31.05.04
ci sono film muti che parlano da soli. ci sono immagini che faticano a essere immaginate. ci sono io. chiuso dentro all’infinito. con qualche silenzio da rispettare. e poca aria per respirare. mi spalmo la notte sugli occhi. e cerco angoli in cui nascondere. sofferenze di seconda mano. faccio le pulci a un cane che mi guarda per farmi compagnia. penso ad altro che non ho altro a cui pensare. le ho carezzato gli occhi e l’ho vista da vicino. il resto le si è spento attorno. resto sospeso in un momento. e brindo all’arsura. che mi rimanga la sete sufficiente per vuotare un bicchiere. a diluire l’inquietudine che rappresento. a interpretare me stesso su di un palco evanescente. geloso di un pubblico che non resta seduto a guardare. in fuga com’è. da qualsiasi attimo passato di qua. ho una canzone che non suona. ferma in testa. in attesa d’altra musica. ancora da venire.
30.05.04
terra senza cuore. umida di vermi e muschio. volge al nord la sua faccia migliore. nasconde giorni passati a guardarla. avida di storie e passato. non rilascia altro che vapori d’inverno. secca al sole ogni sguardo che l’attraversa. la cammino d’un tratto. la solletico di notte. ne conto gli angoli bui. e mi racconto un pensiero. di come sia possibile vivere tra lei e le stelle. con il cielo intorno. con rumori lontani d’un torrente impetuoso e freddo. resto fermo ad ascoltare. e non mi sento più. muovere passi per andare. cerco le parole per riempire questo silenzio. trovo lettere da combinare a caso. che poco importa il significato. conto fino a cento. e torno indietro. fino allo zero assoluto. carezze da disegnare prima di dormire. numeri da dare. per non impazzire. senza farci caso. e allontanare un fantasma. che non sa parlare. e di più non dice.
29.05.04
occhi che s’accarezzano. scavano nel buio di una notte accesa da poco. cancello le parole che s’azzuffano coi pensieri. resto sospeso tra una nota e l’intenzione. respiro forte per avere qualcosa da fare. fiori colorati piantano il loro stelo nel cervello. succhiano avidamente un’emozione. spargono petali sulle angosce. profumano di nuovo le stanze dei sogni. a due passi da un muro. lo guardo fascinato da quant’è liscio. ci sbatto la testa per provare a restare vivo. per guardare male la realtà . che gioca scherzi all’eternità . e si butta via. sul ciglio di una strada. chiusa. da lavori in corso. da una direzione perduta. verso dove. che cerco da me. che trovo più in là . che conto i giorni per sottrarli alle notti. che sospiro male ogni anelito. che dovrei chiudere gli occhi per riposare un po’. da quest’andare. incosciente dell’inerzia.
28.05.04
anime distinte separano infiniti. giocano a scomparire di fretta. e restano a guardare da lontano. lo sguardo fisso di fronte. sfida rinascimentale di pupille decolorate dal mistero. mistica astinenza quaresimale. negazione di verità improvvisate. piedi cementati a terra. senz’altro movimento che non sia il pensiero. aspiro a un duello cortese. di morti romantiche e discese ardite. intanto discendo da quel che ero. versione approssimata di qualche appunto preso in gioventù. sgomito l’aria in assenza di spazio. mi spacco le ossa per avere un dolore da sopportare. e non agito più. nessuna bandiera colorata. soddisfo il gusto con il piacere e dintorni. di flebili accorgimenti. di un toccare dentro. le viscere e il cuore. che quando batte respira per me. e divide i silenzi dal rintocco. di sangue spinto in vena con poesia e ritmo. sorprendendomi a ogni respiro.
26.05.04
chissà se ricorda quella notte in cui. io, ho dismesso panni bagnati dall’umidità di rugiada. ho dormito male sotto al cielo. ho avanzi di illusioni andate a male. ma sale dall’inconscio. quest’ipocrisia del ballo. del giorno di festa. dell’angolo buio dove vomitare la notte e la bile. giacciono accanto. parole conseguenti di forza bruta. illazioni gentili come ammiccamenti. mi rendo conto del vuoto. del volto che ha una fotografia mai venuta alla luce. girotondo di fate turchine. invecchiate nelle fiabe. morte dal tempo. derise dal pubblico appagante. rimescolo torbide inquietudini. mastico saliva in eccesso. derivo un respiro dall’aria viziata. lascio la strada scorrere piano sotto ai piedi. senza sapere dove. eppure qualche idea l’avevo. di dover essere presente. di esserci insomma. ovunque fosse.
25.05.04
mi circondo di specchi per riflettere. lucido pensieri con panni delicati. morbidi di altri momenti. intreccio fili di luce nel buio. provoco sensazioni statiche d’inutilità . senz’altro essere di fronte. senz’altro avere mani vuote da riempire. smetto d’esigere una dimensione. che mi riempia di notti fragili. d’agili improvvisazioni di un sentimento. batte il cuore. in ritirata. soffoca le vene di sangue ribelle. diluito con l’acqua benedetta da un temporale. purificata dal fulmine. luce e silenzio per un attimo. prima del fragore. di nuvole folli sparse in cielo. non c’è più possibilità alcuna. di comprendere una parola tra le tante. un gesto tra la folla. un bacio lasciato a casa. tra ricordi e trofei. di teste mozzate dal tempo. sconfitto dal futuro in caduta libera. in un pozzo senza luce né pietà . avido d’acque sporche e ratti in aspettativa.
24.05.04
notti lasciate vivere d’inerzia. fantasie sbagliate costruite sui minuti in rincorsa. aspettando godot e pochi altri. non c’è pubblico all’arrivo. non c’è sogno rimasto sveglio ad aspettare. solo unghie nella pelle a graffiare un ricordo. d’intensità palpabile e suoni tenui. lievi accorgimenti dello sguardo. che cerca altrove una disperazione. raccolgo le forze per fingere un entusiasmo sopito. nascosto dal rigore imposto alle forme. di lasciare immobile il passato. di finestre chiuse e aria viziata dal fumo. rade nebbie allontanano la solita speranza. scovano altri modi della sofferenza. nel restare uguali a sé. nel diffondere in circolo lacrime di adrenalina. insofferenze che invecchiano col tempo perso. a costruire una dimensione. a ridefinire un ardito sentire. ad aprire una bocca muta d’ogni suono.
23.05.04
ci sono lune di passaggio. in cieli deserti di stelle. percezioni sottili da un mondo che sta insieme per caso. ho lasciato in disordine qualche pezzo di me. e nessuna voglia di ricomporre l’anima in frantumi. c’è un buio che scende a fatica e non apprezza il silenzio. ci sono voci che urlano senza interrompersi. profumi che addensano l’aria di dispiaceri. una piccola ironia carezza la pelle. umida di notte. fisso la parete di fronte. e m’allontano da qui. viaggio dentro un bicchiere di sangria. separando la frutta dalle intenzioni. m’appoggio a un sogno. che non è mio. rubato all’alba di un giorno nuovo e vestito a festa. chiudo le labbra a ogni sorriso nascosto. lego i capelli ai pensieri. m’immagino visto da fuori e dentro allo stesso sogno. senza svegliare chi dorme per me.
22.05.04
cerco un’immagine riflessa in ogni goccia di pioggia. che mi scende accanto. sollevo la malinconia da terra e la lascio ricadere. devo chiudere tutta la luce. in una busta di plastica. per lanciarla in aria nel pieno della notte. per non vedere ombre allo specchio. dipinte da fantasmi che ballano una nenia insopportabile. chissà se un’anima tornerà . a risplendere da sé. a definire un mistero. conto bottiglie ordinate a seconda del dispiacere. ammucchio cenere di pensieri morti. lascio frasi a metà . orfane di parole. prive di significato. ho un’attesa ferma ad aspettare. in fondo a una speranza. a definire un’urgenza coi suoi contorni. sette colori illuminano un arcobaleno. tracciano una via nel cielo fingendo l’allegria che non piove. trascinano lontano la fine di un sogno. il tuono di un temporale. e chissà dove muoiono.
lei lo sa d’essere carne. lo sa nello sguardo. di quando le tremano le dita. di quando vola da qui. e sente l’aria in faccia. lo sa dal tempo. che le cola dalle palpebre. in cerca di luce. lo sa da una prepotenza. che la vuole colpevole d’innocenza. lei sa d’essere carne. e non parole a caccia di significato. saliva un dispiacere poco sotto la lingua. un fastidio di dolore e fuoco. rottura debole della percezione. eppure in qualche vita dovrà pur esistere. per essere madre d’altro dolore. e puttana compiacente. di un qualche effimero pensiero. lei sa d’essere carne. in fuga da un piccolo infinito. rovinata a terra dalla gravità di una legge. eppure scorre accanto a un fiume. fino al mare. che si specchia nella luna. in notti che sa trovare all’improvviso. coi piedi nudi a sfiorare l’acqua che brilla. d’un altro sperare.
21.05.04
ci sarebbe da morire un poco. come fiori appassiti in acque putride. stridendo i denti. schiacciando il cuore con le mani. dominare il tempo dai ricordi. pretendere la vita da un momento. e sciogliere i capelli tra le dita. e non restare a rinascere per niente. buco la notte con un pezzo di plastica. sposto la luna dallo sguardo. riempio d’inutilità ogni gesto. se l’amore è morto è perché l’ho ammazzato io. sconfitto dalle prime file. da una trincea al fronte. da due colonne di giornale. e se voglio ancora morderle la pelle è per lasciare un segno. per suggerirle una parola di silenzio. per precipitare dall’alto. e non muovere l’aria. sistemare un affetto in un sottoscala. cercare d’essere almeno una luce. che si spegne col buio. per accendere un sorriso in più. interrotto dalla pioggia nel deserto. immaginando di guardare di nascosto. un fiore che nasce davvero.
19.05.04
scendo di rado a incrociare angoli di strada. osservo gli occhi negli occhi e m’anima un’illusione. non è vero che sono qui. non per me. almeno. ci sono bugie taciute dalla voce. sconfitte dalla ragione. ci sono ragioni sconfitte dalle bugie. taciute dal desiderio. io mi scompongo in essenza e bevo acque torbide. insisto sui passi che ho percorso. lento a perdere un’abitudine. con un andare asincrono e scomposto. abbraccio fantasmi incontrati per caso. macino il gusto retrò della nostalgia. del non essere a tempo. mi lucido le tempie col sangue che distillo a gocce. da vene tagliate. ferite profonde da esplorare. con impazienza. come fosse un rito antico. usanza perduta di nessuna importanza. stanotte ho spento anche il buio. sulle tracce del nulla mi spacco in due. per continuare a cercare. fin dove è possibile. esserci.
pensieri fanno scempio delle viscere. sono frutti di assenze ingiustificate. lontananze soffiate dal vento. inquietudini approssimate per difetto. non resta che la notte. per avvolgere un sentire. differente, lieve e sensibile a ogni istante. c’è una strana ricerca del quando. che percorre il tempo contato a minuti e frazionato male. c’è uno strano pensare al dove. che distingue qualsiasi pausa tra le parole immaginate. eppure no. non è aprendo buchi nella testa. che fugge un’ossessione. che torna un’emozione. che resta ignoto l’appartenere a una sensazione perfetta. mando in fumo una sigaretta. per sentirla bruciare nel silenzio. per scottarmi le dita di brace. per ingannare l’attimo in cui tornerò a vivere per davvero. eppure no. non è illuminando una stella. che si accende il cielo. e lo si sta a guardare.
18.05.04
ci sono logiche disarmanti. a definire una sensazione. di sangue che lascia le vene. di un rigurgito di buoni sentimenti. dispersi nell’umido di un calore notturno. carezzare un bicchiere di lato. come fosse l’unica possibilità . di rendere buia la notte. d’affrontare l’oscurità senza consapevolezza alcuna. negare un movimento qualsiasi. fosse avvicinare gioia e candore. rabbia che sale nelle ossa. percorre un brivido d’impotenza. e salta d’improvviso nel nulla. scarica a terra perifrasi giocose. scampoli di cose da dire già dette. parole in cerca di significato. incrocio le gambe e le braccia. rifiuto appartenenze al genere umano. generate da mostri d’insofferenza. ridicole posture del sentire comune. banalità inespresse come necessità perdute. lascio scivolare in gola il benessere d’un sentimento nobile. bevo fino a sfinire i sensi. e tornare in me.
17.05.04
le spalle poggiate al muro. lasciano un’impronta disegnata male. sollevo una coltre di buio su una sera dalla notte incipiente. spengo idee di luci sparse. e soffro un istante di malinconia. gioco a nascondermi al mondo. tanto da non ritrovare più. nessuna cosa che cerco. osservo un cielo basso schiacciare le nuvole. un movimento impercettibile mi muove d’intorno. sposta altri scenari in altre notti. annoda fili da sciogliere con pazienza. sa che ricordo bene tutto quello che ho da dimenticare. mentre frugo tra canzoni lasciate morire nell’aria di un incontro. tento d’allacciare passato e presente in un tempo utile. al vivere di significati differenti. con leggere sofferenze. punte di lacrima lasciate seccare al sole. che non ne resti traccia. di un’infinita serie di piccole felicità . sacrificate al dio dell’essere così come vorremmo.
16.05.04
graffio il sole negli occhi. quando spegne la notte. sopravvivo con incubi stampati nell’immaginario. brucio la pelle col respiro. conservo parole sottovuoto. prive di significato. sino al tempo in cui mi toccherà di vivere. c’è un mondo di disgrazie. fuori da qui. sotto altri soli. nel buio di altre notti. m’ubriaco piano. che la fretta mi ha dimenticato qui. ad annegare in un bicchiere soltanto. batto pugni sul muro. per avere risposte. per rompere il silenzio. per spaccarmi le mani. per dare un senso ai sensi. ho quattro angoli in cui rifugiarmi a sorridere. coni d’ombra al riparo dalle stelle. in caduta libera. gonfie di desideri inespressi. riconosco dall’odore i dettagli di un volto. fiorito in primavera da un temporale che mi è caduto addosso. erano notti di strade. percorse andando a caso. tra cielo e terra. giusto nel mezzo.
15.05.04
fiori nel vento. li vedo appassire di fretta. seccati dal sole restano. piegati su steli fragili e deboli d’acqua. non ho alchimie di riserva per farli sopravvivere. resta solo un senso di gratitudine. per la gioia d’essere colore alla vista. profumo all’olfatto. delicatezza al tatto. restano nude. le ombre proiettate lungo il muro. tagliato da fotografie senza volti. di corpi sospesi e confusi. appesi ad anime perse. mi disegno sulla pelle la mappa di un incontro. marchio a fuoco il mio nome sul petto. lascio bruciare le parole e i percorsi. che altre verranno. uguali a sempre. a illudere il destino senza poterlo riconoscere. a descrivere i volti mancanti. teste tagliate dalla memoria. falsa e bugiarda. nuda anch’essa di realtà . fisso chiodi alle pareti. che non sostengano nulla fino alla fine. che restino immagine immaginata. sofferenza da buttare via. assieme all’acqua che piove quando capita.
ho un amore che grida da lontano. chissà se sento ancora davvero. o confondo suoni e rumori. nel dubbio gioco a vuotare il bicchiere che ho davanti. con una mano tra i capelli attiro a me quelle labbra con in mezzo un sorriso. non distinguo il buio dal nero. se la notte s’allunga del pensare. all’indefinito pallido dagli occhi gonfi. al fiume che scorre. al sangue raffermo. leggo il futuro nel ghiaccio. ma non riesco ad andare oltre a un attimo fa. osservo le gocce che colano lungo le dita. nascondo la mia ombra sotto al letto. e l’immagino diversa da lei. lascio andare il fumo a nasconderle le spalle. ne ascolto il respiro. irregolare. come di un sogno sognato a fatica. come di una corsa breve. la sento stringere le mani senza paure. la stringo addosso per più di un attimo. e la lascio correre via da qui. che dorme ancora. con gli occhi chiusi. e un sogno da finire.
13.05.04
lanciare pietre in mare. è esercizio retorico di nostalgia. delle notti lasciate indietro. irrisolte di per sé. costruite su spigoli e conficcate nel cielo attorno alla luna. è rumore di risacca. che si porta via rabbia consumata. che restituisce il candore d’un riflesso. conati di vomito di un sentire estraneo. vibrano dallo stomaco al cervello. aprono spazi da riempire. lucidano gli occhi di poca luce. amplificano il tremore di un’attitudine. spostano d’accanto false verità . rumori d’onde sottomesse a una logica costante. col vento a spingere i desideri oltre l’orizzonte. dentro a bottiglie vuote di messaggi. c’è qualcosa d’irriconoscibile in quest’osservare da dove sono. una piccola crudeltà che migliora il tempo. che logora la respirazione. la uccide in memoria di un solo istante. passato a disconoscere la felicità . lancinante nel suo apparire.
12.05.04
lascio che le pareti grondino sangue. seziono il buio per cercarne l’origine. da qui non vedo nulla di possibile. lascio andare una carezza su una schiena voltata di spalle. ne immagino il candore. altre vite fa. lascio di me poche tracce in giro. cancello parole in cui mi nascondo. rovescio la testa all’indietro. arresto un battito e lo ascolto ripetersi. lascio che sguardi s’incrocino lontani. senza incontri previsti. senz’altra lettura del presente. lascio al vento il soffio che trascina polvere di minuti contati. le sfioro le ciglia per non avere rimorsi. da possedere. da accompagnare via da lì. lascio fare al gioco perverso. di segnare il sangue con impronte di mani. uscite improvvise dalle braccia. col gusto tattile di un sapore dolciastro. lascio che l’onda mi trascini con lei. oltre la soglia di un immaginario. verso un dove.
11.05.04
un profumo di donna. mi cerchia la testa. stampo in memoria un volto. analizzo frame di istanti messi d’accordo. mi rivolto nell’aria. circondo l’intorno di brividi a tratti. mi sposto lievemente per cambiare un’idea. scombino i pensieri per confondermi da me. non c’è soluzione chimica possibile. di sciogliere ghiaccio sulla fronte per diluire un’assenza. fingere di essere altrove. dove non mi vado a cercare. dove non mi posso trovare. sognare vie di fuga da una prospettiva qualunque. selezione di possibilità tra l’infinito e il nulla. gioie di poco conto. se la resa risulta inevitabile. il fumo oscura desideri da esprimere. nelle intenzioni ci sono solo stelle. da abbattere con uno sputo. per seguirne la scia. per cadere con loro giù dal cielo. per disegnare traiettorie impazzite. di malinconia latente. di sorrisi lasciati a metà . di buchi nel vuoto. a perdere.
9.05.04
lacerazioni sulla pelle a contatto. scampoli di rancore. se li gioca il tempo di un addio. ci sono notti scure di dubbi e chiare di luna. sotto al cielo cose accadono. nell’immobilità di un cerchio intorno. di mani accorte dentro agli occhi. stracci colorati tracciano la via da seguire. per andare senza arrivare. per scommettere una lira. per trovare conforto e tepore. parole a sillabe confuse sfumano nell’aria. prendono forma assurda in un pensiero postumo. giocano malvagie a creare illusioni in distorsione temporale. ho indosso il mio vestito migliore. fatto di niente. con l’anima al freddo. e carne viva sulle ossa. troppe cose da dire restano mute. ignorate da un destino. girano in testa per fare male. sciolgono stilemi d’amore e morte. frugano negli angoli. in cerca di verità rivelate. rimbalzano tra le stelle e si perdono a fatica. nel buio che ci sta attorno.
qui c'era un post, che ora non c'è più...
8.05.04
dispongo di pochi attimi per respirare. allargo gli occhi e i polmoni. faccio il pieno di luce e di aria. ho le ginocchia logore di un tempo. ferite sanguinanti di mercurio cromo. un proposito definito di non essere. e tempo da sperdere in giro. ci sono primavere nascoste. dal tempo, dalla pioggia, dall’anima. ci sono estati colme di calore. e inverni tiepidi. autunni con le foglie a mezz’aria. io nascondo le mani. piagate dal freddo incosciente. trovato la notte. all’ombra di lampioni spenti. quattro gatti per strada e le finestre chiuse. luci lontane dall’iride e passi stanchi. trascinati appresso per l’abitudine che ho di andare. lontano dal tempo. con mete improvvise. e soste frequenti. per bere e fumare in un angolo nascosto dal vento. per riassumere il cammino e magari tornare. dove non so andare. dove vorrei già essere.
7.05.04
giacciono. cristalli di vapore appoggiati al vetro. annullano una vista possibile. su quello che c’è acceso della notte. sulle ombre disegnate dagli spigoli. sulla pioggia da cadere. sull’acqua che striscia per strada. non c’è niente da vedere meglio. non è neppure un motivo per restare sveglio. sto allertato da qualsiasi rumore distratto. figlio del caso e del caos che mi gira intorno. Scorro un dito sul vetro. disegno parole tronche di significato. tutte in fila. inseguendo un pensiero. ci stampo la mano aperta in calce. fosse testimonianza d’esistere. fosse indice di passaggio e saluto. l’umidità filtra distorsioni deboli di luce. m’illumina a tratti. mi conforta quest’attimo impaziente. d’attese vane. di calore addosso. dei whisky andati. di malinconie bevute di fretta. quand’ero seduto in strada a rompere la solitudine di una goccia riflessa. e mi guardo respirare. ora.
6.05.04
quale fascinazione ho per le strade perdute. quelle con petali di fiori ai lati e un rigagnolo di sangue nel mezzo. ci cammino a piedi nudi. del tutto inadeguato. spengo il sole di mattina presto. per avere pupille più grandi. per smaltire la notte. mi ricucio le vene alla fine d’ogni perplessità . e procedo lentamente. come fosse inevitabile morire pezzo a pezzo. lascio alle spalle un letto caldo di mimose. sollevo i sassi al passare. solo per sapere se ci sono ancora sogni nascosti. tra vermi e terra umida. di un giorno dopo la pioggia. ci trovo un sapore di donna. che lascio sfumare in un ricordo da dimenticare. bestemmio un raggio di luce che mi passa attraverso. non ho virtù da svendere al mercato. compro sentimenti a basso prezzo. che so che fanno male. a legarli con il tempo. a chiuderli nelle tasche. sulla via del ritorno.
5.05.04
c’è nell’aria. qualche disperazione attutita dal buio. saggi e potenti fanno a gara coi perdenti. un’ansa di fiume nasconde l’acqua che va. troppe immagini disegnano una finestra sul muro. appoggio a terra le mani. il pavimento umido soccorre la voglia di vuoto che avrei. m’agito appena. come se fosse necessario. evidente. un movimento che mi percorre la schiena. un brivido da nascondere per bene. uno spasmo inavvertito. scelgo quale illusione indossare per la notte. scendo a patti con l’altro che ero. che sarei stato. con un colpo in canna. e il grilletto facile. e un’altra terra. da respirare. e altre donne da dimenticare in fretta. soffi di vento che corrono avanti. lasciano foglie sugli alberi. dimentichi d’un estate da passare e regalare via. al migliore dei tempi. a una smorfia di dolore. all’insofferenza che appartiene. a chi la vuole.
ginocchia piegate dal vento. di una maledizione impertinente. do le spalle al mondo per non vedere che faccia ha. dispero un momento che manca da qui. sollevo le braccia al cielo e gli strappo le nuvole. per vederci chiaro. per toccare la luna. lingue morbide si carezzano i fianchi. lasciano tracce da riconoscere dall’odore. mastico amaro un sentimento nobile. d’essere o avere. di sfinimenti atroci sulle sfumature di parole dolci. all’apparenza che inganna. diluvio d’acque rotte dall’emozione. orgoglio che stacca gli arti da un abbraccio. per portarli via. per seppellirli sul greto di un torrente. che porta a valle carcasse di buone intenzioni annegate a monte. resto a guardare senza voce. senza pensieri a stonare una canzone. coi piedi nell’acqua. e lo sguardo che scorre via. tra rocce e fango. verso il buio di un’altra notte.
4.05.04
indolente. poggiato sui gomiti mi rivolto lo stomaco. nausea incipiente per i dintorni. conto numeri romani a rovescio dalla pazienza che ho. di non finire qui. di arrestare il battito d’ali e cadere. da una torre crollata. da rovine da rimettere insieme. dove sta nascosto il quando. dov’era nascosto il come. coppe stracolme di sangue. repliche di graal e desideri. m’adagio piano coi piedi a terra. conto i kilometri che faccio stirando i pensieri. descrivo la noia come assente. e provo a sterzare improvviso. in bilico su un filo di notte. respiro a lungo e m’accorgo. di meste processioni in fila per l’inferno. di litanie sconsacrate che violentano i timpani. di flagellazioni inutili senza colpe da espiare. di mute rassegnazioni in silenzio. d’anime in pena sconfitte dall’oblio. mi chiudo le orecchie per un sussulto di gioia. che non c’è. e si rivela.
3.05.04
dimmi se all’anima resta qualcosa da dare. in pasto al peggio. succhia questa parte di me e dimmi che sapore ha. dimmi se è vero che sono ubriaco di follia. che ho poco da vendere al mercato dei sogni. che non posso comprare le nuvole. per oscurare il cielo. per attraversarci la notte. smetto all’istante di respirare. non posso morire così. soffocato da un mio pensiero. allungo le mani più che posso. ma non arrivo a nulla. che posso raggiungere e toccare. mi risistemo coerente. nei modi e nei templi. mi sorprendo a pregare di nascosto. un dio da inventare. da scacciare da terra verso il paradiso. un dio che non mi lascia vivere. e neanche morire. mi faccio largo tra i miei dissapori. fuggo da una leggera brezza che m’insegue. ho troppo freddo. per poter pensare. a come uscire da me per andarmene. finalmente.
mi fa bene che piova. sulla polvere che ho addosso. sulle strade che cammino. entro zitto zitto nel silenzio e ci resto da un po’. guardo l’acqua scorrere sulle parole. sui gesti inconsapevoli. sulle palpebre lucide di malinconia. ho immagini confuse di mille vergini a correre altrove. di animali pazienti a spasso per la città . scampanano un avvertimento sacro. di stagione sofferente. d’altro verde acquisito. d’una speranza in progres. chiuso nello stesso angolo di silenzio cerco compagnia. col poco spazio che c’è. per stare stretti accanto. per leggere altri pensieri. d’immondi immaginati. d’azioni e spasmi sconosciuti. d’una fortuna inspirata dalle narici. rilasciata in un alito di vento a perdersi via. sto qui, "analizzo, scavo e poi sputo le sentenze" in faccia agli angeli del mio purgatorio. non ho vie d’uscita. posso solo cercare d’entrare.
1.05.04
giro su di me. mi arrotolo inconsapevole di quanto. navigo a vista per la notte. che incontro sulla mia strada. la guardo passare indifferente. con qualche ansia messa da parte. riflessi condizionati sollecitano i nervi. sguardi fugaci agguantano poco di quel che vedono. c’è una fetta di luna sottolineata da nuvole sottili. che sia di presagio alcuno. che sia specchio di luce riflessa. a più mandate. serrata come la necessità . persa in un angolo di cielo. difficile sapere dove andrà a finire. difficile sapere come andrà finire. cerco d’essere perpendicolare all’altra metà del sole. giuro mai più ancora una volta. archivio vecchie storie passate da qui. leggo libri facili, con la fine descritta a metà . mentre declamo poesie da un pulpito distrutto dall’intensità . dal clamore folle di un verso lasciato a morire. senza la rima che si merita. nemmeno un’assonanza. a farlo vivere per sempre.


