31.10.05
ci sarà un forse legato a un quando. una notte senza buio e altri dintorni. un sapore di miele da spalmare nell’acqua. e giochi di conta solo così, per dire che ci siamo. mi vomito sulle scarpe quel poco di dignità disponibile. a essere altro. da me e da chiunque io sia. che tempo fa mi dicevo alle domande. ora so quel sono e che resto. niente di me soffre del nulla. e confido nelle ombre. che mi passano affianco e salutano sì. e io a rigirare un no tra le dita per legarmelo al collo. che non riconosco gli specchi che mi riflettono. mi spezzo in due per farmi metà. e già so che non è possibile l’inverosimile. e ci gioco piano con queste parole. con questa mia notte imperfetta. e un lascito taciturno di quel che sia. di un notturno inverosimile alla somiglianza. di un imperfetto lasciato a metà di proposito. e di nulla sto qui a essere e divenire. come il delirio che sono e basta.
25.10.05
quanti passi da fermare. lì dove sono. e cominciare piano a vedere l'orizzonte che ho davanti. come s'allontana. mentre sono io a camminare all'indietro. quante bocche da sfamare con un bacio. e palpebre da chiudere in fretta. non ho più nessuno. a farmi ombra quando non c'è il sole. denti stretti non animano un sorriso. trattengono le parole. e le voci. e la lingua. che batte lì dove il dente fa male. e sa di fumo e basta. strappo la notte a piccoli lembi. mi copro gli occhi con uno strato leggero di buio. e credo porche e puttane le felicità che trovo. voglio essere parte di un muro. accanto a una strada di poco traffico. con un delirio inciso al centro del petto. e quadrare il cerchio con un diametro di chissà. chissà chi sono. chissà dov'è. resto in ascolto. del rumore che faccio. dell'ansia che ho. di una canzone sola. e assente.
22.10.05
sono un errore compiuto dal caso. qualcosa di sbagliato che non lo sa. è l'opportuno che non pare realtà. come quella descritta da un dire. non ho risorse per sopravvivere alle notti. ho l'iride sensibile alla luce di qualche verità. a cui non credo. e resto a rimordermi le labbra. con tutte le similitudini di un rimpianto andato a male. cerco sguardi tra le luci piccole di una città. spenta da dietro il cuore. e vista da lontano. fumo sigarette amare per dare segni di vita dispersa. giro un angolo tra le mani. e poi più. ho richiuso messaggi in una bottiglia. per farle attraversare il mare. per farle raggiungere il sole. per togliermi le parole dalle tasche e cercare i silenzi che ho vissuto da vicino. so dov'è il nulla. e me lo infilo di traverso negli occhi. mi caccio le dita in gola e tento. di disperarmi le viscere fino a riconoscere qualche pezzo d'anima. che se ci fosse. sarei.
16.10.05
come batte un ritmo nell’assoluto del silenzio. mi concentro su un’ipotesi di me. o quel che sarà. sto qui un po’. immobile. con un secchio di vernice. per cambiare colore alle notti. da questa in là. respiro e sospiro con affanno. e un cubo di ghiaccio stretto nel pugno. mi raffredda il tatto fino a farmi male. là dove so. solo le gocce scivolano piano. e mi circondano d’irreale. ho le tasche bagnate. gli occhi in giro a cercare un filo di luce. da seguire da qui. un pensiero da fare e disfare. da rimpiangere se mi è possibile. da maledire un giorno in più. modeste alchimie alleviano il dolore. di fitte a sorpresa. come quando giro di scatto la testa. e non vedo più nessuno. l’ombra si è fatta notte. la notte paura e desiderio. e la voglia un naufragio. in un mare grosso come un bicchiere. e la gola arsa e rovinata. dalle urla messe in fila. non smette di tacere.
13.10.05
ho troppi vermi a rivoltarmi lo stomaco. cose da non pensare più. oggetti che mi sono caduti dalle mani. chissà come e chi ero. e non sono nulla di nuovo, ora. con la notte che c’è in giro e la mia anima distratta. lascio che le gambe vaghino. a cercare un segno legato a un sogno. per scioglierlo nell’acido e berlo d’un fiato. sperando nell’incoscienza una volta di più. le carezzerei il volto per diluire un’emozione. e non mi fermerei a scegliere le parole. mi lascerei andare avanti. spinto dal vento leggero. e conterei le nuvole per ingannare l’attesa d’infinito. ho ancora parecchio sangue in circolo. segnato dai momenti passati ad aspettare. che il cielo cada da lassù. cosa mi resta da fare che non sia veglia. sigarette bruciate fino alle dita. e un pensiero consumato a forza di toccarlo. è certo che lo voglio davvero. con tutto il fiato che posso. e l’anima che mi resta.
12.10.05
quanto vola alto un pensiero. per poi cadere meglio. dentro a un bicchiere pieno di nostalgie. quanta morte ho respirato. per poter restare solo senza paura del buio. liscio il fumo con la lingua. poi lo libero nell’aria. mi svuota i polmoni di qualche angoscia. di qualche dettaglio sedimentato nelle viscere. è la solita puttana, questa notte. come tutte le altre. descritte in un cerchio e in un numero. che mi hanno lasciato al mattino. con la pelle strappata e il sangue che mi colava dagli occhi. come una santa immagine. come un santo prima di esserlo. come uno sputo perso nella saliva. ci gioco, con le ferite aperte. che m’immagino di soffrire e ridere ancora. del giorno in cui mi ha morso dentro. e lasciato a morire piano. lei e una pelle sfiorata. in una combinazione d’occhi. svuotati dalle lacrime. lucidi della pioggia.
11.10.05
occhi di marmo. e voglie mal disposte. a contatto col vivere d’aria e respiro. ho l’anima d’annata, ridotta ad altro. giochi di labbra agitano anche il cuore. faccio quattro passi nella notte. andata, e ritorno compreso. che non importa più. a nessuno e a me, di quella parte d’infinito. da tagliare a metà. da respirare in sincrono. e sto fermo. a intuire il buio che fa. a immaginare come sale la marea, in una notte di luna. e tocco il cielo che sta lì fermo. e lo soffio via per spostare anche una nuvola. e sono stanco, lo so. stanco di saperlo e d’imparentarmi col vento. che fa un pensiero quando passa veloce. che mi scivola sulla pelle quando ce l’ho addosso. e non importa più. a nessuno e a me di quella parte d’infinito. che mi resta nelle mani. spezzata insieme alle parole. ho fame davvero. d’un intuizione geniale che mi lasci lontano da qui. con il gusto di un altrove.
5.10.05
rumori di teste che sbattono contro i muri. non c’è niente che sia. come non essere. non esserci. e lasciarmi in pace. a morire d’intenti. attorcigliato a un pensiero downtempo. alle metriche giuste per respirare. a quell’inconscio che la insegue ovunque vado. agli occhi che perdo in giro nel tempo ogni volta che. resto fisso davanti al nulla, al troppo, al mai. un perdono sarei se ci fossero colpe ancora. da espiare da un vetro segnato di pioggia. con la luce diffusa a illuminare un volto a metà. che chissà dov’è rimasto. e dove se ne è andato. ho una preghiera in mente, ricordata a metà. e non ho più tempo. e nessuna voglia. di pisciare attorno a un lampione. solo per ricordarmi la strada. per segnare il mio passaggio oltre. attraverso il delirio e il desiderio. d’incrociare le dita e uno sguardo. ma non so dove andare. a cercare un sorriso e un alito di vento.
3.10.05
per dimenticare i ricordi lascio che sia. la notte di sempre. e preparo un nodo scorsoio per le parole che fanno male. per l’attrito che fanno trascinate da una voce. sino a liquefarsi là in fondo. mischiate al buio che rallenta i battiti. ho la lingua spessa di chi non si ricorda perché ha bevuto. e tanto meno cosa. ho le mani fredde da appoggiare al fuoco. e bicchieri trasparenti. gli occhi girati al contrario per guardarmi dentro. per evitare il mondo e le facce che si porta in giro. numeri da giocare per una vincita impossibile. giacciono come sorrisi caduti dalle labbra. aspettano il turno e l’attesa. si perdono cifre per strada. senza che li si possa perdonare. come il tremito che m’accompagna il movimento. come chi non può stare senza. e si trova a leccare gocce di pioggia. che gli scendono dalla faccia lungo il corpo. e non può. e non sa.


