29.09.05
può essere che maledica l’ordine impuro delle cose. mi restano gli avanzi. e le notti, che restano. mi sta divorando l’anima. glielo vedo dagli angoli della bocca da cui spuntano parti di me. glielo leggo in faccia il momento. di quando mi morde da dentro. e se ne va così. e non ho più saliva. per sputare addosso al mondo che passa di qua. è un ballo macabro. tra fiori e candele accese. e una scorta di bicchieri vuoti e rimessi in fila. una nenia circolare m’attorciglia all’estasi. di nessun presente e un magari da passare via. eppure li ho visti. i sorrisi e gli occhi così aperti da far male. eppure li ho visti le albe e i tramonti da raccontare piano. e il buio intorno nei giorni spenti. eppure l’ho sentito. quell’odore inconfondibile di presenza. e mi sono detto. e mi sono visto. e mi sono perso ogni strada. e le ho passate così. le notti.
26.09.05
che puttana. la notte, che ammicca alle spalle del buio. m’incastra sempre tra i denti di un sorriso. mescola alcol e nostalgie. ricordi ricordati male che fanno male. e troppa inutilità. sguazzarci dentro è la fuga migliore. compiacerla è la strategia vincente. ma manca sempre qualcosa. una stella già caduta. la luna che sta dall’altra parte del cielo. un labbro spaccato a morsi. sesso barato e un’altra bottiglia. da disegnare con tutto il cuore che ho. da carezzare fino ad asciugarla di lacrime e pentimenti. è la direzione che non so. quale strada potrei perdere. e che gusto avrei sulla punta della lingua. in una notte qualsiasi. intanto graffio le pareti con le unghie. strappo lettere alle parole. e scivolo in basso. a guardarmi le scarpe da vicino. a immaginare il contrario del cielo. e poi chissà. cosa resta da fare per essere vivi. davvero.
24.09.05
c’è qualcosa nell’aria. che mi fa respirare male. mi sopporta a stento. e lascia che sia. ci sono io, a percorrere la notte. su e giù, appeso al buio. come il nulla e l’eterno e fra di loro. con qualche attimo di sperato. e qualche altro fottuto dal tempo. chissà davvero se m’incontro. riflesso nei vetri e dalle luci. con quell’andazzo decadente che contraddistingue il pensiero morto. c’era e ora no. o forse sì. è così e non lo so. e io sono fatto diverso da come sono. m’assale ancora, il respiro. come necessità. urgenza di toccare con mano. le labbra e i capelli. e quell’umido che cola dagli occhi. meglio spostarsi da qui. ci sono altre cose da vedere. per poter tenere chiusi gli occhi. e immaginare. meglio di come sia. di un passato declinato male. e ancora altre necessità. perdute. negli angoli d’ogni notte. in cui ci siamo cresciuti dentro.
18.09.05
può essere che sì. che non sia mai esistita questa notte. e le altre. se ci penso davvero. se non sono qui. ma altrove. a masticare nostalgie lievi. a dipingerle sul volto un quadro di gauguin. a spremermi gli occhi per vederci chiaro. c’è un segno in ogni delirio. di quello che vorrei dire. c’è un sogno in ogni bicchiere. di quello che vorrei essere. ma è dopo la pioggia che mi piace restare. nonostante l’umidità mi spezzi le ossa. nonostante i vermi segnino la strada. è un giro in tondo. attorno al fuoco di un sorriso. è un morso allo stomaco che mi strappa le viscere. è la parola che non vorrei mai dire. scivolo via piano dal presente. mi conto le dita e sono quelle le volte. che ho amato uno sguardo. che ho stretto una mano. chissà che notte è questa. se mai esiste. se mai il buio ha attimi di verità. se mai devo restarci dentro davvero. fino all’alba.
15.09.05
ho un giro di valzer nel cervello. danzo con le ombre che s’assomigliano. spacco la notte a metà. per dividere buoni e cattivi. realtà e allucinazione. un viaggio acido odorando il buio. mi faccio cadere le braccia. che non c’è niente da fare in mezzo al nulla. aspetto il vento. che se n’è andato da qui. con quella parte di me che non so. ci sono gambe lisce nascoste dalle gonne che vedo. e un campionario di sorrisi accesi. e strade che non vanno via. restano attaccate all’asfalto. a indicare una direzione che implica uno sguardo. conto lentamente i numeri che do. da quando le ho strappato lembi di pelle. che conservo ancora sotto sale. per sentire come bruciano. per lacerarle la carne con il tempo che passa. puttane irredente mi circondano schiudendo le labbra. ma ho un cristo accanto che le lascia fare. e predica ancora. invece di morire.
14.09.05
scompongo i gesti in carezze. l’alcol in adrenalina. e i pensieri in conati improvvisi. la notte mi è caduta addosso. mi ha strappato la luce dagli occhi. lasciandomi cieco a improvvisare un passo dopo l’altro. ci sono mostri che vomitano il buio. e io. che mi succhio il sangue dalle vene per rimetterlo in circolo. che scavo le angosce nella terra già smossa. incrocio le mani per bestemmiare una preghiera. per tenermi stretto. per non farmi andare via. le lecco le labbra ancora. per il gusto e il sapore. le scopro le spalle per ritrovare. poi cerco le parole. che non le ho più davvero. orfano, di parole. morte ancora una notte d’estate che ha lasciato il buio a immaginarmi. ho bisogno di un luogo che assomigli a un momento. di un’intenzione. di un sacrilegio. di un dolore che sia più vivo d’ogni speranza. inutile.
13.09.05
socchiudo gli occhi. per catturare la luce e un respiro. che non sia affannato. e abbia un buon sapore. di calma trascendente. d’ansia soppressa. da ciò che vedo e sento tra le dita. come un giro turistico tra i sensi. e un soffio di vita andato via. disperso nello spazio che mi gira attorno. il calore sulla pelle è un ricordo. strappato alla memoria. imbevuta d’alcol e buone intenzioni. batto forte i piedi a terra. per convincermi di girare come il mondo. per lasciare le nubi al cielo e me stesso al nulla. derive plastiche di azioni immobili. senza percorso possibile. per uscire dall’inconscio e farsi realtà. passibili di ricordo. disegnato da immagini sfocate. in una notte da terminare prima dell’alba. che sarà mai il desiderio di vedersi apparire. seduto su una stella e pronto a cadere. che sarà mai. una definizione di sé. incastrata in questo presente. quasi per sempre.
11.09.05
c’è una logica inafferrabile nel respirare. qualcosa d’indefinito che attrae. qualcosa che m’impedisce di smettere. di prendere aria e consumarla così. cose che mi mantengono in vita nonostante. appeso ai fili della luce anche di notte. un sussurro nel buio. dolori accumulati dall’indolenza che sproloquiano in coro. gambe nude anche solo immaginate. o avvolte attorno all’anima una notte qualsiasi. un tentativo d’afferrare l’esistenza con l’esistente. un calcio alla poesia di un sorriso. un oblio tentatore riuscito bene. dalle tasche e dall’improvviso. eppure. eppure è stato per sempre. per non lasciare accumulare stelle cadute. che mi sono distratto così. distrutto da me. che lo ero sì e no. così romantico da bruciare in un rogo di pensieri esausti. m’accascio tra la pioggia e il buio. in cerca di un respiro e in attesa di un motivo. da riconoscere al tatto.
8.09.05
donne puttane così come sono. come un sole in acido. come una notte che fatica a esserlo. buia e puttana. ci sono sassi che non si sono mai mossi da dove sono. e dolori che hanno attraversato il mare. non ho altro da fare che aspettare. che escano i vermi dalla terra. e mi striscino sulle mani. che mi rinfreschino l’alito con la bava fresca di un pezzo di mondo appena masticato. e distruggano lo schifo che provo. per un’angoscia nata male. per la pelle ancora arrossata dalle unghie. è un canto triste che si diffonde. oltre da sé. dove l’avevo immaginato. e nascosto. provo a dire tutto quanto mi resta. ma il silenzio non è grande abbastanza. ho la sensazione che. solo dannandomi l’anima posso esistere in un perché. vomitare un giorno lasciato alle spalle. e bere dalle mani sangue e miele. per addolcire un ricordo.
6.09.05
come spostare da qui. sedimenti di storie raccontate male. illusioni compartite per pietà. dolori incoscienti della sofferenza. come lasciare che sia. tutto diverso da sé. e da un attimo esatto al centro dello sguardo. colleziono notti da appendere alle pareti. silenzi sincopati e compiaciuti. disegni di fumo da incorniciare. e gesti come rimpianti. riguardo il già visto. per scoprire dettagli. come il colore della pelle sudata che ho addosso. come il suo profumo e l’assenza. come lo sporco che s’infila tra i pensieri. è ruggine nei meccanismi. che mi fanno ascoltare la vita. che non mi lasciano il tempo di capire. perdo le parole lungo la strada. e al buio non le ritrovo. come fosse il nulla da dire. e insofferenza la condizione essenziale. per tagliarmi le vene. senza che scorra sangue. senza che nessuno se ne accorga.
4.09.05
m’immagino d’essere vero. con una fuga nelle gambe. e la notte di fronte. percorro a caso un pensiero. appoggio a terra le mani per sentirne il calore. di terra umida come dopo la pioggia. di fili d’erba strappati all’estate. che il sangue batta sui polsi il ritmo del cuore. che animi il silenzio infilato nel buio. mi lascio definito nel tempo che passa. tra una sigaretta e l’altra. e uno spazio bianco tra le parole. passato che resiste negli occhi. da dove nascono i sorrisi che ho disegnato nell’aria. malinconie che s’affrontano. lontano da qui. su ossa spezzate in un risveglio. su suoni sconosciuti e volti immobili. là in fondo. seduti ad aspettare. chi non arriva. a tingere di sangue le pareti di un addio. gli stessi odori. descritti in un minuto. la stessa notte. persa in un viaggio. che non voleva andare da nessuna parte.


