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25.10.04

canto sottovoce. al mio silenzio. per soddisfare un pubblico. che c’è stato. e sfuma di là delle parole. ho un sipario chiuso alle mie spalle. e una lacrima da pierrot disegnata in viso. ho mani lungo i fianchi. per l’inchino dovuto. all’ultima replica. ci sono sbronze che non so dimenticare. parole che non so dire. e una sala vuota. un’eco eccessiva. per il pensiero. per il sentire che m’appartiene. si è seccato un fiore. nell’attesa. è rimasto il profumo. amaro. di una sigaretta spenta. di mani che stringono l’aria. è rimasta una luce. da spegnere. da immaginare soltanto. invisibile. così come sono divenuto. qualcuno ha spento gli occhi. ha lasciato la porta aperta. per una fuga improbabile. per la tristezza che non diviene candore. per quest’aria corrente che raffredda e dilata i polmoni. conto fino a quando farà buio. per non vedere chi se ne è andato via.

21:08 | commenti (1)

23.10.04

altrove sarebbero fiamme. a ombreggiare la notte. d’inquieto calore. e un vasto crepitìo. non bastano buone intenzioni. per serrare in vasti sottoscala noia ipocrisia e menzogne. tuttinsieme a rosicare l’anima. di buone intenzioni e segni della croce fatti a memoria. pugni nello stomaco m’agitano dall’interno. vacuità nei suoni e assenza di poesia. le condanne che mi toccano. e una sporta di intenzioni spese male. alla borsa dei sogni. al supermercato del luogo comune. leggo l’orrore in faccia alla mia verità. il disgusto m’assale a tratti. e lo riconosco dall’odore. dal sapore acido di una lingua masticata a salve. mi chiudo gli occhi. pigiando sulle palpebre. un conato mi risolve. nausea e persecuzione. di un’idea e un amore informe. forse è meglio correre. deglutire saliva e lasciarsi andare. via. fino alla fine del mondo.

16:03 | commenti

c’è chi si fotte la mente. e semina d’assenza le notti. c’è chi parcheggia male sottocasa. e ancheggia con la nebbia nel cuore. c’è chi s’aspetta dal tempo qualcosa. c’è chi non ha tempo d’aspettare. io mi rovisto nel cervello. m’ammazzo i pensieri uno a uno. enfatizzo un’euforia chimica. trascino le parole fuori dal contesto. solo, nel tentativo di non mentire. di lasciare che la verità m’avvolga. come vampe di calore. come una madonna rivelata. un incastro riuscito. un mobile dell’ikea perfettamente montato. e brugole d’avanzo. noie difformi. insofferenze deluse. da un vagar per strada. e un’insolita meta. mai uguale. dall’insegna cangiante e luminosa. per dare lustro alla sbronza. probabile. sempre in forse. necessaria. per cantare i versi d’una canzone. d’amore e altre cose. di fatica a respirare. di una vertigine che mi butta nel vuoto. a perdere.

03:54 | commenti (3)

22.10.04

mi salgono in gola le parole. le soffoco con un trago de ron. c’è fastidio nell’aria. pesante come ogni idea che mi faccio. di essere o non essere. di fare o non fare. sopporto male questo momento. ne cerco un altro da ricordare. affronto il bicchiere. come fosse inevitabile. la follia. di non esserci. mi strappo le vene dal cervello. che non arrivi più sangue. ai ricordi. ai gesti spesi. alle voglie chiuse a chiave. lì dentro. e dentro a un corpo che trema. e s’illude di uscire vivo dalla notte. dalla rabbia. da un sentire il battito. distante. saper di che v’è certezza. asciuga le lacrime. scuote i sensi. percuote l’anima. resto seduto. a scegliere i pezzi. da mettere insieme. con impazienza e rettitudine. logico afferrare il poco che c’è. con assoluta disonestà. delle cose. delle mani. degli sguardi strappati di fianco.

01:58 | commenti (1)

21.10.04

?

01:54 | commenti

17.10.04

stanco di scendere con la notte. di veder morire i giorni. d’essere incatenato sull’orlo del vuoto. a perdere. già perso. traccio segni su di me. compongo schizzi di un ritratto. difficile da definire nei tratti. poi m’abbandono. mi lascio lì, da solo. a respirare dall’aria un sapore. un odore che sia particolare. intenso come il colore del vino. denso come la boccata di fumo. fotto il mondo facendo finta che non esista. solo io non resisto. a essere presente. alla luce di una candela. a farmi ombra sulla parete. incomprensione sul muro. sagoma indistinta di un furore. assopito e distratto. mica estinto. immobile come una macchia sull’anima. silenzioso come un fiume in secca. un’aridità precoce e temporanea. altro modo di fare dell’attesa un qualcosa. nel frattempo lascio le mani tremare. il respiro affannarsi. e il buio tagliare il silenzio in due. che sia da dividere. in parti uguali.

19:00 | commenti

16.10.04

ci provo a sollevarmi l’anima. troppo peso da sopportare. meglio lasciarlo cadere. fino in fondo. e sentire qualcosa spezzarsi. essere gioia e dolore. insopportabili. come questo momento. marcio da far schifo. vomitevole nel dissapore. angosciante nel riconoscerlo. getto a mare pochi stracci. e mille bottiglie con dentro un messaggio. uno. solo. resto a respirare per inerzia. incosciente di mio. e del mondo che m’attorciglia. ho in mente un gioco e non ne posso più. nessun ordine è costituito. nessuna speranza riposta e nascosta. solo vane idiozie. perpetuano la simulazione dell’ordinario. come fosse normale. come fosse verità senza alternativa. come fosse urlare controvento una parola girata al contrario. manca un pezzo di strada. difficile da percorrere. manca il fiato. per correre. via, e nemmeno troppo lontano. dal desiderio.

03:33 | commenti

14.10.04

batto il tempo sul traguardo. immobile sulla linea d’arrivo. barcollo un po’. e mi lascio cadere. fino in fondo al limite. che non vedo e non sento. di cui piace parlare alla gente comune. come fosse un luogo. dove non stare mai. verso il quale non viaggiare. mastico due note di solfeggio. le sputo nell’aria che ho davanti. che siano musica per cazzi loro. e non abbiano me come complice. d’una canzone stonata. di un frame da ricordare a forza. senza la voglia d’averlo vissuto. come fosse solo parte di un’incomprensione più grande. di un equivoco smarrito. ho incontrato volti dallo sguardo perso. e li ho guardati andare via senza voltarsi. ho incontrato volti dallo sguardo spento. ma era la notte d’allora. e non li ho visti andare via. ho fame e sete di giustizia. senza una beatitudine da sfoggiare quando viene giorno. ho ancora poco da essere. vivo e immobile. sulla stessa linea d’arrivo.

13:18 | commenti

tremo al pensiero. che la notte mi lasci. fuori, al freddo di un desiderio. ho avuto parole come sputi in faccia. e non ricordo come. se c’ero e quando. a leggere sulle labbra. un suono vuoto e perfetto. mi stringo la vita tra quattro pareti. morbide di spugna. che schiacciano la vista fino a terra. e un soffitto basso. sul quale si posa il fumo e resta. inutile. come ricordo d’un pittore passato di qua. rilascio il fumo andarsene dai polmoni. ci danzo intorno. appena possibile d’ordinarlo alle gambe. sa di rito ancestrale. di suicidio a metà d’un sacrificio. d’impossibile a vedersi. chiuso in una stanza. con una nuvola dentro. e un pezzo di mondo fuori. lasciato fuori. che spinge alle finestre. che mi urla nella testa. non ci sono che io. a tenermi a bada. e a volte non basto a raggiungermi. la notte è un movimento circolare. che non si ferma qui.

01:24 | commenti (1)

13.10.04

m’accorgo perduto in un’assonanza. un loop incrociato d’olfatto e sensi all’erta. m’apro un sorriso. dai denti luminosi che fanno ombra sul pavimento. non l’avrei detto. infine l’ho fatto. adesso lo sento. falta algo, si sa. come ogni notte. come quando respiro. ogni volta. lascio che siano voli radenti. a spostarmi da me almeno. per stare a galla nell’aria. per non avere pesi sullo stomaco. per il ghiaccio che le ho sciolto in bocca. di notte. con gli occhi puntati verso l’alba. tasto lo spazio che ho intorno. è troppo vuoto. ci fischio dentro. per sentirlo, per usarlo. in qualche modo. un tentativo di fuga. ci vorrebbe adesso. senza proroghe. senza inutilità. essenziale. perfetto. nudo. asimmetrico per natura. ammirabile alla vista. da lucidare con cautela. prima di tornare. per qualcosa di dimenticato. come la porta aperta. come il gas acceso. come un pezzo di me. qualsiasi.

19:51 | commenti

la notte mi si chiude addosso. adesso. liscio il palato con la lingua. la lascio schioccare per provare il silenzio. a che eco appartiene. m’accuccio in un angolo di strada. dove non tira vento. e l’aria resta ferma. lì con me. chiudo la testa tra le mani. per tenerla immobile. per non lasciarla girare in tondo. per altri momenti, peraltro finiti. ammazzati dal tempo. dal nuovo che avanza e resta. lì con me. rimango a sperare che cada una stella. che mi colpisca di striscio e mi lasci sanguinare. e lasci in cielo la caduta. tracciata di netto e per sempre. attendo che il fiato mi manchi. e ne ho già nostalgia. di un respiro assetato d’angoscia e di vino. ci vorrebbe uno sguardo. negli occhi chiusi. nel buio circostante. ci vorrebbe un indizio. di quel che sono o sono stato. che di certo non sarò. mai più io. o qualcosa che m’assomigli.

01:14 | commenti

10.10.04

carezzo una parete. gelida. liscia. scalfita di parole scomposte. lascio scivolare la mano lungo i fianchi di questa stanza. per rimetterle insieme. per aggiustare piccole cose. rotte dall’emozione. distratte dai pensieri. è una notte uguale. a sé e al resto. che poco importa se c’è. disperdo la mia rabbia addosso ai muri. mi lacero i polmoni di fumo denso. non ho quasi percezioni. d’infallibilità nell’agire. distinto e crudele. lasciandomi morire in una bolla di sapone. nel tentativo di sentire. un urlo distante. un sussurro modulato. una cicala incazzata. fisso un punto dinnanzi. non c’è altro che valga la pena vedere. guardare di lato. sfiorare con la lingua. al tatto non esisto. rimpiango materia ed essenza. trattenendo le lacrime. soffocando le risa. m’aspetto da molto. ma non ho altro da fare. e nulla da dire. senza sapere perché.

19:57 | commenti (1)

ho preso un angelo a testate. gli ho strappato le ali. gli ho offerto un bicchiere. per essere così. coi piedi a terra. cascato dalle nuvole per disgrazia. mi sono ripreso l’inconscio. rubato da un angelo nero. l’ho indossato solo i giorni di festa. per ridurmi a me stesso. felice di un sorriso stampato sui vetri. di un opprimente senso inverso. di un arrivederci mai più rivisto. di una rivista stampata in braille. abbandonata sul fondo della notte. accesa da un lampo. squarciata dal silenzio. ho perso tempo a pensare. a quanti fossero veri. a quanto fossero veri. a quali fossero veri. senza vittorie definitive. con gli stessi indugi raccattati in giro per la vita. aspiro a una sigaretta. a un vino dolce dal profumo. a un momento morto. da riempire. d’indulgenza e altre frattaglie. nel frattempo gioco ai dadi. in perfetta solitudine. senza vincere, si sa.

19:56 | commenti

2.10.04

so d’essere imbastardito dal tempo. che è passato di qua senza fermarsi. so d’avere pupille dilatate dalla notte. so anche dove ho nascosto la fine. di un sentire e accorgermi dell’inquieto vivere. c’è una pelle bianca che lascio apparire a caso, per far luce nell’ombra. lascio che sia nostalgia a lucidarmi gli occhi di bestemmie. porto sulle spalle un peso inutile. di rivelazioni fatte al vento. di giorni sommati e persi. lascio andare le mani a scrivere sulla pelle lucida. un mistero, un orrore decente, una bugia infine. brucio le ali alle mosche con un mozzicone di aspirazioni tremule. che restino a camminare qui. senza volare più via. che ronzino il silenzio che ho. che siano di compagnia in mezzo al vuoto. mentre lentamente le sfioro il collo. con le dita e le labbra. che appoggio dolci e socchiuse per l’ultimo sorso. d’adesso.

03:39 | commenti (1)

1.10.04

c’è già stato un già visto. sequenze distratte impresse a forza nel cervello. un profumo che sale e nausea lo stomaco. l’odore del ricordare fa vomitare. tutto l’alcol uscito dal bicchiere. ogni idea di redenzione che m’afferra sull’orlo non basta. a frenare lo slancio. a carezzare la rinuncia alla negazione come fosse salvezza. lascio gli arti incidere l’aria. apro la bocca solo per riempirla di nuovo. d’amarezza e di vino. spacco bottiglie vuote. sui muri deformi. sulle auto in sosta. sulle immagini riflesse. prendo fiato per inveire a voce bassa. per implorare la notte. per allungare un respiro. mastico la rabbia che a volte sorprende. ignaro del resto. folgorato dalla verità. di quella nascosta bene. tra le pieghe delle parole. tra gli anfratti di ogni esitazione esibita. così, per abitudine o clemenza. vinte dall’ipocrisia e da altre faccende.

02:03 | commenti (1)