera distante da qui. fiori rosa, fiori di pesco nutriti di sogni spezzati. e gradazioni di colori forti di per sé. a riempire gli occhi di uno sfondo gentile, di una possibilità cromatica sincera. per resistere al buio, per illuminare una sbronza soave. per recuperare scampoli d’innocenza. perduta altrove.
24.02.04
nevrosi chimiche sedate a distanza. resta dentro di sé persa in sonni docili. ha perso l’attimo di un desiderio. compiuto. non cerca più, intorno a sé. aspetta il tempo, che si compia da un momento all’altro. un’ipotesi qualsiasi d’entusiasmo e conati di vomito. io vivo d’altro. e sopravvivo pure. lanciando sos nello spazio. confondo tessere di mosaico con pezzi di me. d’altre storie. da raccontare la sera, quando la memoria ci vede meglio. sto a guardare fiamme rosse di scintille scomposte. affascinato dalla luce che scalda forte gli occhi e le mani. tese in avanti. in attesa di cogliere ogni lingua di fuoco abbia significato. e lasci segni sulla pelle. tatuaggi illeggibili dalla sofferenza. deformazioni possibili di arti confusi con le idee. allucinato da una cupa luminosità allungo ombre fuori di me. le spalmo intorno riconoscendole e chiamandole per nome. fino al buio.
ci sono canzoni che suonano a lungo. e t’accorgi da come ballano i pensieri. che non puoi fermarli mai. tra un giro di valzer e qualcosa d’improbabile. io li lascio fare. li ammiro da lontano e li scopro vestiti di nuovo. danza immaginata in altri sogni persi al risveglio. ho dubbi risolti e risposte senza domande. ho le mani nelle tasche e lo sguardo ritrovato nel vuoto. ero altro prima di esserlo. e non ci ho mai creduto davvero. immobile com’ero sull’altro lato della strada. accanto a lampioni di luce fioca e misteri di donne poco illuminate. curiosità sopite da un’ebbrezza leggera. e sorrisi sparsi intorno, lì da raccogliere e rivendere al mercato. per vedere la faccia che fa chi s’accorge poi, che quel sorriso l’ha solo sognato. o comprato per poco. appassito dal tempo che ci ha messo ad alzare gli occhi. per vedere davvero. se è un giro di valzer o qualcosa d’improbabile.
23.02.04
cerchi alla testa come aureole maledette. ci trovo soltanto un’ombra. a riflettersi in sequenza. la guardo come fosse lì. immobile accanto a una necessità . mi sposto un po’ e la strappo dal muro. mi annullo nell’attimo esatto di un addio. di un ricordo speso male. di piccole luci accese negli occhi. immagino un perché. senza motivo. del pulsare forte alle tempie. sangue in circolo, viziato d’adrenalina fuori luogo. conto i passi che mi si avvicinano da dentro. azzardo un movimento in più. come fosse intenzione. volontà assoluta di stendermi qui ad aspettare. il fischio di un treno, il vapore di un istante. qualcosa da ritrovare e cercare ancora. e un abbandono lieve di mani tra i capelli. di pelle bianca e lucida. di un’atmosfera ruvida ed elettrica. di un assolo improvviso e struggente. da ascoltare all’infinito.
parole messe insieme per dissolvere colori nell’acido. ho un disturbo frequente di come potrei. essere un colore intenso o una sfumatura leggera. mischio lentamente e aggiungo di mio ciò che non serve più. anima e coscienza quotidiana. dell’esistere a prescindere. delle variazioni che subiscono i colori del giorno. e qualche luce nella notte. resistere alla tentazione di spegnerla m’impegna la vita. suggerisco all’orecchio di non ascoltare. guardo le parole scivolare di colore in colore. senza audio. senza risorse cromatiche che possano richiamare l’attenzione. troppo di tutto ciò che posso fare. in realtà . da un buco nel mondo in cui mi sono infilato di nascosto. senza via d’uscita che non sia abbandono. d’ogni pudore e remissione. d’ogni rincorsa presa per fermarmi al limite. per non guardare cose da vedere. e forse già viste. da altri occhi.
22.02.04
demoni fantastici portano a spasso la notte. hanno mille anime legate insieme. ci provo, a chiamarli per nome. si voltano e sputano sangue. mentre io non m’allontano da nessun posto. alzo il gomito e brindo a un avvenire. nascosto da tutte quelle nuvole che hanno rapito la luna. cado in ginocchio ogni volta che sento il mio nome urlare. abbasso gli occhi e prendo tempo. lascio che sia così. e mi sollevo da terra volando di fantasia. giochi fatti per chi trova una ragione. giochi sfatti per chi perde la testa e il cuore e s’aggrappa alle viscere. demoni fantastici che mi entrano dalla faccia e mi strizzano il cervello. li lascio fare. che non ho soluzioni a portata di mano. idee confuse dal vuoto temporale che lascia. che trova. che cerca. disperato dal disprezzo crescente che il mondo dispensa in sé. da quando in qua. per sempre.
19.02.04
fantasmi senza lenzuolo mi ballano attorno. fanno festa alla notte. saluto con un brindisi l’incoscienza che ho. di illuminare un sogno di luce fioca. e ballo anch’io sull’onda d’una sapida malinconia. cerco qua e là un motivo vero. una fiducia mal riposta. un’unghia che graffia. una corsa verso il poi. da quando intreccio capelli di nascosto. non ho pace a fior di pelle. ho mani che non riescono più a toccare. ho i sensi a spasso per l’abitudine. e giri di valzer piantati nel cervello. come fossero mosse avventate. parole sbagliate. ricordi da buttare. agito il bacino e scivolo lungo disteso. m’agito per nulla e resto invaghito da un tratto familiare. quasi fosse un sorriso già tenuto in disparte. solo e immobile in quell’espressione di sé. allungo le braccia verso un dove, stringo le mani e chiudo gli occhi. non c’è finzione adesso. un'illusione soltanto.
ci sono gatti di notte che urlano d’amore. pazzi sui tetti che ululano alla luna. e io. chiuso dentro al solito istante. a strapparmi i pensieri con le mani. a insidiare la vita. a cacciarla dal presente. scendo in un vicolo e mi sdraio accanto al muro. per sentire. ogni rumore che fa il buio. ogni disgrazia che m’appartiene. c’è puzza di fritto a girarmi intorno. e un occhio felino mi odia da lontano. sostengo ipotesi improbabili. com’è giusto che sia. e maledico qualunque giorno mi tocchi ricordare. una donna nera vestita di lacrime non mi lascia immaginare. altre possibilità . di biancheria stesa ad asciugare appesa a un filo. respiro controvento lottando solo. come fosse un blues inutile e rantolante. batto il tempo in velocità e astraggo nuvole. di fumo e temporale, di luce improvvisa e lacerante che mi spacca gli occhi. in tutto quello che vedo. da qui.
18.02.04
trenta denari. per tradire e ammazzare il tempo. trenta denari per giocarmi la vita ai dadi. ricomincio da zero. a partire dai baci lasciati a metà . dai fondi di bottiglia dimenticati accanto. da bicchieri rotti e muri infranti. cammino a piedi nudi su schegge di vetro. per qualcosa che ho da ricordare. mi apro il cervello a metà per cacciarci dentro qualche buona intenzione. scopro angeli illusi rannicchiati a pregare per me. li soffio via con un leggero fastidio. raccolgo le forze per muovere un passo. cambio di posto gli oggetti del desiderio. e ci provo. a non desiderarli più. mi spoglio d’ogni inibizione per godere di un attimo di pioggia. sulla pelle. su qualsiasi ipocrisia m’appartenga. su una debole illusione. di come andare per il mondo a seminare vento. a raccogliere tempeste magnetiche da far impazzire il cuore. che batte per fatti suoi.
ho vene tagliate male e un sangue che non scorre. lascio tracce evidenti senza farmi trovare mai nel solito posto. la guardo dormire dopo averle lacerato l’anima a morsi. cammino sul filo dello stesso rasoio. mi volto indietro quando mi pare. e non ritrovo nulla di quello che ho lasciato. rubo istanti al tempo che va. di paradisi fatti su misura per la nostalgia. da qui me ne sono andato altre volte. altre volte non sono più tornato. misuro le parole per decorare un senso che non c’è. m’aggrappo forte al respiro che sento. immagino il silenzio, come potrebbe essere. per non entrarle nei sogni di nascosto. per non essere differente. è un ritmo che m’accompagna, questo batterle il cuore con un sentimento. che non pensavo di lasciare libero nell’aria. che mi dimentico com’è, se proprio non lo guardo da vicino. aspiro a una boccata di fumo e a qualcosa di me. dentro di lei.
16.02.04
mi aspetto fiamme generate dal nulla. qui, mentre volo basso, rasente il suolo. vedo gente intorno agitarsi. come fosse l’ultimo giorno. come fosse il primo. torno in me e conto fino a cento, colorando il soffitto di qualche immagine lasciata ad aspettarmi lì. da qualche parte. luoghi che non riconosco. parole che non sento. sorrisi che non ho. resto alla finestra di fronte. faccio di me un quadro immobile e silenzioso. tutto sembra muoversi così com’è. disegno ombre di vapore sul vetro che ho davanti. col fiato che mi resta. un letto sfatto mi guarda le spalle. ci ho lasciato sogni da raccogliere e buttare via. sono vento che soffia altrove. sono un gesto rassegnato. lascio decomporre ogni attimo vitale di cui m’accorgo. lascio il sonno dormire. la vita vivere. un mondo bruciare.
14.02.04
mi resta un solo rumore nella testa, questo, e per chissà quanti perché, per chissà quanto...
13.02.04
alito pensieri contornati di fumo intenso. mischio decibel a rischio nostalgia per muovermi a tempo. volti sovrapposti dello stesso sorriso li immagino altrove. immersi come dovrebbero essere in un altro presente. fustigo quel pudore sottile. lo lascio perdere al gioco. inseguo pezzi di me catturando aria. stringo i denti e provo smorfie allo specchio e rido di gusto. prigioniero d’un attimo ci giro intorno. ci salto dentro. sorseggio all’infinito misture immonde di quel che mi resta. a far compagnia alla notte. e mi sposto da qui che non ho più spazio. mi astraggo da qui che non ho più tempo. solo braccia nude e un brivido imminente. m’agito nell’incollare lettere alle pareti fino a complicare l’alfabeto, a confondere le idee di mezzo. chissà se devo poi tornare. chissà se sono mai partito. da questa nuvola di fumo m’immagino cos’è il paradiso. se c’è
11.02.04
bracciali di spine distillano gocce di sangue. muto e trasparente. affascinato dallo scorrere denso ho i sensi allo sbando. rimando a domani il presente. spargo occhiate in giro per collocare una visione. al suo posto. appesa nel tempo. mastico amaro un sentimento per definirlo nei dettagli. che se lo perdo non lo so cercare. nemmeno immaginare, lontano com’è dal sentire. ho una luna piena di sé incorniciata nel muro di queste notti. so di lei senza vedere. so di lei senza che si sappia. la inseguirei fino al mattino, ci fosse una strada verso il cielo. ma ho un dolore sottile ai polsi. un battito d’ali che pompa liquido pigmentato. e giacenze d’altre volte da sistemare in un buco. perdono con enfasi ogni ardore. soffoco bruciori di stomaco e canto inni alla pazienza. che ho di me. persa in ogni luogo.
10.02.04
sottacqua a bocca chiusa. non mi muovo da qui, già che ci sono. ho freddo intenso e umore instabile. non so se aprire bocca e respirare. non so se continuare a trattenere il fiato e l’istinto. annego digressioni futili e qualche parola d’amore. sospetto che l’aria muoia a contatto di qualsiasi liquido. io no. riempio un bicchiere di ghiaccio ogni volta che lo vedo vuoto. forma di gioco impertinente per allenare i pensieri a non muoversi da dove li nascondo. disteso nell’acqua attutisco i rumori. c’è qualcosa di sbagliato nel vivere a ogni costo. m’immagino bagni di formaldeide e nani da giardino messi in fuga. da un odore intenso, dalle lacrime di biancaneve. corro a salvarmi. respiro forte un’aria di vivaldi. sono stagioni sbagliate. foglie cadute che tornano sugli alberi. e acqua troppo fredda, ancora.
9.02.04
mi sfugge qualcosa. che siano sguardi penetranti o tempi morti. mancano dettagli a costruire la consapevolezza. mancano bottiglie piene da allineare accanto a momenti spesi male. mancano contenitori per tutti i vorrei bloccati in gola. mancano notti più lunghe e amore per la disperazione. senza un’anima non si può guardare in faccia il buio. nascondo le parole per non rivelare di me qualcosa. gioco col poco che resta a vincere sogni leggeri. a sfiorare realtà miste a sudore e rimmel che cola dagli occhi. cerco intorno il coraggio di una sconfitta e tiro innanzi senza raccontarmi nulla. m’agita un pensiero che, se solo fosse vero, scenderei giù in strada a ballare una milonga, agitando fazzoletti colorati ai passanti. avrei denti per qualche sorriso. avrei mani per altre carezze. avrei tutta un’altra musica.
8.02.04
derivo improvvisazioni da tutto ciò che posso immaginare. afferro idee al volo per cercare d’essere conforme. le lascio libere, poi, di volare nell’aria. che non ho spazi così grandi per nasconderle. torno a frequentare una serie di opzioni sgradevoli. m’inumidisco le tempie per dimenticare il calore di un’impressione. sbagliata. cristallizzo un filo di luce che m’illumina al centro degli occhi. incido nomi a caso sulle pareti più lontane. leggo ad alta voce salmi incomprensibili per grazie ricevute via posta. penso a chi sorride davvero come fosse idiota. penso a muovere le labbra quel tanto che basta per chiedere aiuto. adagio piano le braccia lungo il corpo. piego le gambe lentamente e salto di lato. scombino i movimenti per essere buffone a corte. per irridere d’un tratto i lineamenti barbari. per sdrammatizzare un intento. per rovinare a terra. per ridere di me.
scomponendo un pensiero ricorrente trovo tracce di donna. le annuso un po’ e resto stupito. di come siano invadenti. necessarie. a dilatare attese, a comprimere intenzioni. ci gioco esplorando sfumature possibili. con una frenesia da bimbo. disilluso da giocattoli rotti, entusiasta di nascosto per ogni cosa che sia la vita. maledico le porte dietro alle quali ho lasciato pezzi di mio. maledico le porte che fatico ad aprire. per poi trovarci la luce sufficiente per sopravvivere al buio. per riscoprirmi altrove. per riscoprirmi altro. per attraversare la strada in un giorno di pieno traffico guardando il sole. soffocando timori leziosi e stranianti. trovando parole e sorrisi. scoprendo un mondo là fuori. e corro tra fiori del male messi in fila ad aspettare. sa di profumi indefiniti quest’idea di esserci, anche per me. con ogni parola che passa. e un sorriso che muore.
7.02.04
non posso permettermi di stare a guardare altre notti e vivere ai margini, là dove il buio è meno fitto. con gli occhi accecati dal brillare di sigarette. aspirate con sofferenza, per allungare attimi, per separare le parole dalle intenzioni. domande già risolte circondano le labbra e le colorano un po’ di più. puttane da poco s’animano d’entusiasmo senza rinunce. non mollano la preda. non cascano dal letto. risalgono in strada al mattino. come fosse giorno. nuovo. da interpretare in qualche modo, per tornare a recitare qui. dove attendo seduto. asfissiato da un altro genere di terrore e un fastidio diffuso che mi blocca a un passo da me. in attesa di un gesto semplice, di un’emozione pura. che se ne è andata a spasso per sempre e non la incrocio quando mi pare. in altre notti che sto lì, a guardare.
6.02.04
sangue in pressione gonfia le vene sino a farle scoppiare. non riesco a fermare quest’andare. veloce, di pensiero in pensiero. grido forte ogni nome che conosco. creo il vuoto attorno per non parlare più. di me o di altre sconfitte. scelgo musiche da film vecchie di tanto. per tenermi tranquillo. per rivedere quel bacio. per bruciare i momenti di mani intrecciate al buio. per sognare sogni dispersi dove li ho lasciati. seguo il ritmo con gli occhi. cerco fiducia nel tempo e m’appoggio a quest’attimo. sento i miei passi dov’erano andati e li rincorro ancora. a proposito di me. in mezzo al mondo. sollevato da un’idea d’amore giocata e perduta. d’altre folli illusioni divise a metà . interrotte dallo schianto e sparse al bordo della strada. righe di sangue a tracciare la via. a segnare un punto fermo. da cui ripartire e tornare per capire che ho vissuto. allora.
5.02.04
derive sincretiche di una follia dismessa dalla ragione. squarci di vernice colorata m’appaiono intorno. ho tempo d’esistere per poco. poi torno da dov’ero venuto. ho le mani fuori dalle tasche, a ciondolare inerti. sensazioni allo sbando e una fragilità imprevista. ho finito le parole. ho dubbi a percussione che battono sulle tempie. qui al freddo. avvolto da rumori indigesti e da un’aria che fende le possibilità . non c’è redenzione sulla via del ritorno, solo ricette chimiche per altri mondi. sospensioni temporanee del dolore fisico e del rispetto a che cosa. verbi al condizionale intenti a sopprimere ogni azione. tento la mossa. pago le conseguenze. mi rimango da solo in mezzo al resto. che così non è ora. che così non è detto. incido iniziali nella nebbia e soffio più forte del vento. per mischiarle e confondermi. per uscire ancora vivo da questa vita. che ci lascia morire.
4.02.04
chissà quanti angeli custodi se ne sono andati a dormire prima dell’alba. salvati dall’immaginario. freddo intenso che blocca le ali. pioggia che le bagna. non si sono svegliati più. da allora. c’è un vuoto in cielo da riempire di buone intenzioni. ma ne avessi le brucerei più forte. metallo pesante da diffondere nell’aria. per spazzare via il cielo e sostituirlo con una fotografia. un nudo volgare quanto un temporale e gambe aperte con in mezzo il sole. da guardare di nascosto. da immaginare visto da dietro. mentre gli angeli continuano a dormire a fuoco lento. perduti come sassi nel deserto. con qualche miraggio di vita ancora negli occhi. chiusi a chiave. incolpevoli d’ogni accaduto prima o poi. questo resta, al mattino. di un sogno nato male da bottiglie allineate. da propositi infiniti e senza memoria.
avanti e indietro sul motivo di idee conformi e atteggiamenti difformi. mi scrollo di dosso piccole realtà . seguo la scia per non perdere la direzione. fotte un cazzo di quante volte mi fermo a guardare. di quanto l’accarezzo e bestemmio quell’attimo. sopporto i suoi silenzi solo per violentare l’aria con altre parole. prendo le distanze e me le porto via, per non avvicinarmi più. neanche per sbaglio. neanche per timore. d’aver lasciato a decantare scampoli di poesia. morta da tempo. sepolta da poco. avanzo ipotesi abbandonate da qualsiasi buonsenso possibile. mentre le afferro i capelli per conservare un minuto, per guardarle gli occhi da dentro, per avvicinarmi alla sua bocca. e sentirne il fiato, sospeso a un filo di voce. e soffocarlo strappando labbra e saliva da un bacio soltanto. adesso.
3.02.04
guido veloce sepolto in nuvole di fumo. nervi tesi e riflessi pronti a tutto. non so quanti film mi girano in testa che poi li confondo. squarcio il buio fitto con fasci di luce profondi. aggiusto la mira sulla mezzeria e sorrido per lei. altri pensieri seppelliti dai watt e da una bottiglia già vuota di buoni propositi. ci vorrebbe un villaggio vacanze per perdere la dignità che resta. ci vorrebbe un appuntamento al buio per rinnegare il sole. invece finirà anche questa notte. troverò l’uscita e una speranza. d’altri mondi percorsi di fretta e alti alberi abbattuti a testate. ci fosse il mare in fondo alla strada, ritroverei un dolore. di cocci sperduti dal tempo e da un’inevitabile verità fatta di niente. di un’estate persa tra i sogni e chiusa lì, lungo una via. ho una croce e un delirio quando fuggo in quel tempo. e li porto a spasso assieme, che tanto s’assomigliano.
2.02.04
giocattoli rotti piangono nella stanza accanto. braccia rotte salutano la sofferenza di un quando. cuori spezzati si cercano a metà . disastri annunciati si presentano alla porta. allegorie psichedeliche m’animano l’anima. sconfiggono lo scuro, oggetto di un desiderio nascosto sopra le nuvole. di un temporale imminente. di una logica disarmante. di frasi brevi. di oggetti inanimati che sogghignano da ogni angolo di strada. senza lasciare passare un gesto lieve. salvifico. affondo le mani nella carne che ho addosso. le coloro di un rosso che somiglia ad altri tramonti. imploro un perdono per ogni peccatore. levo le stesse mani dal cielo che non distinguo dalla notte. che abbraccio solo buio. che aspiro troppa aria. viziata dalle stelle. immobili a guardarsi tra loro. e noi qui. a tentare di splendere un po’. soli.
1.02.04
donne in rosso cercano invano pause tra le immagini. sapendo già che non esiste un attimo nudo tra i pensieri. solo ipotesi circondate da un mistero buffo e simpatico. (mi devo qualche giustificazione se non rispondo al format imposto: bene, sono cazzi miei.)


