31.08.05
strani giorni. girati sottosopra dall’invenzione del tempo. che mi lascia notti di ricordo. e bicchieri vuoti. immagino una vista sul di fronte. che sia consolante l’aspetto, un conforto inatteso. riempio i vuoti con la monnezza che mi trovo attorno. cerco le parti migliori di uno scarto. e rido forte se ci penso. a dove le ho nascosto il sorriso. cammino sottobraccio all’incoerenza che prende a schiaffi la vita. sottolineo le parole solo quando non ho sonno. e lascio che una nota confonda l’aria. lancio uno sguardo contro il buio. e lo sposto da qui. dove fa più male e spegne il respiro. ci sono zone d’ombra con ancora troppa luce. movimenti circolari di dita intrecciate. in attesa di un baratro che segni il confine. che sappia immaginare oltre l’orizzonte e quello che c’è. ho urla soffocate così dense da non sapere. se improvvisare o morire. guardando negli occhi l’effetto che fa.
28.08.05
frangenti infranti da luce improvvisa. diametri opposti s’allungano pari alle ombre. descrivono dall’interno cerchi alla testa. dolori disordinati dall’incoscienza. impossibile stare a guardare. occhi socchiusi e immaginati. labbra ricorrenti addossate alla pelle. e false parole descritte a fuoco. ossa spezzate come giocattoli abbandonati. e il solito desiderio. soffocato dalla calura. destinato a sopravvivere così com’è. alzo la voce di un palmo e l’afferro alla gola. poche carezze lasciano segni sul corpo. e hanno odore intenso. per non farsi dimenticare. per disegnare brividi dal contorno preciso. parole masticate male e differenti. dal significato e dall’intenzione. suggeriscono significati di rinascita immorale del pensiero. adagio mi muovo separando la notte dai suoi elementi. cerco d’essere qualcosa di più. simile a me stesso.
26.08.05
faccio le pulci ai cani che incontro. occhi tristi che aprono la notte in due. incarto i pensieri con le malinconie. e li guardo andare via. con l’andatura incerta di chi m’assomiglia. ho speranze riposte. in fondo al mare. come tesori di galeoni antichi. di cui non ricordo nemmeno il nome. aspiro a qualcosa in più di una boccata di fumo. un segnale dietro alle nuvole. un bicchiere appoggiato di fronte. a uno sguardo lasciato perdere nel vuoto. a un’intenzione sottile. di fottere il mondo senza guardarlo in faccia. do le spalle a ogni passo che faccio. per non pensarci più. per avere da fare. altra strada e altre cose. come guardarle tra le gambe per cercare una risposta. e non dirle di più. ho foderato di buio gli angoli degli occhi. che non sappiano vedere altro. solo per ascoltare meglio il silenzio. e sentirlo piangere.
23.08.05
è sottile. il gioco perverso che mi lega le mani. un sacrificio disumano che cancella lettere alle parole. suoni alla voce. occhi agli sguardi. come un senso all’erta. come cercarlo in mezzo al tutto. come trovarlo senza spiegarlo. come respirare senza volere. e lasciare libera l’aria. d’ossigenarmi il sangue. che perdo ogni sera. quando m’affaccio alla notte in cerca del paradiso. m’incido la pelle. con lame di rasoio poco affilate. solo per vedere l’effetto che fa. per sentire il calore d’un attimo. e rallentare il ritmo di un battito. per ascoltare i silenzi tra i colpi del cuore. che ho bisogno d’immaginare. se la realtà non coincide. se il buio non è abbastanza. e ho spento per sempre il sole. ho la pazienza di stare a guardare. un fiore che sboccia. una foglia che muore. la notte che avanza e lascio lì per il giorno dopo. che apro gli occhi ancora.
22.08.05
ospito deliri frequenti. mi costringo ad ascoltare. il battito che m’affligge. il narrare scorci di memoria muta. indosso l’indifferenza all’occasione. senza perdere di vista uno sguardo. taglio in due l’orizzonte per capire. dove finisce il cielo. e inizia una fotografia. lascio che la pioggia cada. che mi scorra addosso come tutte le parole. che non ho ascoltato. che non ho detto mai. li ho chiusi in scatole di cartone. i temporali che ho attraversato. ci rovisto con le mani. quando accuso la nostalgia. d’essere parte del vero. di stringermi al collo per non farmi respirare. e lascio che sia. che sia stato anche quel che forse sarà. ci sono cose da non dire. altre da tacere. e troppe da urlare. in compagnia del vento. che mi sposti da qui. e mi faccia tornare col tempo. per vedere cosa è cambiato. e ripartire su una nuvola. dal vapore denso. come il fumo. che mi sbotta dai polmoni.
19.08.05
ansie. e ricoveri di piccole fantasie. affannate. spazi stretti in cui costringersi. a essere. altri e chiunque. persi in mezzo a un sogno. a girare la testa in tondo. tra le nuvole che disegnano il cielo d’un altro colore. in attesa di piogge e rovesci d’acqua. vapori immensi a spasso nel nulla che assottiglia l’aria. sudore e sangue d’umana memoria. attese disattese a forza d’aspettare. e un cane bastardo. dall’anima in giù. ad annusare il risvolto dei pantaloni. che porta a spasso una coda irriverente. e due occhi di supplica all’ora di cena. Mi conto le voglie. alla ricerca d’entusiasmo e qualche menzogna. inseguo le tracce di chi cammina leggero. per restare fermo a guardare il cielo. giusto quando mi pare che sia giunto il momento. di leccare una lacrima che scende. sul volto improvviso. che ha creduto in un dio dallo sguardo assente. e lo aspetta ancora.
17.08.05
c’è un muro al quale stare appoggiati per sempre. a rodersi il fegato. a spaccare in quattro le note d’una canzone. a improvvisare un ritmo su un taconeo lejano. e poi alzare il gomito. per fermare un sorriso accennato. per masticare il ghiaccio. e succhiare quel che rimane d’una sbronza. abortita nell’intenzione. di essere e di avere. a volte per sempre. a volte mai. manca la forza. d’improvvisare un movimento. che porti a un dove camminando sui fianchi. ma chissà da dove vengono queste parole. scomposte e disordinate. come tutte le cose che accadono senza farsi accorgere. ci sarà anche un dio. a leggere quello che scrivo. per giudicarmi un giorno e lasciarmi perdere poi. finalmente. ci saranno madonne. a spettinarsi sotto l’aureola la sera che tornano a casa. ci sono posti in cui stare fermi è uguale. e io ci sto. qui.
14.08.05
ho appoggiato un bacio alle labbra. l’ho lasciato lì il tempo di un temporale. ho attraversato a piedi la notte. ho spinto il vento con le mani. e inventato un pensiero dal nulla. ora ho gli occhi colorati. dalle luci disegnate nel buio. dallo sguardo aperto verso l’oltre. apro a fatica la bocca. per descrivere un immenso. e cammino ancora. a caccia di un incontro. che si faccia ricordare. per l’odore che ha. per il sapore che lascia sulla punta della lingua. mi sono strappato di dosso le parole. per non farmi riconoscere. per non fare rumore. ho lasciato qualche ricordo. all’inizio della notte. per confonderlo alla luce dei fatti. e fare spazio nell’anima. cerco il tempo da trovare. per essere ombra lunga. sui desideri inespressi. e un disegno lieve. tra le dita di un tramonto che si spende contro l’oscurità. e l’indice posato sulle labbra. per toccare un sorriso. lì davanti.
4.08.05
l’anima m’assale. con l’angoscia improvvisa di un’assenza. giochi della notte e del buio che l’attraversa. ho soffi d’aria tra i pensieri. e gli occhi pieni di sguardi. fuori posto per un attimo, fuori di me per sempre. m’accorgo di quando e di quanto. conto grani di sabbia che scorrono come il tempo. d’esserci ancora. per sorrisi e beatitudini. per un cristo in divenire. a redimere ciò che resta di un’enfasi e del tutto. che mi strappa le lacrime. e affila i denti. ho dimenticato la memoria e rilassato i muscoli. sono rimaste poche parole. da appendere al muro per chiunque ne abbia la voglia. e ne abbia abbastanza. agito le mani e corro in strada. a inseguire un desiderio. a cercare un indice puntato al cuore. a fumare una sigaretta. a soffiare il fumo nel vento. a chiudere gli occhi. per trovare un buio che sia. mio e poi mio. senza ombre. di dubbio.


