31.01.06
chiudo le lune passate fuori dalla memoria. le notti le ho. da sopportare. col buio infranto da stelle irriverenti e puttane. non mi entrano negli occhi i desideri inespressi. mi lasciano diviso a metà. rotto dall'improvviso. e cosparso di tenui nostalgie e qualche bestemmia. ho disegnato i sogni, ma li ho colorati male. ora non mi vedo dove sono. e inciampo nelle mie voglie. di distrarre il ricordo e legarlo all'avvento. di lei che rinasce al risveglio. e morde le labbra e soffia sulla pelle. e apro il cielo in due. per cercarci dentro un respiro. e due iridi a specchio. le dita affilate come le lame che mi sono passate addosso. per brividi lunghi e freddi. svaniti al mattino. col buio e lo sguardo chiuso. e la stessa malinconia. di un'idea insopportabile. di non esistere. di non essere un momento da ricordare. un'ansia da reprimere. e sputarci su.
28.01.06
ho peccato. ogni volta che le ho carezzato un pensiero. ha peccato. ogni volta che ha avuto me. negli occhi. nel tempo. e i sensi all'erta. vaganti tra le possibilità di essere altro. altri. e sofferenze. descritte dai sorrisi inutili e brevi. nella memoria di risate distratte e rumorose. di un perchè cercato tra le pieghe del buio. sull'orlo di qualsiasi notte ci passasse addosso. e ci passa ancora. e lo sappiamo in silenzio. accorti di sensibili anfratti. tra quello che accade e quello che vorremmo. gesti nervosi, impulsi da sopire e rimandare a poi. che forse non è così. basta. adesso che vorrei appendermi al cielo per vedere dove respira. non ho più il tempo di essere. che altro non posso fare. le sciolgo i capelli in un impeto. senza rubarle un sogno. e non è qui che siamo. e chi siamo. se c'è confusione al tatto. e il profumo è altro da lei. disperso.
24.01.06
bruciar di passioni. come sigarette di cui non restan che mozziconi. ecologie violate nell'intimità. pura e morta in un lampo d'occhi. intenzioni uccise dalla realtà. che si crede meglio. che si crede una. resta l'agonia. di un valzer lento. di un bolero e di due fiori recisi. poveri noi. in mezzo a questa notte di condanne. solennità e riti perpetui di noie mortali. eppure io. esisto in ogni notte. resisto a ogni bicchiere amaro. l'idea di due occhi girati di spalle. di un fare e disfare e assaggiare l'aria che fa. ho nascosto la pelle sotto la carne. per non provare più. brividi e calore. freddo e timore. adoro i lampioni incontrati per caso. buchi nel buio. nuvole di luce e ombre di conseguenza. che mi riconoscono appena. che mi lasciano d'un tratto. se m'allontano implorando. il silenzio e il nulla. l'assenza e la necessità di vivere un gioco. perverso.
23.01.06
gesti inconsueti. quelli che faccio nel tentativo di strapparle l'anima dalle mani. quelli che descrivono domande nello spazio vuoto che ho. attorno. come sale il fumo. da quella sigaretta dimenticata lì. che ora c'è la notte a guardarmi dalla finestra. e io nascondo le mani. mastico la saliva per un momento. che non voglio ricordare adesso. che ho chiuso la memoria in un angolo. e la prendo a calci. affinchè possa dimenticare i colori. resto a metà. indefinito nell'essenza e nell'assenza. senza sognare d'essere un sogno. e nemmeno dormire in qualche notte scelta a caso. ho gli occhi impazziti dal dolore. di stare aperti troppo a guardare in giro. e dentro alle cose. non ho nulla che sia un gioco. da fare con pazienza. non cerco le parole che ho da dire. trovo solo fiori appassiti all'idea. di essere gentili. o profumati almeno.
18.01.06
pace all'anima. alle sensazioni e ai previsti. m'accarezzo la coscienza per pulirla dalla polvere. e patisco le domande. che mi faccio e mi rispondo. affondo un dito nel bicchiere. a rovistare il ghiaccio. tanto per perdere il tempo e i sensi. m'illumini gli occhi. no. lo so. e faccio strade senza sapere dove. a cercare forse i perché. nelle orecchie accordi già morti. sparati in bocca prima della resurrezione. meglio rinascere senza parole. con il dolore inespresso e le inquietudini. passione per la notte e le sue gambe. e un sorriso pronto per essere acceso. siamo il temporale che non piove. fulmine senza tuono. e la stessa voglia che ci gira tra le mani. sono stanco. di me e del qui e ora. quella di spegnere dieci righe in un colpo. e non tornare mai a essere. sopra e sotto queste righe. lasciandomi andare da dove non posso tornare.
15.01.06
eccola. ancora lì a illuminarmi il culo da un buco nel cielo. luna puttana irrisolvibile. s’illumina per chiunque la guardi. e si tocca le stelle con una luce densa di vanità. mi lasciasse vivere l’agonia. d’ogni notte che attraverso sulle ginocchia. trascinandomi lo sguardo appresso. coi vuoti di memoria che ricordo. invece no. resta accesa e appesa a un filo. di nostalgia. d’orrore diffuso su ogni tentativo di pensiero. il gelo mi consola. ghiaccia le lacrime. mi disegna il fiato come fosse fumo. e mi prende a cazzotti lo stomaco. ho voglia d’impossibile. di correre controvento. e pisciare nel mare da uno scoglio. andrei ovunque. ora e adesso. ma non poi. che già so disperato. morto dal tempo. e mi gioco la coscienza che resta. che dei pentimenti ho fatto un falò. coi libri e le parole. i sogni e i desideri.
13.01.06
mi gira in testa un giro di basso. come fosse un giro di valzer o un giro in giro. il buio si confonde col niente. sfumano le parole rimaste sole. s'agitano gli occhi d'un inquieta visione. e ride l'aria, con il freddo che fa. so bene chi cercare. so di non trovare. e mi disperdo come l'umido che scende e bagna l'asfalto. conto a voce alta. per dare un senso al tempo. per distrarre l'attenzione. e seguire un'onda di follia. quell'onda che m'avvicina e m'allontana. dalla stessa riva. e deriva. di metafore stanche d'essere altro. una mano sfiora i lineamenti che ha. da ricordare. da descrivere con un battito di ciglia. mi rovisto tra l'anima e i bagagli. pronto per un viaggio che ho da fare. per andare lontano da me. che non mi resisto a respirare così poco. che non sopporto questa notte dal trucco pesante. con le gambe larghe e la pelle gelata. priva di quell'emozione là. che so ancora. com'è.
11.01.06
lune storte. notti imbastardite di luce e poca poesia. distrutta dal malessere. e dal nulla che siamo. e potremmo non essere. le disperazioni s'accompagnano all'andare. notturno e ramingo. del vagabondare senza metà. di me. lasciato in disparte senza parole. senza un cuore da spremere. in vaga compagnia d'un randagio essere cane. e voci nel cervello. che gridano forte e sussurrano piano. intermittendo l'angoscia. e questa sete che mi divora e un fuoco che non brucia mica. ma dov'è che sono andato a finire. se questo è l'inizio che sia morte e miracolo. immaginario e distruzione. vomito e sputo. a more a rate. e un rogo di scritte sui muri. che scompaia l'essenza e sopravviva la menzogna qualsiasi. a disturbare ogni frequenza d'ogni pensiero. e pensare che ero io. quella notte e allora. e pensare che non sono stato io. quella notte e allora.
9.01.06
le tentazioni hanno il colore del buio. o dell'acqua. e ci vedi attraverso. spegnere la notte o accendere la luce. è una domanda in progres. che rimanda le parole dove sono venute. che considera il gesto, più estetico, di guardarle l'anima che ha tra le gambe. ho un rotore d'immagini legato al collo. e una scritta sulla schiena. a cui mancano le vocali e la voce. sono pronto a partire. o a non restare più. incollato qui. le succhio i pensieri prima che abbiano un senso. che così non ce l'hanno più. tanto per ridere. che io sono altro da me e dall'apparire improvvisamente. a caso. mi metto in vendita al mercato del sentire e dissentire. e cos'ho da dire lo scoprirò poi. con il solito senno. scavo la fossa per i miei desideri. e lascio la merda puzzare di suo e d'inespresso. che posso riempire il bicchiere di altri occhi e bere d'un fiato. con l'alito pesante del giorno dopo.
3.01.06
come un cane per strada. affetto da logiche paranoidi. pago la mia affezione alla notte. come fosse dimenticanza in divenire. amore dissipato. lacrima cristallizzata. e un omaggio al dio delle possibilità e della morte indolore. quando appoggio la schiena alla parete tiro il fiato. respiro aldilà della consapevolezza. e vado in culo al mondo. che non ho altri spazi da vivere. e ammiro il suo sonno da un angolo. con i pensieri appesi agli occhi. e le scoprirei le spalle. non fosse così freddo, non fosse così tardi. le leccherei il collo per sentirne il sapore. mi riempirei le narici del suo odore. e ascolterei il suo dormire senza pensare. ma resto fermo. per non esistere un po'. e non avere altro da fare. che picchiarmi le tempie per scacciarmi un'idea sbagliata di me. come un cane per strada. mi perdo se non c'è la luna. a disegnare un'ombra. che m'assomigli.
2.01.06
notti. senza nessuna religione. prive di coscienza e ritegno. come le peggiori puttane. all'ombra delle apparenze. anime perse e ritrovate. giocate ai dadi e svendute. a un offerente qualsiasi. e le verità. negate all'evidenza. della pioggia. e della pelle. degli spasmi. e degli occhi. che tremano tra gli sguardi. di luci basse e lune spente. graffi sulle pareti. scrivono racconti senza fine. istanti da strappare via. dal tempo e dalle nostalgie. e giocare con l'inutile. d'una passione appassita. con l'anima stesa ad asciugare. le lacrime dei ritorni. tra la necessità di pentimento e redenzione. di storie morte. e parole prive di consonanti e significato. ho trattenuto i gesti. e le emozioni le ho perdute. ma ho i sensi all'erta. per ascoltare altro dolore. e andarmene. lungo i miei passi. fino a dove posso. e fino a quando. voglio. ancora ardere.


