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29.09.04

sono stato fuori. appoggiato a uno spigolo di notte. un equilibrismo tattile. di sconcerto e stupore infantile. ho sentito cantare la luna. ho visto ballare le stelle. forse ero già morto. forse non ero io. forse ero più ubriaco di me. ma lo ricordo bene. il freddo che ho avuto attraversando un pensiero. da quel poi, ho solcato lentamente la mezzeria. trascinando ogni passo. stringendo il calore nelle tasche. ho camminato in faccia al vento. immobile nella sera. ho spremuto insieme le nostalgie. e le ho lasciate perdere. per non trovarle mai. ho sputato l’anima prima di nascondermi ancora. prima di chiudere la notte in una stanza. prima d’assalirmi di fiato pesante. in salita verso il paradiso. prima di darmi le spalle in un momento. prima di spaccare gli specchi con la faccia. prima di ridere forte del sangue che disegna meraviglie. e cola a terra.

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27.09.04

m’inietto la notte in vena. di quel buio impossibile a vedersi. no spazio per la luce e neppure per l’ombra. accumulo presentimenti distratti. vagabondo in giro per l’attendere. busso alle tempie per non trovare risposta. aspiro l’oscurità che danna l’anima, affatica un processo verbale. ho la lingua spessa di parole incastrate l’una nell’altra. e una fantasia asfittica, strozzata da un’imperfezione. vomito tutto il fumo che respiro. tento di evaporare con la cognizione di causa. di non essere indifferente. al tentativo di soggiogare gli eventi e farne parte. sorrido alle puttane che mi sfrecciano accanto. chiuse nel loro buio. di denti bianchi e sapori esotici di sperma sputato in terra. mi chiedo quale viltà mi si addice. mentre accelero per non vedere ai lati. per non sentire dentro. per spezzare un incantesimo. mi chiedo se esistano risposte facili a nessuna domanda. che eppure ho.

19:25 | commenti

25.09.04

m’aspetto da me. come fossi quattro passi indietro. perso dentro al fumo bruciato da una sigaretta. con gli occhi lucidi della notte. a guardare attraverso. a sperare un ancora. ho una linea di basso incisa sulla nuca. sono note grevi di un malessere che non leggo. ricaccio una lacrima da dove è venuta ogni volta che muore un uomo. che non so. che non vedo. che non guardo finire. provo a pensare a un posto dove dovrei essere davvero. ho memorie tagliate a metà. dalla confusione che ho frequentato. dal disgusto che provato. dal vino che ho bevuto. non mi pento d’essere così. senza passato da osservare. senza un rito da officiare. con l’alibi pronto e l’alito incattivito. da un sentimento putrefatto di qualcosa di vissuto senza darne conto. ho le mani gelate dal vento. che mi soffia all’improvviso un’aria nuova. e mi stringe addosso una nostalgia. breve.

18:45 | commenti (1)

24.09.04

aspettare momenti a caso d’averti in bocca con la lingua. non è modo d’abbattere la malinconia di leccarti i pensieri. attraverso uno sguardo d’occhi. chiusi all’evidenza di troppo sangue a bruciare nelle vene. e attendere l’attesa, fragili e vigliacchi, d’un accadere qualunque. sai di quando t’afferro tra lo stomaco e il cuore, e ti trattengo a tratti dall’andare via per tornare. di certo non puoi lasciarti sola a guardare le nuvole con un pensiero – lo stesso – conficcato tra il dire e il fare. stringiti a te senza spaccare in due le parole. togliti di dosso i capelli, persino. che nuda hai più calore di un immaginato a venire. tu sai quando vuoi. e mi vuoi come fosse giustizia alla nobiltà d’un sentire. così sprechi il doppio di un tramonto che non arriva a sera. non basta quello, a essere abbastanza. ad personam.

01:55 | commenti (1)

19.09.04

mille grida strazianti soffocano nella distanza. c’è un pezzo di me ovunque e non so dove. solo quando chiama e lacrima per il dolore, ne ho coscienza. riesco sempre a trovare un’opportunità da perdere. un treno sul quale non salire e guardarlo andare via. forse ho visto troppi film. per notti intere ho riso e pianto. per giorni interi non ho riacceso il giorno. ho lo sguardo ebete di chi non sa. di chi ha rimpianto non sa bene cosa. di chi è ignaro del futuro anche quando è già passato. mischio le carte per confondermi le idee. che gioco strano non vincere mai. che gusto amaro una sconfitta qualunque. non siamo eroi, nati per vincere nelle leggende. siamo un plurale usato a caso. una necessità convinta. un animale da compagnia lasciato solo. forse è meglio che sto fermo. che la testa gira in tondo. e il resto del mondo pure.

02:46 | commenti (2)

15.09.04

pesa addosso. quest’aria fredda mista a buio violento. restano i rumori. già sentiti spaccare il silenzio. a riempire un vuoto d’altro. un vuoto d’immensità perdute. di voli fatti sulle illusioni. ora da qui non c’è il tempo. d’impedire la solitudine. d’aumentare il volume delle emozioni. solo un retrogusto rancido. di una sbronza lasciata a metà. un lavoro da finire in fretta. e poi riprendere con calma. un abbandono incosciente di poca dignità. un sorriso dolce all’ebbrezza. un incontro imprevisto. con un samurai riconosciuto dall’intensità dello sguardo. con l’idea della morte che s’accompagna alla vita. e cose d’altri tempi. d’altri mondi. di dettagli lasciati dimenticare. di unghie tagliate per non ferire. di viaggi incompiuti in tempi brevi. e urla nel buio della memoria. nella notte che d’attorno spegne anche le ombre. per lasciarle morire all’alba.

14:00 | commenti (2)

13.09.04

giri di valzer s’avvitano nella pelle. per restare lì, a suonare e danzare. di fronte al tutto. fatto di niente. d’un buio accennato e una sbronza incipiente. voci di rincorsa. rimbalzi ed echi. fotte un cazzo del ciò attorno. m’ascolto dentro una densità imbarazzante. e imparo a tacere. è un silenzio sottinteso. una pausa dovuta e necessaria. un giocare al ribasso. senza ritegno alcuno. mi scavo la fossa ai pensieri già morti. li lascio riposare privi d’immagine. come davvero fossero qualcosa. che si tende a ricordare. o qualcosa di amato in qualche momento e poi perso per strada. c’è fretta di vedere. volti e lacrime filtrati dal sole. mani bagnate dal caldo di un sudore addosso. attaccato alla pelle. una speranza che cola dal cervello. lascia tracce visibili a occhio nudo. dispera di non essere l’ultima, già morta da sé. a rinascere poi, sul fondo illuso di un bicchiere.

12:33 | commenti

9.09.04

spiagge globali di lune a picco sul mare. di sabbie fatte per stare a bruciare negli occhi. di film girati intorno al fuoco. su quattro accordi che col presente non s’accordano mai. lascio la brezza marina soffiare altrove. la laguna sudare fino all’ultima goccia. lascio il vaso traboccare di voglie inespresse. e fantasie a rincorrersi a piedi nudi. ho lasciato spiagge sui traghetti. nostalgie tra le onde del buio. troppe facce a rincorrere la vita. è un rollio dolce. è solo memoria. è acqua passata di là. ho voglia di vedere senza sentire. di scoprire chi ha scritto t’amo sulla sabbia. e di afferrare un gabbiano in volo. grigio fumo. colorato da ciminiere di frontiera. affacciate all’orizzonte. per rompere una linea retta lungo il mare. per altre prospettive. di vita e di morte. di sale nell’acqua. d’un respiro affannato. d’un odore umido d’aria ferma e messa in moto.

22:16 | commenti (2)

8.09.04

mi ricordo di tornare ad aprire gli occhi. quando sento il buio che m’alita addosso. avrà attinenze col nero. e un brivido gelido come un soffio di vento. in un giorno d’inverno. tiro le somme dalla finestra. per sentire cosa manca e cosa c’è altrove. poi allungo le mani verso il nulla. è solo un esercizio. per non perdere la ragione. per ritrovarla in un gesto. resto seduto e non so cosa guardare. richiudere gli occhi. potrebbe avere un senso. per leggere sulle palpebre un sogno. per essere la notte senz’ombra di dubbio. fermo, in pausa dall’esistere. ho buchi nella testa e un grosso insetto che mi vola attorno. rumoreggiando da sé. vorrei stare per strada a leggere scritte sui muri. essere gioia e dolore. impaziente di una prossimità. oscura nella specie, in difetto di virtù. ma resto inchiodato alle viscere, con le probabilità al macero. e la vista sul buio.

12:30 | commenti (1)

7.09.04

la danza nel ventre. di metamorfosi ardite e necessarie. di colonne di fumo che s’alzano da un mozzicone a latere. e una follia improvvisata, parente di un’ebbrezza. di un eccesso recapitato dalle sole emozioni che mi vengono in mente. tingo la notte di grigio. con vernice fresca di prima mattina. per non farla respirare. per chiudere buchi nel buio. questa voglia di bere del mio stesso sangue. apparenta l’arsura di un lontano. quando c’erano calore e luce. a violentare l’aria. ferma addosso. vapore immobile in sospensione. e occhi socchiusi. pupille affilate. rivoli di sudore a far brillare il corpo. il mondo perduto altrove. una lametta sotto la lingua e qualche carezza disperata. stringo forte. la testa tra le mani. che il rumore m’assorda. come uno squarcio di luce nello stomaco. come un assurdo dire. e un sentire malato. di sé.

01:01 | commenti

5.09.04

definire i contorni del buio. lucidare le labbra alla notte. esercitare la pazienza coi limiti. fermare un impeto prima che muoia. troppe cose da fare. per semplificare un’essenza. come fosse dividere un abbraccio. perderlo in un attimo di distrazione. cercare parole da mettere insieme. strisce di sangue da leggere dall’alto. mi soffoco il respiro per sapere perché. mi manca l’aria. m’affoga l’anima in uno spazio vuoto. muovo le braccia in un vortice. mulinello bestemmie per riconoscere un dio. fatto come me. beato di chissà quali sostanze. siano consistenza in sé. riconoscimento dell’inutile. coscienza dell’ora e mai. vapore da inspirare per allargare i polmoni. nemmeno io m’incontro per caso. come fosse un motivo indagare la speranza. e lasciarla a mani vuote. coi pensieri chiusi dentro. e gli occhi spalancati. a guardarlo, un pensiero.

23:58 | commenti

mi ricordo di quand’ero. poi perdo la memoria ascoltando una nota soltanto. mi trascino la notte appresso. per definirne i confini con incubi e magie. ma la speranza muore in una bottiglia di vino. che suscita nostalgie di rimando. attenta a non lasciarmi scampo. lasciandomi solo un altro vuoto da riempire. ho passi lenti e poca voglia di muoverli. e maledizioni facili da assegnare. imprecazioni distinte da lasciarmi urlare. il sangue mi resta in circolo per riempirmi le vene. il cuore batte spasimi senza entusiasmo. troppi vuoti a rendere allineati alla parete. li chiamo per nome per saperli riconoscere. riconoscenza postuma di fibrillazioni improvvise. coscienza di me improvvisata. e lo sguardo attonito in attesa. di tornare a vedere. di un posto lasciato solo. di albe e tramonti a disegnare i contorni di questa e altre notti. perse via. buttate in là.

04:05 | commenti (1)

2.09.04

c’è una canzone pop. che gira intorno al silenzio. la ignoro giocherellando a tempo. coi cocci di vetro spaccati da un pugno. ho schegge sottili infilate sottopelle. ho qualche riga di sangue che scende lungo il braccio. disegna arabeschi fascinosi. rilascia un calore dolce. mi godo lo spettacolo come fosse qualcosa da fare. un dovere, in fondo. comprimo le domande in un concetto astratto. fotto la notte senza dormire con lei. seduto all’ombra di un’ora che passa. e di altre che arrivano. cerco le parole in un bicchiere. vedo lettere sparse sul fondo. le guardo come fossero un inganno. troppo sparse per poterci leggere un pensiero. faccio il conto delle azioni incompiute. di gesta nobili regalate al teatro. di una vita spostata in qua. di qualcosa che c’è. o ci sarà. è una canzone pop. che m’ossessiona il giusto. che canta intorno al silenzio.

20:06 | commenti