24.07.05
come posso. lasciar scivolare la notte sulle scarpe. vederla scendere dagli occhi. e disfarmene per sempre. fino alla prossima. fino alla voglia che nasce dal buio. mi bagno le mani e le tempie. coi sensi all’erta. risvegliati dalla luna. persa in altre notti. in altro tempo fa. come posso andare via da questo istante. da qualsiasi momento gli assomigli. e rendere grazie. con candele accese. e bicchieri vuoti messi in fila dalla memoria. come posso. aprire le mani e leggere il fuoco. succhiare una sigaretta che si consuma. per vederla andare in fumo. per essere piu`leggero. per navigare nel nulla. per leccarle le labbra e lasciarla andare via. da dove e`venuta. come posso. restare qui. appoggiato alla schiena. all’immobilità che mi ruota dentro. a guardare un cielo appoggiato all’altro. senza dire. e solo respirare.
19.07.05
ci sarebbe da guardare. come si sfuma la notte e il buio assume differenze. pietre di riflesso spaccano ogni istante. resto al margine. per ascoltare solo. per legare il poi all’allora. c’e’ alcool sufficiente per dimenticare. i ricordi inutili e le notti chiare. s’allenta il laccio che lega le nuvole alla pioggia. s’illumina il pensiero con un lampo. e un disastro m’appartiene. come un ritratto di smorfie allentate. dalla voglia. dall’immaginazione. ho la pazienza del camminare. del fumo che sale lento e invoca un’altra boccata. ho freddo al pensare. a chi appartengo. in un sogno che appare all’improvviso. lascio strade passare sotto alle scarpe. ho mani appoggiate alle pareti. che siano salvezza la notte. che mi tocca di cadere. la’ dove potrei morire. e restare. come fosse finito l’infinito. immaginato dal chissaquando. e per chi.
16.07.05
ci sono credo in progres. preghiere che dal mattino fanno notte. come gli angeli alla barra del bar. goffi dell’essere coi piedi per terra. e u’idea in piu’ di redenzione. come l’io dissacrato dall’alcool. sistemato in fila al resto. e mi guardo in faccia quando mi pare. che sono io la resurrezione del giorno. in cui non credo. ho spazi angusti in cui stringere le braccia. ho ricordi diluiti in un bicchiere. e un bacio non dato e lasciato li’. dove non posso arrivarci che in punta di piedi. lasciando al silenzio vincere la notte. amo l’andare sperso. da uno sguardo all’altro. che perdo l’anima cosi’. pezzo a pezzo. senz’animo per dire. nulla di piu’. che non sia un attimo appartenuto. al destino. e alla pioggia d’estate. mi guardo le mani. come fosse inevitabile. il sudore. tra le dita che reggono un bicchiere leggero. come l’aria pesante del caldo e di qualche ora in piu’. se ci penso davvero.
10.07.05
è un esercizio di stile. restare in silenzio, come virgole dopo troppe parole. soddisfare l’immobilità di visioni. accompagnarle col canto degli occhi. che si chiudono appena. al crepuscolo che m’aspetta. percorrere altri luoghi come fossero veri. e necessari. disegnati come quadri appesi. e poi che farmene, dovrei. del rumore e del calore. di un corpo teso e profumato. d’un momento dato. e formalità assolte. mi piove negli occhi. acqua bastarda che punge la pupilla. strizzo lo sguardo per vederci chiaro. anche al buio. anche con l’anima assolta da ogni peccato. morta e sepolta sotto alle mie macerie. voglio un’idea precisa. di cosa succede tra un istante. di dove muore un fulmine e nasce un fuoco. meglio andare a vedere cosa offre la notte. tra rigurgiti e conati alternati ai sorrisi. quelli un poco disperati.
3.07.05
si è portata via le parole. mi ha lasciato una notte sottovuoto. senza aria da respirare. e la immagino da lontano. leggersi la mano per sapere. di che colore è la vita. ho qualche disperazione disegnata in faccia. e un passo irresistibile. ogni volta che mi muovo. e lascio sparsi pezzi di me. che mi si possa ritrovare intero. un giorno. dalle notti più lunghe. calde come il rumore del mare che porto scritto addosso. c’è un frattempo da decorare. con fiori ai balconi e un bicchiere. di quello buono. per disegnare meglio il suo profilo. e cancellare le bestemmie. scritte sui muri dall’incoscienza. per ballare in tondo un’allegria popolare. tra le braccia di un sospiro. e afferrare la notte agli estremi. per ripiegarla con cura. lasciando le stelle cadere. e la luna a guardare. per fortuna esiste un cielo solo. che mi sputa in faccia le nuvole. per farmi ridere. ancora un po’.
2.07.05
le apparenze non mi ingannano. quando pisciano sulla realtà. quando s’assomigliano ovunque. un’apparenza è quello che mi resta. di una domanda trascinata dall’entusiasmo. da tocchi leggeri su tutta la pelle. da un seno appoggiato lì. come fosse per caso. il motivo di un incontro. mastico il buio in fretta. per ingoiare la notte. e quel sapore di lei. così freddo e che non so dire. la guardo sfiorarsi nell’ombra. e mi confondo di lei. di altre e un’altra ancora. ho quel sapore in bocca. che sa di quando respiravo il suo fiato da vicino. sbando vistosamente. intento come sono a cercare l’alba. un angolo orfano di sole. e le mie tracce. perdute una per volta. stanche d’aspettarmi. disegnate come un sogno da dimenticare. e legate al vento. come le parole che non ho da dire. e le mani strette attorno e altrove. da dove dovrei essere.


