31.07.04
ci sono notti chiuse dentro a un vortice. albe che a guardarle da vicino somigliano a tramonti. voli dai quali cado di frequente. per non aver imparato a volare. per mancanza d’aria da respirare. con le ali sofferenti in assenza di vento. rimango coi piedi per terra. e sabbia nelle scarpe. mi chino a giocare con piccoli vermi che vanno poco lontano. è l’odore di questa terra. a dirmi che c’è vita. anche al buio. coperto da una coltre leggera. di nubi all’improvviso. scompongo parole lette ad alta voce. cercando un senso. provando a spegnere il cervello. lascio perdere un’emozione. che non è il momento. di ululare alla luna. di restare immobile a digrignare i denti. risalgo una china. per guardare dall’alto cose che non posso vedere. per ascoltare cose che non posso sentire. sarebbe bastato un attimo. per rivoltarmi da come sono. per agganciare un sorriso a una stella.
30.07.04
seziono la notte per trovarci un po’ di me. di quello che ho lasciato lì. senza andarmene. per dimenticanza e distrazione. ritrovo un gesto da non credere possibile. scopro possibilità da ritrovare. lascio che il vento soffi tra i capelli di chi. io resto. a fare il paio con la malinconia. ad ascoltare da lontano. a intonare canzoni stonate. resto appeso al nulla. sgambando nel vuoto come fosse camminare. descrivendo una foto nei dettagli. di un’altra notte e un viso addosso. di parole uscite a stento. dagli occhi e dalle mani. dedico un bicchiere all’aldilà. che non so bene dove sia. e continuo a respirare piano. non mi alzerò da qui. no. ci sarà un silenzio e qualche angolo di buio. con cui ripararsi dal tempo. coi quali carezzare un’attesa. di notti docili. come un’onda che torna a riva. a stento. per essere altro e cantare.
29.07.04
ho dismesso l’infinito dai miei calcoli. lucido bottiglie per non restare a mani vuote. inerte, affascinato dall’obliquità di un pensiero. quasi fosse tattile. quasi fosse verità rivelata. e non un liquido adagiato sul fondo. infine. dispero un aggettivo sincero. un incedere preciso di passi sulle scale. un lamento ordinato, compunto. la notte scricchiola se calpesto il buio. se muovo le mani alla ricerca. se l’ascolto bene. affilo le armi. per la guerra in corso. per una difesa ardita. per vederle luccicare da lontano. socchiudo gli occhi per il dolore che ho di guardare la luce. ho un’emozione in sintesi. da non raccontare. da sezionare per trovarci dentro cose. da toccare. da sfiorare con la lingua. come fossero bambole cinesi da carezzare una per volta. come fosse sognare un’illusione. resto qui, come fosse non esserci.
28.07.04
battiti di cardio in apprensione. distorsione acustica d’ombre lasciate apparire. che gusto ci sarebbe a essere il silenzio. mi svesto d’ogni abito. procedo lento camminando all’indietro. poi, spalle al muro, lascio che a scivolare siano le mani. lungo una parete liscia. fredda. nuda. non so dove andare. no strade bianche descritte da un racconto. niente più memoria d’una via. resto immobile e verticale. gratto vernice dal muro. i nervi sfiorano la pelle. un tono di voce mi gira in loop. aspetto qui. che si calmi la tempesta. che siano soffici le nuvole. che giochino a rubare la luna. che mi disegnino figure maledette. ho viscere erose dal dubbio. di resistere a quest’esistenza. qui, in piedi accanto a me. in coerente attesa. in bilico su di una retta che mi taglia a metà. e divide un pensiero. dagli altri.
27.07.04
è un indugio inopportuno. quello che mi blocca all’ingresso della notte. annuso l’aria e diffido. fischietto un dies irae per ingannare il giorno nell’attesa. sincero quest’incubo. tanto da non lasciarmi uscire da qui. tanto da imprigionare la realtà. la notte non ha uscite di sicurezza. ha finestre dalle quali buttarsi nel mondo. ma quello che si vede da qui è piccolo davvero. e antico. stappo una bottiglia e brindo. a ogni cosa possibile. a una stella caduta senza desideri. al buio nascosto. all’ironia sottile. di essere sempre altrove nel tempo. cado seduto in preda all’immaginario. accarezzo un bicchiere e cerco qualcosa da dimenticare. con poca voglia. di lasciar andare un pensiero per fatti suoi. ho specchi rotti dall’immaginare. ho riflessioni morte dal ridere. dimesse e tristi accanto ai cocci. ho piedi nudi e piccoli tagli di un movimento. e uno strano sorriso. messo lì. indossato per l’occasione.
tutto detto. un refolo d’aria mi solleva dalla notte. mi sposta dentro. m’adagia più in là. al buio della consapevolezza. d’ali di gabbiano spiegate a bruciare dalla velocità. non vedo angeli attorno ad aleggiare. solo cani sciolti e mostri sacri con bocche spalancate e denti sporchi. bave colanti e rigide posizioni. un sogno immobile. una visione estatica. un disturbo evidente. di membra penzolanti e un occhio chiuso. per non misurare la distanza. tra me e me. tra un corpo e lo spazio. tra un’idea e la mia. sollevo obiezioni per lasciarle cadere. m’aspetto altro da un momento. ho una voglia sopita. d’aprire un sorriso con le mani. e leccarlo da dentro. di stamparlo all’interno delle palpebre e tenere gli occhi chiusi. non c’è grazia nei miei gesti. s’impone il rigore d’un emozione. che scivola maldestra in ogni ciò che faccio. e dico. e penso. e così rivelo.
26.07.04
recito strane litanie. ogni notte di mezzaluna. non m’accorgo di parlare col respiro. d’agitare le mani nella confusione. penso sempre a come non pensare. e non trovo soluzione. per la disperazione chiusa in un abbraccio. per un pensiero descritto dagli occhi. ci sono opportunità che lasciano a bocca aperta. le parole e lo stupore. di immaginare davvero. di essere pronto. d’alzarsi e camminare. lungo i passi segnati dal destino. lungo un destino segnato dall’indifferenza. alla lettura di carte sbagliate. tagliate male in una notte d’estate. e rimescolate a caso in un momento di rabbia. è soffice il calore. mi agita il tepore. sangue e anima fusi alla rinfusa. colano santi e densi dalle tempie. inumidiscono le labbra. colorano un silenzio improvviso. portano con sé un amare possibile. e un gusto indefinito. di lei soltanto.
23.07.04
un buco. voragine di buio che sottende. tende appese agli occhi. per oscurare il giorno. per non vedere la notte. per scagliare lontano la luna e le sue stelle. per afferrare un senso. e un brivido caldo. lungo l’anima dimenticata da qualche tempo. che non so qual è. sono emozionanti emozioni. da ricomporre tutte in un gesto. d’insana follia. la norma sarebbe rispettare. ma non ho rispetto per la norma. soffro una paralisi degli arti. che tra loro non si riconoscono. e amplificano solo il ricordo. d’un espressione tattile. di un labbro spezzato. di una frase lasciata a metà senza che sia mai iniziata. gocce di sudore colano dalle pareti di buio. resisto a me stesso a fatica. muovo piano le dita per toccare l’aria. e cerco di non respirare più. azzardo un’ipotesi. che sia tutto qui quello che ho. che non ci sia altro spazio attorno. e ossigeno per sopravvivere.
19.07.04
prendo la rincorsa e sputo. giù dal mondo. poi resto tranquillo e inutile così. lancio un istante alle spalle. per non voltarmi poi. per lasciarlo seccare al sole. e cammino verso il buio d’un'altra notte. m’aspetto un’aria più degna d’essere respirata. un angolo in cui ritrovare un momento. e godermelo così. tra un’ansia e un bicchiere. di vino pieno. dal rosso sangue che cola dalle labbra e mi disegna il mento. l’attesa di un senso mi tiene compagnia. so che posso aspettare un tempo che mi resta. prima di morire. o di alzarmi di qua e camminare. che la notte scivola altrove. che le parole non bastano, se restano mute. che m’immagino d’andare. e lascio che sia. quest’andazzo etilico a trovare la strada. a perdere la direzione. a farmi cantare una canzone. a ingoiare un’illusione. fresca di dannazione e priva di me.
17.07.04
non puoi essere santa e madonna. se calzi tacchi a spillo e sculetti per la vita. lascio che i desideri sopportino l’alibi d’un abile bugia. e seguo svelto la traccia. d’una scia di profumo e suggestioni da colorare di spazi bianchi. seziono la notte in bocconi amari da digerire. poi sposto gli occhi dal centro della faccia e non guardo più. ciò che non voglio vedere. ciò che è opportuno tacere. racconto storie senza fine. agli angoli delle strade. a chi vuole ascoltarle. storie fatte. da un inizio mai continuato. da una fine impossibile da raggiungere. soddisfo la curiosità del poi con giri di parole sottosopra. trasformate dall’evento in foglie senza rami. che sarà di me. tra poco davvero. e d’altro lasciato lì a capire cos’è. con una lacrima pronta a scendere. tra una minaccia di verità e la verità davvero.
14.07.04
casca il mondo casca la terra. se giro in tondo accade. tra i momenti e le fantasie. tra poco o adesso. nei ritagli di notte, persa a oscurare la luna. graziaddio e a un insolito buio. soffio più del vento. per vuotare i polmoni di fumo e malinconia. per avere qualcosa da fare. in attimi incollati per lungo tempo. fino a sfinire le idee. fino a incorniciare un ricordo solo. fino a sputare sui vetri chiusi. sul caldo da smadonnare. di un’aria immobile attorno e poco più dentro. commetto atti impuri ogni volta che ci penso. caccio a calci scarafaggi che si muovono veloci. e volano all’improvviso. centrando la parete di fronte. lascio stare il movimento. niente a che vedere con la necessità di chi. nessun timore d’essere ricordato. per il nulla che esprimo dal vuoto. solo un’immagine trasparente. lava il cervello e purifica un pezzo d’anima.
12.07.04
ho cercato la luna. ma era una notte spenta. notte dal buio in circolo. fuoruscito dalle vene esplose. ho cercato il santo del giorno. ma dormiva strafatto di crack con l’aureola a fianco. ho sgranato rosari per trovare il cammino. ma neanche mi sono mosso. da dove sono partito. e lì sono arrivato. non so che farmene di qualche stella incollata al cielo. se guardo in basso e casco da un momento. nessuna voce riempie il silenzio. nessun rumore conforta un’abitudine. ho solo versi stanchi da declamare in rima. che siano riposo per le intenzioni che affiorano dal malessere. fiori del male piantati in questa notte. raccolti per strada. odoranti d’amori passati al setaccio. e lasciati a morire prima del giorno. no pietà per i maledetti. no tempo e voglia di benedizioni e indulgenze. saccheggio il vocabolario d’ogni bestemmia. resto a bocca aperta. senza colpe da espiare.
8.07.04
io mi chiedo. io mi domando. ma giro in tondo e resto fermo in un punto. la risposta è nella domanda. mi chiedo la domanda qual è. rigiro in tondo e non chiudo il mio cerchio. e un punto fermo ce l¹ho. lo vedo. disegnato per terra e per aria. da un movimento incompiuto. da un¹istanza in bilico. da un dubbio che m¹avvolge. percorro con un dito il tratto curvo del domandare. e ancora resto sospeso dallo sguardo fisso. in un punto. imploso di significato. torno indietro d¹un tratto. ricurvo su sé stesso. fascinato dalla sua rotondità. ho una risposta che richiede una domanda. lo spazio inconscio del chissà. ci giro al contrario e non arrivo in nessun punto. quello di partenza se ne sta altrove. dietro la curva. in fondo a un rettilineo breve. pieno di tutte le risposte che ho. che posso avere. e che non avrò.
6.07.04
pareti di buio sottile circondano la notte. lascio scorrere il vento. che si porti via le stelle da qui. ho fatto tardi nel desiderare. ho osservato da lontano un’evidenza. persa a morire di sé. eppure non muovo un pensiero. lacero le labbra a morsi. dal sapore di sangue denso. gocce che colano in terra a disegnare mostri di rabbia. sfinito da tempo recupero fiato e colore. accendo l’aria d’intuizioni inutili. fremo dall’essere istante da non tornare. carezzo il buio, preziosa assenza. e bevo piano. lontano dagli angoli, chiuso al centro del mondo. ingoio saliva e ghiaccio secco. nel tentativo di disperdere il fumo dagli aneliti. e vederci chiaro. anche di notte. ho un sospiro nei ricordi. il rintocco leggero di un’ora passata. e un dubbio ancestrale. da risolvere in fretta se non voglio restare per sempre a domandare. con l’aria assorta di chi non c’è.
3.07.04
mi spalmo solventi sulle unghie. per non grattare via dal muro le parole. per inebriarmi all’odore. per avere un alibi di dolore. m’adagio al suolo lentamente. sino a sentire il profumo di scarpe passate per caso. lascio che un’ombra definisca un’immagine di me più falsa della realtà. c’è un silenzio di troppo che mi strappa le viscere e le lancia lontano. senza riguardo per gli occhi. pieni di volti stampati in un sorriso. rivivere da dentro con gli organi spaccati in due. per scegliere la parte migliore. per essere doppio di uno. e aggirare d’intorno la follia. che mi brucia di possesso. d’un ossessione quotidiana da nascondere in fretta. conto le possibilità per non dormire. per dissacrare movenze dall’eleganza rifinita. e sogno ancora. a occhi spalancati. di non essere me stesso disteso tra i miei fantasmi. sopporto quest’ardere gl’istanti. solo per veder brillare il buio.


