28.06.06
c'è la notte che trema di luci. piccole e distanti. come stelle cadute in basso. come rancori da sopportare. come logore manifestazioni di vita. altrove. confusa con il rumore del tutto che c'è qua. penso e ripenso. sbatto i pensieri contro la parete che ho di fronte. e il dolore che ho di fianco. poco importa. se non mi importa come. suscitare un immenso da un istante. un sorriso da una parola. una pausa tra gli sguardi. inseguo un delirio che abbia cognizione. di sé e dell'effetto che fa. essere svegli e inerti. con un buco in fronte. e mani disperate. ricordi a malapena. e lei. di spalle. lisce e bianche. immobile da dove ci siamo lasciati. senza spostare l'aria da lì. e un collo sottile come l'indifferenza. chiudo gli occhi e ascolto forte. ciò che mi esiste attorno. come fosse niente. quello che ho lasciato ad aspettarmi. ancora.
23.06.06
notti da spartire con la luna. con gli occhi graffiati da poca luce. a inventare ombre confuse dal fumo. che resiste intorno alle labbra. soffi come respiri necessari. a sopravvivere. a inventare un nuovo attimo. una reale sensazione. da toccare con le dita. da sfiorare con un pensiero. martellarsi le tempie con il solito ronzio. rumori di fondo senza appartenenze. distrazioni facili dalle intenzioni. come farei. fossi vivo. a respirare ancora. come farei. fossi stato. meno incosciente. e più drammatico. nulla da bere. e le mani a rovistarmi nell'anima. che forse è ancora mia. che forse no. c'è un improvviso che non so affrontare. una disillusione da riportare a casa la sera. un'angoscia da coccolare in solitudine. troppo da fare, insomma. per fingere d'esserci. chiuso nell'angolo di questa notte. ancora da capire qual è.
18.06.06
ho lampi al cuore. come battiti sincopati di una cassa. ancora da decifrare. come il sorriso che ho trovato. fermo, in attesa tra una domanda e la risposta. ho riempito la notte di stupore. ho maledetto il solito pensiero. e passato il buio al setaccio. per capire dove si nasconde la luce. e il silenzio che suona l'assurda melodia. dell'essere altrove. e chissà chi altro. da me. ho pareti languide, incise dalle notti che ho passato attraverso. e un legittimo vaffanculo appeso alle labbra. manca un'attenzione perfetta. da dedicare a un minuto soltanto. per toccare in faccia quel sorriso. per aprirlo con le mani. come fosse un fiore. che stenta soltanto a essere il colore che è. e il profumo che ha. è una notte che fa male. e ancora non so se uscirne vivo. con in tasca una maledizione.
13.06.06
seduto e immobile. coi pensieri fermi laddove. e un angelo davanti. all'ora di cena col buio disegnato all'improvviso. ho fatto domande al vento. ma se le è portate via. sono rimasto con le risposte. che mi sono dato. che non ho avuto. ho immaginazioni grandi dal profumo che hanno i papaveri. quelli in riga. fermi a guardare i treni che passano. indifferenti alle facce. disegnate lungo i finestrini. che corrono veloci tra una pianura e l'altra. debitori di sguardi. e di notti lasciate all'alba. ferme come stanno le illusioni. descritte da un dito lungo i contorni. di chi aspetta d'essere sé. e già lo è nell'attesa. ho lasciato sole le ombre. senza luce a fare compagnia. a un passo andato via. a un altro sentire. da non lasciare solo e stringere forte. la notte che scende col temporale. e uno sguardo che mi sembra. adesso. solo.


