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26.05.07

Ho ficcato una bottiglia nel culo della notte. Ho chiuso una falla di pioggia. Ho aperto porte di nostalgia. ho sciacquato la coscienza con la saliva. Ho sputato l’anima a ogni passo. Ogni passo mi ha ucciso un frammento. Ogni frammento ha illuminato la ferita che era. Il sangue che versava. La vita che nascondeva tra le gambe. Voglio un momento di pace. Tra i santi in paradiso e i dannati ubriachi della terra. Vorrei seminare per sfiorare un germoglio. Odorare un fiore e sostenerne lo sguardo di colori. Quante volte ho arrotolato la fugace intenzione. Che non fuggiva. Ruggiva allo stomaco. Come animale inquieto a cui dare da vivere. E vita fu. Siffatta e disfatta. Di rose e profumi. Lingue attorno alle labbra. E poca pietà. Per l’assoluto. La morte e il suo doppio d’amore. C’è fango sulle palpebre. E fin troppa aria da respirare. C’è silenzio. E proprio nulla. da dire.

16:46 | commenti (1)

20.05.07

Devo smettere. D’essere notte. Buio e silenzio. Disperso. E senza la luce delle parole sussurrate. Come una sbronza senza malinconia. Un whisky senza ghiaccio.

02:26 | commenti

13.05.07

passano accanto. i rumori che popolano la notte. divaricano i silenzi. saltano agli occhi. per un tremore di palpebre. d’iride impaurito. un sobbalzo in pieno petto. tra le costole. come il fango. di cui siamo fatti. di bibbie e teologie. di storie e leggende. di un paradiso che è sempre altrove. eppure. lei c’è già. in qualche parte di sé. in uno spazio nudo e affranto. a masticare l’anima. a sputare i desideri. a contare le gocce che ha. una pioggia. una lacrima. un’onda improvvisa. io resto. tra la risacca e il mare. a calpestare la sabbie di conchiglie rotte. come il suono del mare. come il pianto d’una sirena. spiegata in corsa sull’asfalto. destinazione disperazione. sto seduto lì. in questo strano lembo. né terra né acqua. l’andirivieni delle tentazioni. d’abbraccio e di parole. di fumo e malinconie. di un riff violento che mi giri nello stomaco. che io possa vomitare. infine. davvero. l’anima mia.

16:42 | commenti

7.05.07

troppi martiri sono morti dell’inutilità del vivere. troppe fotografie scattate fuori fuoco, con dentro il candore. troppe le nuvole di fiato affidate al vento. troppi vetri appannati che riflettono gli occhi. troppi cubetti di ghiaccio nel bicchiere. troppo gelo nel suo abbraccio. troppo nuda la sua pelle. troppo bianche le sue spalle. viste da qui. da dove non immagina nemmeno. il freddo che ha. aldilà del vento e di quest’aria mossa dal silenzio. come se fosse notte. e non l’accanto. di tinte oscure in cui macerano i pensieri. lì dove c’è disperazione vorrei ridere. scaldare l’ombra che lascia e tracciarla con un dito. che troppo niente si è speso già. nel racconto e nel ricordo. lasciando l’anima aperta a gocciolare. sangue e saliva. come un bacio che morde le labbra. e le stringe forte per saggiarne il sapore. che ha.

14:01 | commenti