31.08.04
mastico indifferenze e poi sputo. sentenze. sciacquo le mani nel whisky a buon mercato che mi tocca. adagio gli occhi alle palpebre. per spegnere la vista. di quel che ho davanti. mi volo dentro alla testa. per farla girare da un’altra parte. mi succhio le dita per non sprecare. un attimo e il suo gusto. gioco col ghiaccio fino a scioglierlo. deluso dallo scomparire. fuso dal calore. ci sono sempre cose da maledire. se le stai a guardare. continuo a volare in tondo. ho un cerchio alla testa. un cerchio di spine che mi santifica aldilà del bene e del male. potrei smettere di volare e lasciarmi cadere. potrei affrontarmi. infine. sfidare la legge di gravità che sorregge un pensiero. e abbatterlo con una risata. fuori sync, distonica quanto basta. non c’è materia da sostenere con una tesi. solo un’angoscia irreale di un vuoto che si apre. e perde sangue.
22.08.04
di notti trascorse non ho memoria. di gambe intrecciate dalla fantasia. di orme lasciate per tornare. di passi che non sanno. del buio fermo in un bicchiere. di labbra chiuse sulle parole. e poi che importa. se altre notti si corrono appresso. il nulla per riempire il vuoto. un raggio di sole per sciogliere il ghiaccio. e fottere un’angoscia. prima dell’arrivo. lasciare fare alle cose. che non sanno dove sistemare il peggio. lavo le pareti col vomito dimenticato lì. e ho immagini da immaginare. temporali di chiese tuonanti. un adagio che s’appoggia lieve. al canto d’un desiderio. inespresso. senz’altra abitudine. che la morte. è un delirio che m’appartiene. un’incudine su cui abbattere meraviglie. incostante la gioia appresa guardando. fuori e aldilà. lascio tutto qui. non raccolgo niente. apro la porta e m’avvio. lentamente.
17.08.04
soffice, l’indolenza che assale. basta pellegrinaggi alle porte della comprensione. mi faccio buio nel buio. silenzioso silenzio. immaginazione spenta. luce fioca e lontana. lascio a spasso per la vita altre ipotesi. probabilità in forse. occhi socchiusi e pupille dilatate. non riesco a fermarmi al sole. di un’ipocrisia evidente. ai lupi d’ogni notte di luna. mi aspetto qualcosa da me. che non arrivo puntuale. e lascio che sia. tempo in divenire, altro. che lascio le parole. poche e fragili. a distinguere il bene dal male. e un pentimento assurto a colpa. d’espiare un ricordo, un sentimento mal riconosciuto. un attendere il sole o la pioggia con indifferenza. che cambi il tempo sotto al cielo. di cui non c’importa il colore. da cui non vediamo stelle. cadere a testa in giù. e lasciamo anche bocche aperte sui momenti. d’afferrare e scapparci via.
16.08.04
notti d’inferno. d’anima al caldo per una sofferenza qualsiasi. a cui dare un nome. d’astratti sudori. che rimpiangono e immaginano un qui e un altrove. senza sapere come. senza sapere perché. non s’accende il buio. infine. alito in faccia a uno specchio. muto. solo per vedere che faccia ho. e disegnarla di nuovo. con un sorriso in più. mi siedo e aspetto. che di tempo ne ho. per vivere e aspettare. fuori da qui. fuori di me. da quest’angolo di notte cerco un respiro. lo sento ancora scandire qualche momento passato. di qua. attraverso una storia raccontata da quand’ero bambino. in fantasie perse nel vento. che soffia forte e strappa alberi. e opportunità distratte. da cose messe in fila e lasciate accadere. non c’è orizzonte sul bordo di questa notte. nulla da guardare da qui. nulla da vedere dietro al buio. nulla da aspettare. in questo angolo di notte.
14.08.04
notti fonde affondate nel buio. mi rischiaro le idee per vedere dove sono. traccio linee di pensiero scomposto in parole. le traccio nella sabbia e le ricopro in fretta. che ciò che è scritto potrebbe non esserlo. che il divenire non è parola. pronunciata o scritta. nascosta tra le pieghe del cuore. un muscolo sano che rallenta il flusso di una possibilità in circolo. piango contro i muri lacrime d’acciaio. per strane similitudini. per abitudine all’oblio. ho intrecciato mani con l’intenzione sottile di un bacio. lasciate andare in fondo alla notte. rimasta sola com’era. com’è sempre stata. a benedire un desiderio. riflesso d’un inquietudine sedata dai sorrisi. aspetto un’attesa. che d’altro non rimane. di bicchieri vuoti e corse in faccia alla luna. già spenta d’altre notti. passate a guardare l’aria. per fissarne la trasparenza e gioire di un sentire lontano.
12.08.04
seduto accanto a un tavolo di marmo. ci poggio la mano e il bicchiere. accompagnati dallo stesso freddo. m’asciugo la fronte dai pensieri. resto a un passo dalla notte. ansioso d’entrarci. di farmi buio con lei. di contare le stelle da spegnere in fretta. per rimettere in cielo quelle cadute. un filo d’aria mi soffia in faccia. ci soffio contro pure io. che non so stare fermo. che non so aspettare. se ho coscienza del tempo. che chiudo a chiave oltre la porta. lascio chiuse le finestre su un mondo che fa finta di esserci. ma che vedo male. sfocato nell’arroganza di farmi appartenere. a qualcosa che non sia qualcuno. a qualcosa che non significhi. e sia già morto. di sé. da sé. spingo il bicchiere fino al bordo. del tavolo. di un momento. e non lo lascio cadere. lo guardo a lungo. incollo gli occhi al tatto. poi bevo. e basta.
11.08.04
dolori ficcanti divelgono le costole. c’è un niente che esplode senza rumore. ho la fronte poggiata alla parete. per sostenere un’idea. quasi un’ipotesi. ho messo in fila bicchieri pieni. dai colori diversi. da scegliere con calma. lascio che la polvere si posi piano. senza reagire. all’assenza di vento. di similitudini programmate. di una coscienza a posto. al suo posto. accumulo carta appallottolata di parole da bruciare. ma sarebbe troppa luce. a infrangere gli occhi d’un colpo. e troppo calore. da sopportare al buio. sparo agli angeli in volo. e non ne colpisco nessuno. ci sputo sulle ali per vederli cadere e piangere. li stendo ad asciugare. li guardo dondolare nella notte. no compassione per le ali bagnate. scendo all’inferno per le stesse scale. di sempre. un percorso segnato dalla memoria. da un vissuto nascosto all’ombra. di similitudini improvvisate. lì per lì. senza sapere dove.
8.08.04
dal tramonto all’alba. c’è un percorso breve. di fantasmi stesi ad aspettare. di follie intrise di verità. resto in piedi a guardare nell’attesa. che le sfumature scompaiano nel buio. che ci siano rintocchi brevi. a spaccare in due il silenzio. a lasciare immaginare qualcosa d’altro. poche sigarette illuminano a tratti. un pensiero disfatto a metà. da ricomporre prima o poi. e da lasciar perdere. lancio bottiglie vuote contro il muro. non ho più fantasie per volare. qualche illusione con cui brindare. fumo denso su cui soffiare. mastico pezzi di vetro per tagliarmi l’anima. per vederla sanguinare. e lasciarci un buco intorno. una porta aperta dalla quale possa entrare il vento. a spostare gli oggetti da qui. mi mordo le braccia fino a strapparmi le vene. coloro col sangue le palpebre abbassate di una presenza. scopro d’assurdo quest’apparire intenso. di un momento perso. altrove.
6.08.04
è una notte che suda l’anima. di quelle dove il buio è sollievo. ansia di piacere. appropriata solitudine. lascio alla luna filtrare desideri di stelle cadute incaute. corro su e giù per pensieri innocui. lascio il ghiaccio fondersi lentamente in acqua pura. scuoto il bicchiere e scolo d’un fiato. per annullare distanze. per prendere tempo. per non lasciarmi tornare più. per scartare trappole in evidenza. per bruciare d’impeto l’ipocrisia. e significare altro. da cercare. da trovare. da rendere impossibile. la risacca viene a noia. rende immobile lo sguardo. mentre sono voci sovrapposte a urlarsi addosso un pezzo di vita. da non ascoltare. da rendere plausibili d’orrore. e schiudere attimi di poesia. altra. di sofferenza e viaggio. d’altre cose. in vista da una linea d’ombra in poi. segno di confine che mi taglia la testa in due. e la lascia sanguinare.
4.08.04
un riverbero di stelle m’acceca. mi strappo gli occhi di dosso. che non servono. se non vedono ciò che guardano. e lascio ciondolare le braccia lungo il corpo. a scandire il tempo. pendolo umano dissenziente. dal tutto. che si crede e si è. che si tocca e non c’è. donne restano nascoste in angoli bui. in silenzio, senza andarsene altrove. spiano da ogni fessura qualsiasi debolezza opportuna. poi lasciano fare. alla pioggia. al vento. a chiunque. le osservo da qui. e non le riconosco. abbruttite da una nota a margine. da una voce stridula. e parole che non appartengono. a un momento dato. a un morto in agonia. a un vagito di senso compiuto. diffido di me. che mi lascio ascoltare rumori folli. distonie prevedibili. stridore di denti di un morir di sorrisi. e d’abitudini.
3.08.04
ho visto città in cui la notte era uguale. perfettamente. a se stessa. ho visto giorni morire di buio. e lasciarmi spazio. per dover dire oppure tacere. a volte urlare. in silenzio. ho passato tempo a lasciarlo passare. per guardarlo da dietro. senza capire perché. ho lasciato un bicchiere vuoto per riempirlo di malinconia. da bere poi con calma. brindando a un’assenza. leggera come l’aria. fastidiosa come una mosca d’estate. guardo come piove dall’alto verso il basso. gocce d’acqua che mi colano dalla fronte. affondo una mano tra i capelli. per bloccare i pensieri. per provare un brivido caldo. della stessa pioggia che mi scende addosso. e va per fatti suoi. non ho energia sufficiente. a muovere il corpo da qui. resto a guardare tra le gocce. se c’è posto per un’idea. una suggestione qualsiasi. di quelle che mi conoscono bene. e mi lasciano morire.
girano voci che non dovrei sentire. parole sofferte a metà che non dovrei ascoltare più. lascio che sia tutto così. genero confusione tra le labbra. taccio quel che serve a diluire una condizione dissennata. l’accarezzo piano senza voglie. di sorridere di spalle. di un reciproco entusiasmo. di bottiglie finite lì. a languire una sbronza. tale che sia il riconoscere un bacio. dal sapore che ha. da un’idea che si porta appresso. le mordo le spalle. per dirle di quale carne è. per staccarle la pelle e lasciarle un nome addosso. non lascio la notte finire così. la trattengo a stento per un lembo di buio fitto. me la tiro addosso fino al mattino. sveglio ad aspettarmi. insonne. con gli occhi lucidi di pupille dilatate dalla polvere. lei si gira su un fianco. ha sogni da rispettare. che io già non ricordo nemmeno di dover fare. e mi giro i pensieri al contrario. e non ci penso più.


