30.04.04
jingles impazziti battono in testa. vendo al miglior offerente la differenza. mi succhio le labbra dalla sete che ho. rilascio fumo in libertà . l’osservo volare a caso. trascinato da un soffio. mi ci nascondo dentro. riappaio uguale a dibattere senza motivo. faccio la coda per la felicità . ho già saltato il turno per indifferenza. non è il caso d’ammazzare il tempo per sopravvivere. ho il corpo segnato con una x. e un mistero che mi cola dall’anima. cerco soluzioni acide. fuori fuoco. osservo gli oggetti restare immobili. che mi siano d’esempio. tento di riconoscerli al buio. cammino qualche passo sui mozziconi ancora accesi. per riconoscere al buio. il dolore. l’essenza e la fuga. il crimine compiuto. il pentimento da venire. aspiro a una notte docile. di frammenti consapevoli. genere di conforto al quale non so rinunciare. e non so.
chiuso sotto a un cielo grigio. tengo un pensiero. scomposto in quattro parti mischiate tra loro. una virtù necessaria alla sopravvivenza. lascio andare le gambe. le inseguo in un piano sequenza. film da vedere dove va. controvento. saggiando sale d’onde troppo alte per restare sole. quanto posto c’è nel mondo. per sorrisi e denti spezzati. scuoto la testa per spostare il cielo da lì. cercando un’altra possibilità di sguardo. una via di fuga. una prospettiva deforme. una nenia dolce mi contamina il cervello. spolvero le note con la lingua. qualcosa m’appartiene e non lo voglio più. lo regalo al tempo. sibilo una melodia e ci rido forte. di azioni scombinate. di gesti inutili. di ridicola essenza. quando il niente costruisce la sua forza. quando in faccia non hai un volto. quando in bocca non hai parole. quando in mano hai una goccia di sangue. dipinto di rosso.
29.04.04
indaco. un colore senza margini. sfuma verso la notte. che entra sottile da ogni fessura di luce. più porca e puttana di sempre. aspetto qui. ignaro delle ipotesi di ore sfatte in minuti. poggio il mento sul petto. ascolto piano. le urla del mondo a fianco. ho chiare visioni di presenze inopportune. dichiarate dalla nostalgia. le braccia lungo ai fianchi. scendono verso terra in un gesto d’abbandono. un involucro d’ossa scosso da un tremore desueto. un’idea brillante per succhiare il nulla da dentro. ci vorrebbe, lo so. poggio la fronte alla parete. umida. di sangue quasi raffermo. di saliva mista di rabbia. mi sostengo così. con le mani a penzolare fuori dal corpo. le tasche rivoltate. il freddo sulla pelle. mendico una rima baciata in fronte. un’ardita violenza del vento. una pioggia rassicurante nell’intensità . dell’essere.
accordi facili e una voce morbida. lasciare possibilità al racconto. di una notte. di un’emozione vissuta male. graffio con le unghie le parole di una canzone. incido a fuoco sulla pelle una maledizione. rallento i battiti. svito lampadine ardenti per spegnere il giorno a pezzi. artificio di luci e colori. abbasso il tono, alzo il volume, taglio frequenze. sputo a terra l’anima. che adesso non serve. che voglio guardarla scomparire. rovisto tra scarti d’amore buttati lì. ci trovo ansia e candore. frammenti di fotografie immaginate. adrenalina a gocce. parole confuse con qualcos’altro. alzo il gomito e il bicchiere. brindo senza entusiasmo. alla voglia che tengo a bada. ai tramonti facili che accolgono la notte. alle bugie perdonate. alle menzogne perfette. ai sorrisi disegnati male. a bocche chiuse alla verità .
aggancio quarti di bue alla parete. così, per dare senso al tempo. alla vita e alla morte. alla fame e alla miseria. lascio il sangue gocciolare lentamente sul pavimento. conto le gocce una a una. per pensare un attimo al significato del nulla. lascio la carne macerarsi da sé. lascio che il tempo la divori e la laceri. osservo le variazioni cromatiche dal rosso in qua. e non mi faccio domande. ammiro la mia immobilità . così apparente da sembrare vera. o verosimile, almeno. quarti di bue, frazioni di me. soggetti al tempo. arte del vivere e del morire. ostentazione d’opulenza, realtà olfattiva. surreale rappresentazione di una pietanza appesa al muro. altre vite fa. la strada era un destino. l’erba una necessità . la notte più buia. situazionisti allo sbando. agganciano zampe di gallina alle finestre. e le lasciano morire.
28.04.04
terra arsa dalla sete. nuvole inesistenti gocciolano pioggia a tratti. ci sono pietre. con le quali mi spezzo le braccia e le gambe. sigillo gli occhi con il fango. volo altrove. lascio libera l’anima di fottersi il mondo. mi rigiro dall’interno le viscere annodate. agguanto l’aria con gesti innaturali. non ci sono albe e tramonti al bordo della notte. c’è un buio invadente. dal calore bruciante. dal fetore irresistibile di una decomposizione in corso. recupero i sorrisi sparsi e li lancio lontano. li cercherò forse. li troverò forse. solleverò dubbi e certezze se ne avrò la forza. lascerò le dita a spezzarsi sotto il peso di un’inquietudine. andate e ritorni. confusi in un deserto d’allusioni. non vanno e non tornano. restano come tracce inutili d’animali rari. cercando un senso non noto la differenza. mi hanno chiuso gli occhi con terra e acqua sporca. sto meglio di me.
scarti di notte. sogni bruciati dall’impressione. tesi distratte dalla vita. sarà che batte in testa un qualcosa. volti e nomi trascinati dalla disperazione. invocano un ricordo. maledicono un incontro. bevono il tempo a sorsi. per scomparire all’indietro convinti. vagano alla ricerca d’aggettivi docili. plausibili istanze di formule matematiche. stantie, irregolari. ipotesi confuse di dover essere. e lo sono stati. lo saranno. maledetti dalla realtà . dal bisogno. dall’impossibilità . d’esistere per davvero. fotografie scattate in movimento. rappresentazione folle e inerte della velocità . alla quale girano i pensieri. scattano i nervi che attorcigliano parole. respiro a bocca aperta. per capire se ne vale la pena. quando una menzogna sarebbe madre. quando il sangue potrebbe essere puro dalle intenzioni. riempio bicchieri e li metto in fila. ho tempo per loro.
27.04.04
circoli viziosi incastrano sensazioni. là dove non dovrebbero. spacco vetri per vederci chiaro. bevo di più per vederci il doppio. è come stare dentro a un’odiosa canzonetta pop. dal refrain assillante. da spegnerle la radio in faccia. immagino nuda la notte. priva di luci e bagliori di rimbalzo. immagino quante gambe con in mezzo un mistero. la percorrono caute. senza sapere dove. senza sapere come. e no. non sto qui. cerco un altrove da me. percorro sensi abbandonati. direzioni perverse. alzo la voce del silenzio. per odiarlo a breve. per urlarci dentro. per squarciarlo di verità . rivelate poi. che adesso chissà perché. le nascondo tra le costole e le copro di sangue. cocktail di spine e ghiaccio. sciolto velocemente dal calore sviluppato da un’idea. resto abbandonato su di una sedia. al centro della stanza. sull’orlo del baratro che la disegna. un soffio di vento. e l’apprezzerei.
infilo anelli di pensieri. ne faccio collane da buttare via. respiro la notte a polmoni alterni. irreale ogni presentimento. mani nude chiuse nelle tasche. da qui non vedo nulla. ho ucciso speranze di nascosto. ho simulato errori per commetterli davvero. sono venuto a patti col diavolo per vedere che faccia ha. ho perso tempo prezioso e trovato momenti da poco. senza cercare. dietro ogni angolo ci sono specchi. per questo resto fermo a masticare saliva. a inventare sillogismi innaturali. a scuotere il cervello così forte da non sapere perché. vedermi riflesso sarebbe inopportuno. come puttane a un matrimonio religioso. e una pastiglia di buonumore sulla punta della lingua. scioglie possibilità di sopravvivenza a quest’andazzo. regala opportunità al buio di una notte qualsiasi. che so qual è.
26.04.04
profumi che mi sento addosso. colori rinnegati nell’ombra. parole incrociate senza significato. foglietti gialli da sistemare in sequenza cromatica. dubito del mondo. se esista ancora. se ci sia qualcuno a battere un colpo. disposto ad amare la notte. a misurare distanze in infinità . a darmi il tempo di vivere. dubito d’esistere. di trascinare concetti limati negli angoli. d’assumere posizioni comode. guardo con gli occhi chiusi nessun panorama. attento ai suoni. vibrazioni d’aria che mi seccano i sensi. sono voci che si rincorrono. gesti consumati in un botto. tento una giravolta per trovare l’anima distratta un momento. che non si ricordi più di me. che m’appartenga di mio. che non scivoli in strada. che non mi ritorni pulita. d’ogni immaginario. appartenuto a tanti quanti sono davvero stato. giro in tondo. lo so. non sono diverso e divertente. visto da qui.
mi resta la notte attaccata alle mani. impreco contro santi e puttane. non c’è giustizia tra loro. mi chiudo gli occhi con i sogni. sognati male. partoriti da una notte incerta sul buio da farsi. lascio scorrere il sangue dalle vene. è denso di presupposti. rosso più del tramonto. caldo come un fuoco. che brucia lento. e non lascia che cenere immobile. senza vento a nasconderla in giro. la testa rimbalza tra quattro pareti che ho imparato a contare. incastro parole. narrazione di amori vacui. immaginati dalla realtà . corretti con una matita rossa. arranco nel respiro. ho pensieri in salita e in caduta libera. giocano a farmi male. a esistere nonostante. dovrei provvedere a uscite di sicurezza. porte aperte sull’aria da respirare. finestre con un panorama. cieli azzurri come solo altrove. la pioggia un ricordo. il ricordo vapore umido. fumo leggero. da scomparirci attorno.
25.04.04
non rinuncio a viziare l’aria di pensieri. difformi. sensibili. tasti di pianoforte a giocarsi il bianco e il nero. a caso. guardare dentro gli occhi è un nuovo giorno. sono musiche che nascono a est. intrecci ad alto voltaggio. scintille di domande e risposte mischiate insieme. tenui risalite verso un significato che abbia senso. o sensi che abbiano un significato. resto immobile tra correnti d’aria di troppe porte aperte. sintonizzo altre notti su onde medie. frequento questa pelle da vicino e m’immagino felice. estraggo nichel dal passato. chiudo in fretta i buchi nelle tasche. non voglio dispersioni di calore. da qui, immobile, guardo la notte spegnersi. con una sottile nostalgia pronta ad agitare il mattino. provo rincorse da lontano. tento scatti ravvicinati. alleno il fiato per sopravvivere. agito fiori invece delle mani. e saluto il sole.
24.04.04
tempi dispari. notti pari. lo stomaco allagato da malto a buonmercato. disagio insistente. la formula magica è non esserci. mai stato. qui. sfioro le pareti distratto. ho sensi ancora all’erta. codici decifrati altre volte. lasciati morire nell’archivio dietro al cervello. per non vederli spesso muoversi. per lasciare altrove sensazioni forti. e stare qui a misurare quanto dura un sempre. con pazienza. senza fretta di ricomporre minuti in ore. piccole. dalla notte troppo breve. vista da dentro. priva di qualunque sonno possibile. fantasmi allegri giocano intorno alla lampadina che muovo dall’aria. descrive cerchi concentrici e un panorama desolato. illumina una cicatrice rimasta a ricordare. tento di strappare ogni segno d’altro. resto sfinito a pensare che no. non si può. e ci giro intorno. anch’io. come un fantasma.
23.04.04
luci di balera colorano scampoli. di vita. di notte. resto al buio a immaginare. di come saremmo con gli arti scombinati. di come allacciare pensieri a uno sguardo. di come la vita andrebbe vissuta. giro tra le mani i pochi numeri che mi restano. a conti fatti. a somme tirate per i capelli. un gelo m’accoglie. brivido che corre dalla schiena in poi. la paura d’essere immaginato. d’essere differente da ogni mostruosità . un epilogo già finito. morto con l’acqua in bocca. silenzioso di raggiri e di sospiri. terminato dalle parole. dai bicchieri infilati in gola. da un fumo vago per la città . da mani strette nelle tasche. altrui. a cercare gli attimi. quelli sufficienti a descrivere nei dettagli un perché. quelli dimenticati male. quelli che mi cacciano dalla testa. e mi trovano ovunque mi nasconda. in bilico su luci riflesse. illuminato da vicino.
22.04.04
vortici indeboliti dalla mancanza d’aria. soffio io. per spostare le nuvole. per rinunciare a un pensiero. per permettere a un cielo basso d’alzarsi sulle punte. suoni diversi allungano gli ascolti. illuminano di un’altra luce il mattino. ho spento la notte poco fa. me ne manca la nostalgia. il ricordo perfetto dell’oscurità . orfano di sogni sputo in aria saliva e disgusto. quanto manca da qui a un dove. è una domanda che non interroga. vive da sé o giù di lì. che voglia che ho di illustrare un calendario. di passare il tempo a qualcuno. d’altro, che non restituisca momenti vissuti male. ma bolle di sapone. trasparenti come la sincerità . d’un percorso trovato per strada. di sorrisi scomparsi dietro a un angolo. di una via. di case in fila indiana ripiene di perché. di solitudini allungate come ombre in una giornata di sole. oggi, forse.
darei fuoco all’acqua, solo servisse ad asciugare un vapore. umido, dall’affanno inevitabile. di fumo a gocce. come piccoli coltelli affilati dal malessere nascosto tra le pieghe d’un cervello. quanto sale di temperatura un’idea che muore? domanda inutile dal senso nascosto dove. saggio il riposo. nuda la notte. nera la luce. diaframmi aperti dagli occhi. di immagini appese alla mente. di accostamenti rapidi di sfumature. dalla velocità lenta. attorcigliata a un momento solo. vissuto sperando fosse vero. dimmi che vedi da dove sei. legge leggera di gravità . fendo l’aria con un sibilo simile a parole. in punta di lingua. sottese a un’intenzione rivelata. apro la bocca per respirare forte. m’accompagno in strada per non sentire solo, il peso d’un essere così. esattamente al margine. e sdraiato su un fianco. attento a non cadere nel nulla.
20.04.04
che ho di me a spasso per la notte. incognite assortite di percorsi da passeggiare. senza lune a spiare i passi. e un disegno di stelle all’ombra del cielo. ci sono incontri sognati dalla realtà . ci sono mani. labbra incrociate come fosse all’improvviso. momenti gracili. andate e ritorni. ci sono otto silenzi durati poco. e il rumore necessario a riconoscere una poesia. occhi a guardarsi dentro. fumo che vola leggero. e un tremore confuso dal freddo. se le stelle brillassero di giorno oscurerei il cielo. per scriverci storie che ho letto da qualche parte. sto seduto in un angolo. giù in terra. misuro la distanza tra qui e la luna. di come un salto forse non basta. per allontanare il giorno. fino a domani. per saltare ancora in basso. in un gioco impertinente. necessario. adatto a scuotere l’anima dalla polvere. che risplenda.
18.04.04
viaggi in avanti. soste e ripartenze. documenti persi un giorno. d’identità in crisi. di certezze rivelate da una sola fotografia. giro le ruote di notte. ingranaggi in syncro di perverse immaginazioni. ho fianchi che scorrono. pensieri fermi lì. accanto a quel momento. d’un sorriso lasciato a metà . di mani aperte e richiuse di fretta. d’imbarazzo lasciato vivere. chiudo un occhio per uccidere una dimensione. che mi piace poco. che ronza intorno. che dà profondità a un oceano di malessere. appoggio la testa a un vetro. assumo sguardi freddi e trasparenti. come fosse vedere il nulla. e lo applaudo da me. che spiego formule chimiche sul tappeto in calore. e raccolgo a uno a uno coriandoli colorati d’incenso. e smetto di stare fermo. muovo le labbra. scandisco parole che non vorrei sentire. ma torno fermo. ad ascoltare.
17.04.04
la testa tra le mani. le mani nelle tasche. le tasche vuote. una realtà così dissimile da fare il paio con la fantasia. un equivoco di voci nasce dal sogno. disturbo la quiete di un trancio di notte. rotolo sulla schiena. mi sposto da coordinate disperse nello spazio. voglio vedere la vita com’è. vista da dietro. spaccare quei sorrisi in due. per averne di più. di occhi così. a guardare di sbieco. e mani allungate da una luce fioca. di ombre che siamo. e un desiderio importante. di raccogliere pezzi per essere intero. di stringere forte l’anima che ho di fronte. di scivolare dal dubbio al ritorno. non bloccare ogni cosa che nasce nel ventre di un’idea. di cosa essere. di morire dalla voglia. di raccontare ipotesi su qualsiasi luce. di lanciare sfide alla luna. di colorare la notte di un buio più fitto. e restare. fisso dentro a un cerchio. quasi solo. con braccia attorno.
suoni ruvidi alimentano il rumore. di sangue sparso ovunque. di arti spezzati con furore. niente che valga la pena vivere. niente che valga la pena raccontare. mostri di solitudine in bella mostra di sé. dilatazioni temporali tra la notte e il giorno. mistificano un cielo di disgrazie. lacrime perse nella memoria. giochi interrotti da sempre. per sempre. che non è facile sopravvivere a sé stessi. quando il mondo guarda da lontano. spende parole al vento. si rigira su di sé. non cammina più verso un dove. lo ammira da lì. lo distrugge così. quando muore la speranza non resta niente da uccidere. solo distendersi lungo il sangue che corre via. potrebbe avere un senso del destino. che non diviene. resta soltanto. uguale a ieri. a preghiere inesaudite, invocazioni perdute. recitare con voce roca orazioni vetuste può non bastare neanche un po’. quegli occhi troppo aperti non sanno dove guardare. il paradiso è troppo lontano.
16.04.04
quante facce viste di profilo. tutte in silenzio dentro al mondo. riflessi di sole all’ora di pranzo. sistemano il mattino di lato. semplificano uno sguardo all’indietro. lasciare un ritorno non vuol dire nulla. vorrebbe farlo. non può. alzo la voce che mi rimbalza all’interno. per coprire rumore di confusione incipiente. evoluzioni in fumo come respiri assonnati. sospiri dannati. ore passate. minuti contati. piccoli segni d’una assenza pertinente. e qualcosa d’improbabile negli occhi. visti da dentro. striati di pioggia incessante. di parabole ardite. d’ardite risalite. e altri posti dove dovrei essere davvero. lontano da tutte le parole. dai risvegli e dalle notti. posti dove c’è luce per davvero. e la notte aspetta fuori. dalla porta del tempo. e a pulsare un basso impazzito. senza donne di cuori a fottere l’anima. già in saldo per cazzi suoi.
15.04.04
passi in punta di matita. ricorrono sembianze. tra lunghi corridoi e un odore di virtù. non ho gomma da masticare per frenare un impulso. aggancio visioni nitide come ieri. le rilascio nell’aria d’attorno. di fumo intonso e ghiaccio alle pareti. da quanto non ho. non ho avuto. forse neppure avevo. ombre lunghe s’accorciano sotto la pioggia. battente, battuta in velocità da un vento con la rincorsa. da me non c’è posto per molta gente. occupo spazio e pensieri. mi lascio cadere dalle nuvole come fosse vero. lo fosse davvero sognerei. di più. al buio. con un silenzio di fronte. e le maniche rivoltate verso le spalle. e i piedi nudi. a respirare un po’ alla volta. con occhi aperti e giochi di luce nei ricordi. di quando mai sono stato lì. di quando mai c’è stato un sempre. di quando mai tornerò per un momento.
13.04.04
luoghi dell’immaginario immaginati d’un tratto. sequenze d’acqua pura in caduta libera. pezzi sparsi allo spasimo di un meriggio a latere. so che non è così. ma lo immagino davvero. lecco gocce di gelo dal sapore che so. chi mai sarò da qui a poco senza fare domande che non siano risposte. giocare all’alba che nasce dal gioco di un buio controluce. e di rincorsa trovare un cammino. inebriante di per sé. come collo di bottiglia amato senza riserva. e m’inginocchio da me. fronte al gesso di una statua felice. e scendo in strada per trovare la via. d’uscita all’essere. al divinare il futuro prossimo. senza paure rivelate, inevitabili. però col cuore in tasca. che una mano afferra il bicchiere e non lascia scorrere via la notte. senza entrarci per prima.
12.04.04
quanti risvolti ho nei pantaloni. sabbia nascosta tra le pieghe di qualche momento lasciato dov’era. per praticare altri culti. della dimenticanza e del sorriso. dell’abbandono e della strada. persa da qua all’orizzonte, senza soluzione di continuità . possibilità disciolte al sole. unità di misura del mare mistificate da una camera con svista. sul futuro, sul passato, su di me. altro buio da sistemare intorno. altre bottiglie allineate. altri cerchi di fumo persi nell’aria. altre idee sistemate in altri luoghi del pensiero. ho nostalgie piccole da buttare da un ponte. ricordi flebili da perdere in un attimo. e altre parole da mettere in fila ad aspettare. senza sapere cosa. senza tasche per le mani. senza un posto dove stare. se fosse andare via così.
7.04.04
in notti come queste mi porterei a letto la luna. peccati di gola e di sana gioventù. gia non ricordo com'è stato. deluso da un'impressione flebile di comunanza con la notte e le sue derive. allungo caffè con acqua sporca per dormire meglio. per non restare sveglio a ricordare chi sono con esattezza. a restare invece. vago su ciò che accade senza distiguere un minuto per me. ho un cancro ai pensieri. impazziti dalla frenesia di essere di per sé. senza terapia esoterica d'annichilimento. che sarebbe il meglio. per una giustizia giusta. di quel che la vita nasconde e rivela. ho pugni segnati sul muro. parole sfregiate dall'iniziativa. perduta lungo un istante che so qual'è. e a volte ritorno. in me. senz'altra speranza che non sia il buio. oltre la siepe.
6.04.04
darei fuoco all’acqua, solo servisse ad asciugare un vapore. umido, dall’affanno inevitabile. di fumo a gocce. come piccoli coltelli affilati dal malessere nascosto tra le pieghe d’un cervello. quanto sale di temperatura un’idea che muore? domanda inutile dal senso nascosto dove. saggio il riposo. nuda la notte. nera la luce. rosso il sangue. rotti i pensieri. immagino silenzi accanto a un temporale. un lampo al cuore. un braccio più corto. due sponde vicine. un’inondazione improvvisa di acqua da asciugare con pazienza. saranno lacrime, gocce fatte a pezzi da una parola detta a caso. sarà quest’ora fatta di niente. senza un bivio per confondere. senza uscite dalla paranoia. sto qui. lo so. e mi chiedo veramente dove. per muovere un passo. sistemare al suo posto uno sfiorar di labbra. allungare una mano e stringere altro dall’aria. che mi serve per respirare.
4.04.04
c’è un’ombra che canta appiccicata alla parete. la guardo di traverso mentre ascolto. un canto assurdo di rime scombinate. d’allegorie trascese e bugie pop. poco importa alla notte se un rumore l’interrompe. poco importa al giorno d’esserci ancora. se sono ombre lunghe a dominare la scena. a rappresentare scampoli di vita in un nero uniforme. allungate tra pavimento e muri di cinta. fuggono di nascosto da una finestra sospetta ed evidente. un buco nel tempo e nello spazio. resto così solo con quella melodia nell’aria. che non so che farmene dopo averla riascoltata per cortesia. e m’agito lo stomaco con bruciori da luogo comune. senza ghiaccio. dal caldo che fa. perle di sudore colano dai capelli lungo le spalle. è strano esserci dentro. impossibile uscirne. debiti di parole presentano il conto adesso. che non ne trovo più.
vortici d’ebbrezza barcollano sulle gambe. ho visioni rotonde e rotanti davanti agli occhi. che forse sono chiusi. dalla notte lasciata a metà . da un soffio d’aria troppo fredda per essere accolta. non ho coraggio per questo immaginario. le pareti comprimono una sensazione e la spremono fino all’alba. vorrei trovarne tracce al risveglio. vorrei trasformarle in linee curve su di un foglio di quaderno. giro gli occhi indietro per rivedere com’ero. mille anni fa a vagare nudo tra boschi cantati da uno stornello popolare. senza limiti di pudore e vergogna, ubriaco di vino e di malinconia. un orrore disposto a ingoiare l’ignoto. una beffa perduta nel tempo. leggerò salmi, da savio e sobrio. da fermo e sorridente. da un inutile pulpito scolpito nella pietra leggerò tra le righe dei volti assenti. segnerò le rughe con un pastello colorato. e chiamerò il tempo per nome.
2.04.04
minuti in attesa in fondo a una lista. non è possibile che diluire la notte, allontanare il giorno. che fare di me chiuso in un angolo del tempo. senza vie d’uscita apparenti. a ubriacarmi d’ansie brevi. a nutrirmi di poca aria viziata. sostengo tesi improbabili su ogni argomento. argino il dolore lontano dal presente. cerco di farmi coraggio attraverso un buio fitto di sacralità immolate a chissà quale dio. non auspico soluzioni saline di lacrime trattenute. di risa concepite da reazioni piuttosto nervose. catturo un sogno e lo faccio prigioniero per sempre. che comunque mi pare poco. che occupo spazi così vuoti da sentirne la differenza. ho mani da stringere, montagne da scalare. cieli da ricordare, strade da percorrere. ho qualcosa di me perso in giro, almeno fino a quando non smetterò di cercarlo.


