20.02.07
le ho stracciato le vesti. s'è coperta la faccia con le mani. è andata via senza un movimento. nuda com'era. dai pensieri in giù. è porca la notte. che solleva la gonna orlata di buio. un gesto prepotente. preludio a tutte le fughe possibili e immaginate. e resta senza il fiato di dire e di fare. ho le viscere esposte al vento. che cala dal nord e mi sbatte in gola la polvere di un momento. passato di qua e non me ne sono accorto. di dov'ero anch'io. a uccidere la verità col silenzio. ubriaco di noia e malinconia. scuoto il solito bicchiere e aspiro allo stesso fumo. di un niente a caccia delle parole. di una sensazione a caccia dei gesti. di una puttana a caccia di calore. di un animale cacciato dal branco. ho vomitato me stesso. in un angolo di strada. ho rinnegato l'essere e l'avere. ho maledetto una parola sola. che non trovo più.
11.02.07
ho la notte nel cervello. anche quando m'illumino. alle luci d'artificio d'un qualunque posto. dove ci siano bocche che si aprono. gonne che scoprono. e mani strette attorno a un bicchiere. si limita al silenzio. del rancore che m'assomiglia, dell'assenza che precede il sorriso. mi batto la testa coi pensieri. che cucio insieme all'aria densa che ho da respirare. di puttane felici altrove. di giochi scoperti dalle cosce incrociate. numero i battiti che mi gonfiano i polsi. per prendere il tempo di essere una finzione. e ho fede soltanto nell'accaduto. traccio linee tra me e il resto. per avere un'idea di dove sono davvero. che mi sono perso ancora. ad altre latitudini. di parole spese male. di tutta un'altra cosa. e spacco la voce per balbettare sommesso. l'inutile e il disperato. e il sogno che vedo. ogni volta che resto sveglio a pensarci. e sputo l'anima sui vetri.
4.02.07
che resta. di un lento sanguinare. d'una morte appena lasciata dimenticare. dal sole che spacca la notte. dall'umido del mattino che scopre nudità impreviste. che resta. d'una stanza con vista sul buio. scomparsa all'improvviso. lacerata dalle sopravvivenze. guscio vuoto delle ansie vuotate in un bicchiere. restano le mani sugli occhi. per frenare la luce. e labbra serrate sui denti. a deglutire parole. e la solita sconfitta. dell'urlo che rimbalza tra le pareti. per ficcarsi tra le costole. e la volontà perfetta di essere altro e altrove. a godere delle speranze perdute. delle lingue incrociate. come spade che tagliano l'anima in due. e aprono altre ferite da leccare. quando i sensi sono spenti e l'alba squaglia le ombre. non resta che contare le dita e ricominciare. daccapo. ogni volta che finisco le mani che ho di fronte.


