29.06.05
c’è una notte puttana che ricordo. e torna quando non voglio. a essere la stessa. io no. non sono lo stesso di me. e costruisco le mie notti con pazienza. che di buio ne ho abbastanza, al bordo degli occhi intorno a me. incido con un cutter la luna che mi pare. di vedere allo specchio. che coli sangue dal cielo a farmi respirare. come la vita che se ne va. da un’altra parte all’improvviso. e lascia scadere i sogni fatti prima. fotto il tempo con la filosofia di una sbronza. presa male e al contrario. che cado da solo dai pensieri. che m’appoggio al muro e viaggio. di poco più in là, ma mi basta già. a essere altro da toccare con le mani. che tremano al tatto e all’intenzione. aspiro a quel fumo che ho. nei polmoni e nel cervello. a quella nebbia che mi nasconde la nostalgia. di un oggi perso ancora. di ieri passato così. come so io e posso immaginare.
26.06.05
finchè non c’è spazio in cui nascondere il mio ego. so che non ci sto con me. coi pensieri che ho di essere altro. storie improvvisate all’improvviso. di inutile menzione. di risorse sterili, se ci penso. eppure resto. fedele all’insistere nel credere che sia io. la verità. la possibilità. unica all’apparenza apparentata con l’unica verità. da credere fino al fondo. in disperata attitudine d’essere puro. senza variabili d’ammore e d’altro. con la stessa razionalità disegnata nel cervello. speciale nel negare l’evidenza e sputarci quando passa a cavallo d’un sentimento. che c’è o no? fanculo all’importanza dell’essere qualcosa di preciso. del definire di sé un’immagine. per favore. ammazzatemi qui. che non resti di me che un sentire davvero. ciò che passa per il cuore. e lasciarlo vivere seguendo la scia d’un respiro. che so affannato. e limpido come l’acqua che scende. come rugiada che resta. pura dal mattino. su ciò che sono. e voglio. davvero.
25.06.05
inside. quello che brucia e so perché. notte fatta a pezzi. nonostante il resto. che circonda l’immaginario della realtà. affrango l’istante, che altro non c’è. da fare. e resto attonito. ucciso a metà dal solito pensiero. dalla solita inutile presunzione. d’esserci per qualcosa di più. che non si combina con l’apparente e la semplicità. facile la fuga verso il solito. io fermo i passi qui. dove spero possa esserci. un bacio da sciogliere con il calore di questi giorni. la contemporaneità che mi porto appresso è letale. ammazza l’essere per un momento soli. con le parole giuste da gridare forte. per questo bacio la strada. d’asfalto rigido e caliente. di un momento che ci ha abbracciati per sempre. poi alzo il gomito per brindare. a me e all’infinito. di una gioia riposta e svelata. in mille piccole lettere da spedire al vento. per aspettarne il ritorno.
23.06.05
allungo le mani sulla parete. scopro i segni lasciati dai graffi. unghie conficcate nel muro. lacrime seccate nel tentativo di tacere un dolore. poi ho fortuna. d’incontrare la notte. che scende dal cielo e mi fa stringere gli occhi. l’ascolto attento ai rumori che fa. distratto solo dal continuare a essere. privo di coscienza. di quel senso del perdono che ho perso. e cerco ancora. cammino sulle ginocchia per ricordare. che esistono i sassi. e i piedi devono riposare. sfumature d’ombre sfilano fugaci. lasciando l’aria strisciata di profumi. dolci oppure no. a seconda del nome che portano legato alla vita. preferirei essere assente. all’appello dell’ingiustizia. non guardarmi in faccia la sera. non specchiarmi in nessuna goccia di pioggia. lasciata appesa a un temporale. che fa solo rumore. e poi va via.
18.06.05
notti divise. tra l’improbabile davvero e un profumo fascinoso. scandite a pezzi da parole piccole. inutili quanto basta. incrocio gli occhi a traverso il silenzio. per vedere la solitudine da qui. muovo passi avanti e indietro. agito le mani in segno di lutto. e m’immagino davvero. altri posti e facce. in fila al mercato dell’illusione a basso prezzo. basta poco in fondo. a risalire ci vuole abbastanza. invece. frugo nelle tasche. ci fosse mai un ideale nascosto. che mi scivola dalle mani. con fusione tra esserlo e no. seduto sto a pensare. a cosa manca, a cosa c’è. sollevando il bicchiere quel tanto che basta. a lasciar scivolare in gola l’arsura. il fuoco eterno della notte. il mago delle illusioni. lascio ciondolare la testa. per scuoterla dai pensieri. per rimettere ordine tra gli organi vitali. ci vorrebbe una fuga di un metro. c’è sempre un mondo accanto. che non vedo.
16.06.05
ho sparato a un angelo. passato per caso dal cielo di fronte. ha smesso di sanguinare da poco. con le ali distrutte da una fantasia. non ho rimorsi di come ho fatto a sopravvivere. a un urlo improvviso. a un avvitamento in caduta libera. allo schianto al suolo. continuo a camminare sui miei passi. coi piedi per terra. e lo sguardo basso. a cercare le occasioni perdute. di quando shirley aveva una voce in più. e cantava dentro alle mie notti. mentre le leccavo le labbra. prima d’ogni parola. prima d’ogni sorriso. un sapore irrisolto tra le gambe. un cortocircuito di pensieri improvvisi. mi sono stretto al cuore l’ultimo bicchiere. per non avere nostalgia. dell’ultima sbronza e di un abbraccio. mi lascio morire senza respirare. fino alla prossima notte. degna di me e di un mistero. che la faccio a pezzi. se il buio non è abbastanza e ci vedo chiaro.
15.06.05
ho i giorni contati sul calendario. da quando ho illuso il tempo da allora. ho vecchi calendari. zeppi di giorni contati. da chiedermi quale nostalgia ho. a parte di me. giusto poco più in là. ma ho giorni disegnati anche dalle sopracciglia. colte a sbattermi contro lo sguardo. ho braccia stese intorno a lei. e un mistero distratto che m’attraversa lo stomaco. ci sono estati, per fortuna. ci siamo stati, forse. un electroglam minimale sussurra che. sussurra cose di cui. sussurra me. inchiodato alla strada. in attesa costante della prima notte in arrivo. nella quale nascondermi per bene. sputando la saliva in varie forme. per rinunciare alle parole. e disegnare di silenzi. un mondo andato via. ci vuole pazienza per arrendersi a sé stessi. ma domani non so. se sprofonderò in buchi neri. lasciati aperti dagli angeli di passaggio. e ci saranno porte, più in basso. dalle quali uscire in qua.
13.06.05
intrappolato nel nulla. e sconcertato da un replay. animo l’anima con i resti delle parole. vomito sangue sulla strada. che sia di un colore almeno. rimbalzo da buffone tra un’occhiata e l’altra. e m’accompagno fino all’alba di crepuscoli annunciati e terminati allora. posso vagare all’infinito. se solo ne ho voglia. posso morire ogni notte. se me lo permetto. posso non respirare la stessa aria che ho respirato. e smetterla di pensare a un attimo. posso avvicinare la memoria alla bocca. e soffiare sul collo per un brivido dimenticato. per ricordare appena una sequenza in cui ero vivo. e lei. vista da vicino. non so. non so riallineare le nuvole come dovrei. non so spostare il cielo da lì. e trattengo il fiato ogni volta. ogni volta che s’agitano le palpebre. e ci sono parole che escono al contrario. fisso un lampione. e comincio a correre. che forse lo raggiungo.
10.06.05
ho un cuore in grembo. trovato da queste parti. impiccato alla solitudine d’un tratto. d’un tratto isolato dal mondo. inconcepibile da qui come da dove. non mi riconosco in tutti gli specchi che ho. stampo parole al contrario che mi escono dall’immagine che ho. di me. e vaffanculo. a chiunque s’aggrappi al cielo e alle gonne dei santi. sfilo una nuvola da un temporale. per camminarci attraverso. e inumidire la pelle di vapore. per vedere colare inchiostro dagli occhi. a confondere le idee. disegnate su pezzi di carta. mi tolgo le scarpe che è soffice, questo accostamento. salgo su un pensiero e mi lascio portare via. non c’è ritorno, quando me ne vado. solo poca sabbia. a stridere sotto le unghie. e un odore vago. di quando mi ricordo. di quando ci penso. di quando comincio davvero a camminare. e mi lascio dove sono.
8.06.05
distanze prese a caso. tra tutto e il niente. tra uno sguardo e l’altro. sfuggito agli occhi spenti. cantanti col ciuffo mi cantano un’idea che ho. di un amore prêt-a-porter e altre cose. nacchere e wah wah. mi trascinano le gambe lungo una risata. che logora la notte. che mi vuole oscuro e inquieto dal vivere. ho pazienza da vendere e nostalgia da raccontare. di un posto e forse di qualcuno. di quando mi toccavano le lacrime con le dita e con le labbra. che sorrisi c’erano. nascosti dall’ombra di poche stelle. che mica stavano a guardare, impegnate a cadere. prendo per il collo una bottiglia. e la lascio andare in gola. per un soffio di vita e un altro souvenir. appoggio le spalle alla parete. per confondermi con il colore che ho. intanto che aspetto di vivere la notte che penso. non ne posso più ahah. non sopporto più ahah. lalala la.
7.06.05
notte passata sdraiato sulle sue labbra. accolte dal caso e dall’inquieto vivere. resisto alle altre temperature. squagliandomi le ossa, attraversate dal solito brivido. non importa come. mi dico. ma non mi ascolto come solito. stento a essere quel che credo. e giro su me stesso indicandomi una meta. non muovo un passo in nessuna direzione. ho gioie effimere su cui contare. eppure. è un silenzio che schiaccia le parole. s’aspetta altro da ogni momento. e non c’è motivo di credere. a nulla. all’urlo di un assenza. giustificata a tavolino, tra birra e caffè. m’importa un cazzo d’avere cose da sfiorare con le dita. quando una lingua calda mi sfiora la pelle. chissà dove e perché. m’astraggo e vago. perduto nella logica d’un ragionamento. vinto dall’intenzione, scosso dall’emozione. percorro strade di vento sulle ali di un icaro. destinato a cadere.
5.06.05
un giro di valzer m’aggira. circonda l’aria di levità perdute. e un’onda calda di nostalgia affiora. scoppia dalle vene e scivola a terra. è sangue bastardo. tagliato con acqua e ron. diluito appena. inutile quanto un ombrello bucato in un giorno di sole. confondo le parole. che non so dire. che non oso pensare. che mi fottono a ogni tramonto come si deve. non ha senso quest’ardire. questo fiutare la notte. per mandare a memoria un odore qualsiasi. e allungare i passi verso casa. per poi tornare. a spasso per l’anima. con le incognite tradite dall’attesa. cerchi alla testa. mi fanno ombra. e cercano un senso. m’aggrappo a ogni nuvola che passa. le succhio ogni goccia di pioggia. e la lascio andare a morire al sole. prima dell’alba. che porta con sé un’idea d’altro. che non posso vedere. abbagliato come sono da un pensiero a rovescio.
3.06.05
mentre io. aspettavo. un’estate all’ombra. una nuvola pentita. domeniche d’agosto e il sudore da leccare via. quando una viola sfiorisce. e mi lascia circondato di nulla. quanta partenza c’è in un addio. in differita dal mondo reale. a cavallo di ipotesi imbizzarrite. mi sorridono le parole. che ricaccio in gola. con l’ultimo sorso di disperazione. diluita nel ghiaccio. in sguardi sommati all’orizzonte. per guardarci attraverso. e pelle liscia sotto a una carezza. improvvisata lì per lì. inattesa dal momento. sorpresa dal contatto. gelosa del ricordo. che lascia nascosto. dentro la solita bottiglia vuota. un intreccio di fili e un odore dolce. buone intenzioni serrate nelle tasche. di pantaloni scesi nella notte. scivolati lungo le gambe. con la lentezza del desiderio. intrappolato dal tempo scelto a caso. dallo sbattere forte dei pensieri contro le pareti del cervello. e poi che sarà. di una parola caduta dal cuore. e persa nel fango.
2.06.05
in corpo un tremore. simile alla volontà. di cose dai contorni colorati. d’infinite allusioni di sguardi. in testa un timore. simile alla realtà. di buio lento a diffondersi. di un ovvio lasciare che sia. la notte altrove. e di fianco a me. ho la gola arsa dal volere. e un distillato qualsiasi pronto a un passo. non c’è d’aspettarsi altro. dal nulla che appare. da questo momento esatto. da una stanza chiusa dentro. libera me, madonna dei pezzenti. che indossi brillanti aureole. di fiori luminosi e soffi di vento. e slanci le mani in aria. benedici quel che vedi e senti. e lasciami in pace finire. quel che ho da fare. quel che sono per andare. e un dettaglio confuso. mi rappresenta più del sole. che si è illuminato d’improvviso. per bruciarmi le palpebre. per seccarmi le pupille. impreco il tempo che ho. quello avuto e tatuato tra le labbra e un bacio. d’altri tempi, s’intende.


